La mostra-omaggio dedicata a Samuel Beckett in occasione del centenario della nascita, tenutasi alla fine dello scorso anno a Villa Macrina, ha fatto sì che intellettuali, appassionati, curiosi, ma soprattutto giovani convergessero nello stesso luogo allo stesso tempo.
La presentazione della rassegna stampa, che ha raccolto articoli a partire dal 1953 fino ai giorni nostri, la mostra fotografica, le proiezioni video, le pieces teatrali e la produzione libraria di e su Beckett, ha visto l’intervento di numerosi esperti: il professor Francesco D’Episcopo, docente dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; Felice Piemontese, critico, poeta e giornalista; Susan Colon, Addetto Culturale dell’Ambasciata d’Irlanda, e, naturalmente, Antonio Borriello, studioso e interprete di Samuel Beckett, colui al quale va il merito dell’intera organizzazione ed ideazione dell’evento.
Attraverso le parole accorate degli studiosi è stato possibile predisporre mente, anima e corpo a quello che attendeva gli spettatori nelle segrete stanze della villa settecentesca.
Un viaggio attraverso la vita e le opere del Premio Nobel per la Letteratura 1969 non riservato ai soli addetti ai lavori. Un viaggio attraverso l’asciuttezza, l’essenzialità, una certa montaliana scabrosità, che permea l’immagine sia fisica che artistica dell’autore Irlandese vissuto a Parigi; attraverso il “meridione del nord” e il cuore dell’Europa, che si contaminano e stringono legami indissolubili; attraverso il calcolo “Euclideo” che l’autore di “Aspettando Godot” usa per costruire il dramma- in questo simile a Dante- e l’infinita vanità del tutto, persino della scena e dei dialoghi in teatro, che lo accomuna a Leopardi.
Introduzione appassionante, capace di caricare di aspettative i presenti, che di sicuro non sono rimasti delusi esplorando l’itinerario Beckettiano. Lo sguardo indugia sugli oggetti di scena di drammi immortali, come la sedia a rotelle di “Finale di partita”, la mente ricorda leggendo pagine di quotidiani internazionali, che titolano “La vita è nulla” in occasione della morte di Samuel Beckett, e affiancano “le rughe dell’infinito che riscattano il nulla” del suo viso agli occhi spalancati del tiranno Ceausescu, giustiziato nello stesso dicembre del 1989.
Un’iniziativa dall’alta portata culturale che ha riscattato la nostra città e l’ha fatta uscire dai vicoli oscuri nei quali sembra essersi persa, che forse in tanto rumore insegnerà a qualcuno a godere del silenzio.
Tratto da Capitoloprimo.it
















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Scritto da Redazione
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