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Irlanda del Nord. Le reazioni al comunicato dell’IRA

Scritto da Gustavo Pregoni

Topics: Approfondimenti, Ira Disarmo, Irlanda Blog News


Mentre gli abitanti di Belfast e delle sei contee sono spettatori passivi e spaventati della faida fra le organizzazioni paramilitari lealiste dell’UVF e dell’LVF, faida che ha già causato la morte di tre persone, la storica decisione assunta dall’Army Council dell’IRA riguardante la cessazione della lotta armata ha destato le reazioni di tutti coloro coinvolti nello sviluppo del peace-process nordirlandese.

Il British Prime Minister, Tony Blair, ha definito tale scelta come un atto di magnitudine senza precedenti, sottolineando il fatto che il tempo in cui la pace debba sostituire la guerra è finalmente giunto e che in tal modo in Irlanda del Nord la politica prende il posto del terrore. Aggiunge, poi, che la fine della lotta armata dell’IRA getta le basi per rivitalizzare le istituzioni politiche delle sei contee (ancora governate dal Direct Rule di Westminster, nda) e favorire lo sviluppo dei dettami sanciti dal Good Friday Agreement del 1998.

Dagli uffici di Savastopol Street, quartier generale del Sinn Fèin a West Belfast, Gerry Adams, Presidente del partito, rappresenta la svolta epocale dell’IRA come la più grande opportunità che l’intero movimento nazionalista e repubblicano abbia mai avuto, ma anche come l’iniziativa più coraggiosa mai presa dal medesimo; inoltre prende atto della enorme responsabilità gravante adesso sul suo partito:
E’ tempo di rendere la libertà dell’Irlanda una realtà; chiedo a tutti gli Irlandesi nazionalisti e repubblicani, inclusi tutti coloro che hanno mostrato dedizione e sacrificio, come i Volontari dell’IRA, di dedicare tutte le loro energie, tutto il loro coraggio e tutto il loro indubitabile talento nella costruzione di una nuova Irlanda, finalmente libera.

Danny Morrison, Publicity Director del Sinn Fèin ed altra figura storica del movimento repubblicano, si mostra più cauto e si dice alquanto scettico su quanto saranno disposti al compromesso gli Unionisti: l’IRA ha compiuto il passo che doveva compiere, ma ora vi è il rischio oggettivo di non avere nulla in cambio, se gli Unionisti continueranno a rifiutare il dialogo.
Invece feroci critiche piovono sulla leadership dell’IRA e sul Sinn Fèin da parte di Ruari O Bradaigh, colui che precedette Adams alla presidenza del partito e che sempre tale partito, da dissidente, abbandonò per formare il Republican Sinn Fèin: egli ha definito la dichiarazione dell’IRA come un completo allontanamento e come un  tradimento di quei principi repubblicani che hanno ispirato il movimento per decenni, in favore di un progressivo assorbimento nel sistema Inglese.

Il Taoiseach Irlandese, Bertie Ahern, ed il Presidente degli Stati Uniti, George Bush, si sono entrambi dichiarati soddisfatti e concordi sul fatto che adesso l’IRA dovrà suggellare le parole del comunicato con dei fatti inequivocabili, per rendere ancor più manifesto l’impegno nel processo di pace.
Come sempre, va giù duro il leader del Democratic Unionist Party, Rev Ian Paisley:
Noi giudicheremo la buona fede dell’IRA nei prossimi mesi e, se occorrerà, nei prossimi anni, in base ai comportamenti ed alle attività che gli attuali membri dell’organizzazione metteranno in atto. Persino nel comunicato ufficiale non è stata espressamente dichiarata la cessazione di quelle attività che tanti milioni di sterline fanno entrare nelle casse dell’intera organizzazione; inoltre, non è stata fornita alcuna prova riguardo al fatto che tutte le armi siano state messe fuori uso.

Per tutti questi motivi, noi non glorifichiamo e non ci esaltiamo per tale atto compiuto dall’IRA: rimaniamo fermi sulle nostre posizioni e valuteremo adesso le risposte da parte del Governo Inglese e le conseguenze che queste avranno sul processo politico nordirlandese.
Alquanto sorprendenti le dichiarazioni rilasciate da David Irvine ad un cronista del Belfast Telegraph.
Irvine, leader del Progressive Unionist Party, partito considerato a ragione il vero e proprio braccio politico dell’UVF, nonostante sia stato negli ultimi tempi fortemente sotto pressione a causa delle sopra citate tensioni tra gruppi paramilitari protestanti rivali, ha detto che vi sono tre punti molto positivi nella assunzione di tale decisione da parte dell’IRA: in primis, che essa risulta molto chiara e non ambigua come le precedenti; secondo, che è stata spontanea e non successiva a concessioni o comunque ad iniziative del Governo e, ad ultimo, che sta a significare che la guerra è finita.

Notevole anche il commento di Papa Benedetto XVI, che dal Vaticano, ha salutato con gioia la fine dell’attività militare dell’IRA, rivolgendosi non solo a tutti i cattolici d’Irlanda, ma all’intera popolazione delle sei contee, e richiamando alla memoria lo storico discorso che Papa Giovanni Paolo II tenne a Drogheda, proprio al confine fra la Repubblica e l’Irlanda del Nord, nel 1979.
In generale il popolo delle sei contee ha accolto con gioia la notizia, ma non poteva andare diversamente: la voglia di pace è tanta, soprattutto in questo periodo, in cui le gangs protestanti stanno seminando il terrore nei quartieri a colpi di arma da fuoco e gli echi delle bombe di Londra sono arrivati anche a Belfast.

L’IRA ha fatto chiaramente capire di accettare il compromesso per arrivare ad una pace stabile e duratura, ma la prosecuzione del peace-process ora dipenderà dalle altre parti in causa: siamo sempre in Irlanda del Nord, perciò Paisley dovrà smettere di blaterare, la polizia dovrà fare in maniera limpida il proprio dovere ed i paramilitari lealisti dovranno mettere le pistole nelle fondine.
C’è ancora molta strada da fare…

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