Il giorno del 5 maggio è una data storica qui in Irlanda del Nord, soprattutto per i nazionalisti cattolici: infatti, nel 1981, fu proprio in tal giorno che Robert ‘Bobby’ Sands si lasciò morire nel carcere di Long Kesh dopo 66 giorni di sciopero della fame, intrapreso per ottenere il riconoscimento dello status di prigioniero politico dall’intransigente governo conservatore targato Maggie Thatcher. Ben ventiquattro anni dopo, sempre nello stesso giorno, i cittadini nordirlandesi sono stati chiamati alle urne per eleggere i 18 candidati che dovranno rappresentare a Westminster la popolazione delle sei contee.
Tali elezioni vanno giustamente definite come le ‘leadership elections’, ossia le elezioni della leadership, nel senso che i partiti vincitori avranno il grave e difficile compito di dirigere e far uscire il peace-process da quella fase di stallo che ormai si protrae dal novembre 2003, data delle precedenti elezioni.
Il decreto delle urne non si è rivelato comunque diverso da quello di due anni fa: i due partiti più estremisti e meno inclini al dialogo hanno vinto ancora: il Democratic Unionist Party (DUP), partito ultraconservatore protestante, è risultato primo partito del paese con 9 seggi; il Sinn Fèin (SF), partito nazionalista repubblicano e braccio politico dell’IRA, secondo partito con 5 seggi.
Le urne hanno premiato il grosso impegno di entrambi i partiti durante la campagna elettorale; facili le conferme dei due leader indiscussi nelle rispettive circoscrizioni: il Reverendo Ian Paisley, ormai settantanovenne, è stato rieletto in North Antrim con oltre 26.000 voti; e lo stesso è avvenuto per il Presidente del Sinn Fèin, Gerry Adams, che ha riottenuto il seggio di West Belfast con una percentuale di oltre il 70% dei voti totali.
Paisley ha salutato la sua rielezione e quella degli altri membri di spicco del partito, i vari Dodds, Robinson e Donaldson, intonando un vecchio inno unionista ed avvertendo Tony Blair, rieletto Premiere per la terza legislatura consecutiva, che il DUP non sarà mai incline ad alcun compromesso e non intavolerà alcun dialogo con il SF finchè l’IRA non avrà effettuato il totale disarmo del proprio arsenale e non sarà disciolta.
Per il Sinn Fèin e la sua classe dirigente queste elezioni erano un banco di prova importante, per testare se le varie vicende accadute negli ultimi mesi, vedi il file McCartney e le relative accuse della famiglia, e la rapina alla sede centrale della Northern Bank di Belfast, di cui è stata accusata l’IRA, ne avessero in qualche modo scalfito la popolarità.
Adams, che lo scorso 6 aprile, in uno storico comunicato, ha chiesto ufficialmente all’IRA di abbandonare la violenza definitivamente, di cessare ogni attività militare e di percorrere la strada della lotta solamente con strumenti democratici, si è dichiarato pienamente soddisfatto:
‘La risposta degli elettori è stata soddisfacente; questo sta a significare che tutte le accuse mosse al Sinn Fèin negli scorsi mesi si sono rivelate senza alcun fondamento.’
Risultato più eclatante, anche se in qualche modo prevedibile, è rappresentato dalla sconfitta di David Trimble, leader dell’Ulster Unionist Party (UUP). Trimble, tra l’altro già premio nobel per la pace ma soprattutto ex-Primo Ministro, è stato sconfitto nella circoscrizione di Upper Bann, quella che include la tristemente famosa cittadina di Portadown, teatro delle macabre sfilate orangiste del 12 luglio, da David Simpson, fedelissimo di Paisley, con uno scarto di oltre 3.500 voti.
Lo UUP ha conquistato un solo seggio, quello della costituency di North Down, con Sylvia Hermon, ma se si pensa che nel 1997 il partito di Trimble occupava 10 seggi su 18, si capisce come ormai questo sia decisamente allo sbando; logicamente la dirigenza del partito ha già ufficialmente richiesto le dimissioni del proprio leader per bocca del portavoce David McNarry.
Trimble, all’indomani dei risultati delle urne, ha così commentato la sconfitta:
‘Mi reputo comunque orgoglioso di tutto quanto il mio partito ha ottenuto in passato. Ora bisogna prendere atto della sconfitta ed ammettere che il DUP ha riscosso una considerevole vittoria, però voglio anche aggiungere che con il successo arriva anche la responsabilità, qiundi il DUP deve provare di essere all’altezza di saper gestire la leadership dell’Unionismo.’
Infine, il Partito Social-Democartico (SDLP), formazione cattolica moderata ormai orfana del decano John Hume, ha ottenuto 3 seggi, tra i quali spicca l’importante successo del leader Mark Durkan, già consigliere comunale di Derry, nella circoscrizione del Foyle. Tale vittoria è significativa perché ottenuta ai danni di Mitchel McLaughlin, uno dei dirigenti del SF: lo scarto è stato superiore ai 6.000 voti.
È però da dire che l’SDLP rimane lo stesso un partito dalla forte crisi di identità, infatti ha perso ulteriori voti rispetto alle passate elezioni, ed inoltre la giovane età media della classe dirigente difficilmente sarà in grado di opporsi in termini di contenuti agli esperti esponenti del SF e di riportare così il partito ai tempi in cui era leader indiscusso dell’elettorato cattolico.
Ora si attendono degli incontri ufficiali entro due settimane, ma le premesse sono le stesse di due anni fa: molta demogogia e riferimenti al passato, e pochi contenuti politici in senso stretto.
Non vorrei che le elezioni qui nelle sei contee siano diventate una barzelletta da ripetere ogni due anni, giusto per far credere alla popolazione, soprattutto alla working class, ancora in gran parte disoccupata, di avere un qualche peso sul proprio futuro e su quello dell’intero processo di pace.
















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Scritto da Gustavo Pregoni
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