Caldamente consigliato e vincitore di vari premi cinematografici, High Boot Benny (1993) è tra i lungometraggi meno noti tra quelli aventi quale background i troubles e la questione nordirlandese.

High Boot Benny si incentra sulla vita di Benny, soprannominato high boot per via dei suoi anfibi dai quali non si separa mai.

Egli è un giovane delinquente che, in quanto ricercato, ha dovuto lasciare la sua hometown, Belfast, e pertanto rifugiarsi in un piccolo centro rurale sito lungo la linea di confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.

 

High Boot Benny (Film)

Come sappiamo, questa zona è luogo di intensi traffici e continue operazioni militari dell’IRA e quindi sottoposta ad un rigido controllo da parte dell’establishment britannico, del resto basti pensare a ciò che accade ancora oggi nella regione del South Armagh, chiamata Bandit County dagli agenti di Sua Maestà.

Benny, passato il confine, ha trovato ospitalità presso la scuola del suddetto paesino, la cui insegnante è tra l’altro attratta sessualmente da lui.

Il giovane, che ha sempre evitato di farsi coinvolgere dagli eventi del Conflitto nordirlandese, questa volta ne rimarrà travolto: si troverà invischiato suo malgrado nell’omicidio di un informatore della polizia, così la scuola diventerà ben presto oggetto di indagini sia da parte dell’Esercito Britannico e dei paramilitari Lealisti, sia da parte dell’IRA stessa, in quanto entrambe le fazioni erroneamente considerano Benny essere una spia al soldo nemico.

La rappresentazione e l’approccio del regista all’eterno conflitto che ha insanguinato le sei contee per più di un trentennio risultano essere molto fedeli alla realtà ed efficaci, evidenziando come nel corso dei troubles molte persone neutrali, non appartenenti ad alcuna delle opposte fazioni, si sono trovate gioco-forza a ricoprire ruoli, a volte anche principali, nella guerra in corso, vedendo pertanto le loro vite e quelle dei cari subirne le più estreme conseguenze.

Va infine sottolineata la grande interpretazione di Frances Tomelty, già protagonista nel ruolo della vedova nel capolavoro The Field di Jim Sheridan, che in High Boot Benny recita la parte dell’insegnate della piccola scuola.

 

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Bionda, misure prorompenti e sguardo ammiccante, Christine Dolce è stata incoronata icona sexy dell’anno.

24 anni, nata e cresciuta in California, ma figlia di una coppia italo-irlandese, Christine Dolce era stanca della sua quotidianità di commessa e truccatrice in un negozio di cosmetica.

Sicura di sé e del suo fascino esplosivo, Christine Dolce ha aperto uno spazio web su Twitter. Ciò è bastato per darle grande notorietà. Un successo che l’ha portata a conquistare la copertina del celebre PayBoy. Negli ultimi anni abbiamo perso le sue tracce.
 

Christine Dolce, la coniglietta di PlayBoy

Da quando è sbarcata sul web, ci sono stati boom di contatti e di richieste di servizi fotografici da parte di celebri riviste come Vanity Fair, Rolling Stones e Playboy.

Fresca di copertina è già considerata la nuova Pamela Anderson della Rete, grazie a quella pagina internet identificata dal nome “ForBiddeN”.

Il suo spazio web è salito, in poco tempo, nei primi tre posti della classifica degli utenti più popolari di Myspace.

Al momento la giovane promessa ha fondato una casa di abbigliamento, che produce quasi esclusivamente jeans, rigorosamente stracciati sul sedere: la “Destroyed denim”.
 

Christine Dolce, aka ‘ForBiddeN’

 

Christine Flip Cam

 

Biografia in breve

Nata il 31 Agosto 1981 a Long Beach, California, Dolce è un ex cosmetologo diventata celebre su MySpace a partire dalla metà degli anni 2000: fu addirittura proclamata “La regina di MySpace” di Vanity Fair e The Tyra Banks Show. Con oltre un milione di “amici”, la bionda italo-irlandese si è fatta conoscere in Rete anche attraverso un marchio di moda, fino a diventare celebre su Playboy (copertina del numero di ottobre 2006).

Successivamente, la bionda è apparsa nel videogioco Def Jam; nella campagna Axe Deodorant; Sulla copertina di Gothic Rock; Ed è stata definita la più cattiva da “Cybervixen”. La ragazza ha anche posato per PETA, l’organizzazione che si batte per i diritti degli animali.
 

 

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Un ultima partita tra le selezioni regionali del Leinster e dell’Ulster per omaggiare il celebre stadio Lansdowne Road di Dublino, inaugurato nel dicembre 1876. Per dovere di cronaca il Leinster ha chiuso per 20 a 12, con i padroni di casa.

Il Lansdowne Road sarà demolito e al suo posto sorgerà una nuova struttura capace di ospitare anche un “nuovo” rugby, uno sport cresciuto negli anni che raccoglie oramai un numeroso pubblico.

E così il Lansdowne Road, con la stazione del treno che transita sotto la tribuna principale e la faceva tremava al passaggio dei convogli della Dart, lascerà a tutti il ricordo di quelle giornate trascorse a bere birra e assistere al grande rugby. Le prossime due edizioni del Sei Nazioni, si disputeranno presso il Croke Park, lo stadio della GAA (Gaelic Athletic Association), in grado di ospitare fino a 82500 spettatori, niente a che vedere con gli stadi di rugby europei.

 

Storia del Lansdowne Road

Costruito nel 1871, il Lansdowne Road è il più antico stadio del mondo (la prima partita giocatavisi risale al 1878: Irlanda vs Inghilterra 0-7). Prende il nome dalla strada in cui si trova. Divenuto dimora stabile della nazionale di rugby irlandese, dagli anni ottanta anche la nazionale di calcio cominciò ad abbandonare il vecchio insufficiente impianto e a giocare sempre più frequentemente, e alla fine stabilmente, le sue partite al Lansdowne Road. Nel 1999 e 2003 è diventato teatro delle finali di Heineken Cup, mentre dal 1990 i club di calcio irlandesi giocano la finale di FAI Cup nell’impianto. A volte è stato anche impiegato per eventi musicali, tra cui spiccano quelli di Michael Jackson, degli U2, Eagles e Oasis.

Lo stadio è stato abbattuto e ricostruito tra il 2007 e il 2010 per farne una struttura più moderna. È stato chiamato per ragioni di sponsor Aviva Stadium. Tale ristrutturazione, ormai necessaria da tempo, era stata rinviata principalmente per problemi logistici. L’unico impianto alternativo era il Croke Park che vietata l’ospitalità negli impianti degli GAA agli sport “inglesi” come appunto il calcio, il rugby e il cricket. L’approvazione di tale regola fu determinata dalla famosa domenica di sangue del 21 novembre 1920, quando, durante la gara tra Dublino e Tipperary, furono uccise 12 persone tra tifosi e giocatori per mano delle truppe inglesi, i Black and Tans (episodio ricordato anche nel film Michael Collins).

 

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