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Il Risveglio dell’Allodola

Il Risveglio dell’Allodola


“Quante volte mentre il tempo scorre lento, mi soffermo a guardare gli uccelli e seguo il fruscio dell’allodola cercando di individuarla in quella massa blu che è il cielo sopra Maze, immobile sopra di me, che rappresenta la pienezza dell’esistenza. Ed io, desidero fortemente la libertà dell’allodola”.

Da allora, da queste poche righe scritte su un pezzo di carta igienica dall’officer commanding (OC) dell’IRA nel carcere di Long Kesh, questo piccolo volatile, la cui specie è diffusissima in Irlanda, è divenuto il simbolo della lotta dei detenuti repubblicani irlandesi per veder loro riconosciuto dallo stato britannico lo status di prigionieri politici.

Siamo nel 1981 e da quei giorni tristi ma così intensi la situazione in Irlanda del Nord è per molti versi migliorata e, comunque, sicuramente cambiata: lo hunger striking è stato sempre fortemente radicato in Irlanda e le campagne dello sciopero della fame del 1980 e del 1981 hanno avuto la funzione di vero e proprio spartiacque nella storia del movimento repubblicano irlandese.

Proprio per tale ragione, il 2006 è stato un anno importante per l’intera comunità nazionalista, un anno di celebrazioni: oltre al ricordo del novantesimo anniversario della rising della Pasqua 1916, il 5 maggio di venticinque anni fa, nell’ospedale del carcere di Long Kesh, a poche miglia da Belfast, moriva Bobby Sands.

Dopo sessantasei giorni di sciopero della fame l’allora OC dell’IRA nei blocchi H cessava la sua battaglia, all’età di soli 27 anni, trasformandosi da uomo in simbolo.

Tale esempio di dedizione totale ad una causa e l’avere utilizzato il proprio corpo quale arma di pressione politica hanno fatto si che la morte di Sands e degli altri hunger strikers polarizzassero l’attenzione non solo dell’intera società irlandese, ma di tutto il mondo. Al contrario di quanto era accaduto precedentemente per tutti gli altri decessi e fatti di sangue relativi ai troubles, la battaglia in corso nel carcere britannico venne internazionalizzata, resa pubblica e seguita quotidianamente dai media di mezzo mondo, nonostante l’ostracismo ed i vari divieti imposti da Maggie Thatcher e la guerra di disinformazione attuata dall’intero establishment di Sua Maestà.

Al tempo più di 500 prigionieri repubblicani erano detenuti in condizioni più che inumane, definite dal Cardinale Tomàs O’Fiaich, in visita nel carcere di Long Kesh nell’agosto del 1978, come l’esempio più somigliante alle migliaia di senzatetto che vivevano ammassati nelle fognature degli slums (ghetti, ndr) di Calcutta, in India.

“Il fetore e la sporcizia delle celle, con rimasugli di cibo avariato e di escrementi spalmati sulle pareti, era qualcosa di indescrivibile”, così sempre il Cardinale nella press conference tenuta successivamente alla sua uscita dalle mura di Maze.

Le autorità si erano sempre rifiutate di ammettere che questi prigionieri fossero di un’altra categoria rispetto agli ordinary decent criminals, i delinquenti comuni, nonostante tutto il resto, ossia la modalità dei loro arresti, dei loro interrogatori ed infine dei loro processi nelle Diplock Courts, corti senza giuria, abbia mostrato palesemente che lo fossero.

“Crime is crime is crime, it’s not political”: fondamentalmente il Governo britannico, supportato dal Dàil di Dublino, aveva al tempo intrapreso la politica della cosiddetta criminalisation dell’intero movimento repubblicano e della sua lotta d’indipendenza, pertanto il 1 marzo del 1976 entrò in vigore il decreto governativo che sancì la fine del riconoscimento di status di prigioniero politico.

Questo fu il punto di non ritorno in termini di contrasto con i prigionieri, il tutto fu inevitabile: il primo detenuto repubblicano condannato dopo il 1 marzo, Kieran Nugent, rifiutò di indossare l’uniforme carceraria. Il resto è ormai storia.

Il primo sciopero della fame ha coinvolto non solo i prigionieri dei blocchi H ma anche le donne detenute nel carcere femminile di Armagh: esso ebbe inizio nell’ottobre del 1980 e terminò proprio a ridosso del Natale. Al tempo c’erano le basi per un accordo e fu fatto uno sforzo enorme in termini di concessioni da parte dei prigionieri in protesta per giungere a tale accordo.

Però elementi e lobbies operanti all’interno del sistema britannico, definiti dai nazionalisti con disprezzo quali securocrats, videro la cessazione dello sciopero della fame come un segno di debolezza da parte dei prigionieri e, erroneamente, cercarono di sfruttare ciò per stroncare definitivamente la lotta di liberazione repubblicana, mostrando, in tal modo, come del resto avevano fatto costantemente nel corso dell’intero conflitto, di non essere in realtà affatto interessati ad alcun tipo di accordo: una resa totale ed incondizionata, ecco quello che volevano.

La seconda campagna di sciopero della fame iniziò il 1 marzo 1981. Bobby Sands, divenuto MP, morì, come già detto, esattamente 2 mesi dopo; lo seguirono Francis Hughes, dopo 59 giorni di digiuno; Patsy O’Hara, 61 giorni; Raymond McCreesh, 61 giorni; Joe McDonnell, 61 giorni; Martin Hurson, 46 gorni; Kevin Lynch, 71 giorni; Kieran Doherty, divenuto TD in Eire, dopo 73 giorni; Tom McElwee, 62 giorni e Michael Devine, 60 giorni.

Al termine dello sciopero della fame il governo Inglese si convinse ad accettare le richieste dei prigionieri, le ormai famose five demands.

I prigionieri avevano vinto. Ma a quale prezzo?

In ogni caso, la linea politica inglese e dei suoi securocrati aveva dimostrato ancora una volta scarsissima lungimiranza ed aveva pertanto fallito.

Questi scioperi della fame segnarono un turning point nella storia dell’isola di smeraldo, creando le condizioni per la incredibile ascesa elettorale del Sinn Fèin, passato da partito fuorilegge a primo partito nazionalista delle sei contee del nord, ed i primi germi dell’ attuale peace-process, del quale il Sinn Fèin è protagonista indiscusso.

Gerry Adams nel discorso tenuto nello stadio di Casement Park a West Belfast in occasione della parata commemorativa dello scorso agosto, che ha tra l’altro visto la partecipazione di oltre centomila persone, ha per l’ennesima volta riaffermato l’eredità degli hunger strikers e della loro sofferenza quale punto di svolta per tutte le componenti che formano il popolo irlandese, anche quella unionista e di colore arancione.

L’allodola si è decisamente risvegliata e dopo aver volato per tutti questi anni, è stata avvistata ultimamente nei grigi cieli di Scozia, proprio sopra l’area di Saint Andrew’s…

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