George Best era nato il 22 maggio del 1946 a Belfast; da ragazzo giocava nel Cregagh Boys Club and Lisnasharragh Intermediate School. Durante un allenamento lo aveva notato Bob Bishop, osservatore del Manchester United: “Ho trovato un genio”, disse ai dirigenti dei ‘Red Devils’ dopo aver visto George in azione.
Best arriva così sui campi importanti, con l’Old Trafford di Manchester nell’agosto del 1961 a 15 anni, e due anni dopo, conclusa una breve fuga a Belfast per nostalgia, debutta con la stessa maglia in Premier League. Nel 1966 è uno degli undici della mitica vittoria nei quarti di finale di Coppa Campioni, contro il Benfica di Eusebio: due dei cinque gol del match sono suoi. Nel 1965 e nel 1967 vince il campionato inglese. Il 29 maggio 1968 gioca la finale di Coppa Campioni contro il Benfica, ancora, nello stadio di Wembley: Best segna, il risultato finale è 4 a 1. In questa occasione la stampa portoghese lo nomina “il quinto Beatle” per la sregolatezza della sua esistenza.
Il 1968 è l’anno magico: quello del pallone d’oro: solo Pelè, in quegli anni avrebbe potuto offuscare la supremazia calcistica del nordirlandese, ma è Pelè in persona a dire nel 1966: “George Best è il più grande giocatore del Mondo”.
Comincia a nascere il mito; sui giornali si moltiplicano aneddoti sulla sua vita fuori dal campo come quello raccontato da un cameriere di un hotel: agli inizi degli anni ‘70 questi servi’ in camera al campione l’ennesima
bottiglia di champagne d’annata, ma entrando nella stanza resto’ attonito vedendo che sparse sul letto c’erano le 20.000 sterline in contanti che sarebbero servite a pagare il conto. E dentro il letto, la Miss Universo in carica.
Si moltiplicano questi episodi e Best viene cacciato dal Manchester, passa per lo Stockport ed il Cirk Celtics prima di ‘emigrare’, a 28 anni, nella Nasl americana con i Los Angeles Aztecs, San Jose’ Eartquakes e Fort Lauderdale Strikers. Chiude con il calcio: l’alcool sembra ormai avere il sopravvento sulla sua esistenza, ma ci sono anche la bancarotta e la galera. Il ritiro effettivo avviene nel 1983, la sua ultima squadra è stata quella della prigione Ford Open nel Sussex, dove Best era stato spedito in seguito ad un arresto per guida in stato di ebbrezza e violenza.
In Inghilterra, dopo la galera, si riduce a dormire sulle panchine di un parco e a vaganre da una clinica di disintossicazione all’altra. Come una fenice arriva rinascita, questa volta come commentatore d’eccezione per un popolare canale sportivo in Inghilterra, nel 2002 all’età di 56 anni, Best subisce un trapianto di fegato poiché l’alcol aveva ridotto le funzioni del suo organo al 20%. Ripropone il mito di se stesso, e la sua storia e’ raccontata in un film prodotto e diretto dalla regista irlandese Mary McGuckian e interpretato dal marito John Lynch.
Nel mese di ottobre 2005 George Best viene ricoverato in ospedale: le sue condizioni sono critiche; negli ultimi mesi si era anche visto costretto a mettere all’asta il trofeo più caro: 235.000 euro per il suo ‘Pallone d’Oro’; qualche giorno dopo il ricovero si fa ritrarre in alcuni scatti fotografici: un messaggio chiaro e forte ai giovani, come monito sui pericoli dell’alcol.
Dopo una settimana di agonia George Best muore: è il 25 novembre 2005. All’indomani della sua morte un giornalista britannico ha scritto: “Ci sono due modi per ricordare George Best: il primo vi causerà rabbia, rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento; la seconda vi porterà gioia, un’incredibile stato di estasi e la privilegiata opportunità di aver potuto ammirare uno dei più grandi artisti sportivi mai apparsi sul pianeta”.
















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