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Samuel Beckett. Trieste tra cinema e teatro per il festival ‘Beckett&Puppet’


Un’originale ricognizione visiva dell’opera di Samuel Beckett, si apre oggi a Trieste fino a giovedì 19 ottobre, nell’ambito del Beckett & Puppet Festival. “Visioni immagini sguardi di/da/con Samuel Beckett”, a cura dell’Associazione Alpe Adria Cinema e Bonawentura/Teatro Miela.

Si tratta di 19 drammi teatrali di Samuel Beckett, che registi cinematografici noti a livello internazionale, come Atom Egoyan, Patricia Rozema, Neil Jordan, Anthony Minghella, Karel Reisz e Richard Eyre, e registi irlandesi emergenti, come Damien O¨Donnell, Conor McPherson, Enda Hughes, Kieron J. Walsh, John Crowley, hanno trasferito sullo schermo attenendosi meticolosamente alle istruzioni teatrali dell’autore.

Oggi 16 ottobre e domani due spettacoli beckettiani saranno proposti sul palcoscenico del Teatro Miela: ‘Beckett Box’, della Compagnia Teatropersona diretta da Alessandro Serra, che ha vinto il concorso teatrale “Beckett&Puppet 2006″, e “One reel” della compagnia Zaches di Scandicci (Firenze), progetto segnalato al concorso “Beckett&Puppet”, per la regia di Aleksej Merkushev, con Samuele Mariotti, Luana Gramegna, Costanza Givone.

“Abbiamo affollato lo spazio di oggetti impunemente depredati dalle opere di Beckett – spiega Serra a proposito di ‘Beckett Box’ – disperdendone inizialmente i rapporti congeniti con gli altri elementi scenici. Tutti gli oggetti in Beckett possiedono una vita propria, non stanno lì per caso, essi agiscono. In questo senso risulta ridicolo investigare i loro significati concettuali. Trattare i personaggi beckettiani come oggetti e non come personaggi è stato il secondo lavoro: emanciparsi dall’imbarazzante interpretazione del personaggio, la pretesa attoriale di tradurre supposti stati emotivi con presunti equivalenti mimici e vocali”.

‘One reel’, invece, è uno spettacolo senza parole, i protagonisti sono maschere con visi grotteschi, personaggi surreali e ridicoli ma allo stesso tempo tragici. Nella loro vita fatta di niente, in cui tutto è finzione, ogni spettatore può riconoscere la realtà che lo circonda. Le parole, che in Beckett perdono la loro funzione primaria di comunicazione, sono sostituite da gesti.

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