Hunger

Irlanda del Nord, prigione di Long Kash, 1981. Il film Hunger di Steve McQueen è ambientato nel blocco H dove sono rinchiusi i carcerati di fede repubblicana che mettono in atto la protesta del “blanket protest” e del dirty protest” (Hunger Strike), letteralmente proteste delle coperte e dello sporco, per riottenere lo status di prigioniero politico.

Tra loro c’è Bobby Sands, attivista dell’IRA, intraprende uno sciopero della fame che lo porterà, dopo 66 giorni, alla morte.

Sands non aveva ancora compiuto 27 anni, quando iniziò lo sciopero della fame nella prigione di Long Kash (conosciuta come Maze). Pochi mesi prima i detenuti del blocco H avevano iniziato una dura lotta, rifiutando di vestirsi con le uniformi del carcere, coprendosi solo con le coperte e rifiutando di lavarsi, vivendo in celle sporche di escrementi e in condizioni igieniche assai più che precarie.

La storia di Bobby portata sullo schermo da Hunger di Steve McQueen, autore anche della sceneggiatura con Enda Walsh, si divide in tre capitoli. Violenta e ricca di azione, con rumori assordanti, la prima parte, che documenta cosa significava vivere, come prigioniero ma anche come guardia carceraria, nel blocco H.

Un dialogo, magnificamente scritto e interpretato, tra Bobby Sands (Michael Fassbender) e padre Dominc Moran (Liam Cunningham) è il cuore del film. Le motivazioni, la disperazione, la determinazione di Bobby emergono poco a poco da un serrato confronto dialettico. E infine il digiuno, la discesa negli inferi della sofferenza da denutrizione, fatta di silenzi lunghissimi che lasciano parlare le immagini fino alla morte.

Film di esordio duro, intenso ed epico per il video artista inglese Steve McQueen, le cui opere sono state esposte nei musei di tutto il mondo, che si cimenta con un argomento difficile, in cui gli aspetti storici – la guerra in Irlanda – e la tragedia personale di Sands si mescolano trascinando lo spettatore in un vortice di violenza e sofferenza. McQueen usa la macchina da presa, alternando linguaggi diversi con immagini sempre drammatiche che descrivono senza mai esprimere alcun giudizio politico.

In tempi in cui le missioni suicide sembrano essere il pane quotidiano dei telegiornali, ripercorrere la vicenda dell’attivista acquista un valore simbolico proprio per il lungo protrarsi della sua protesta, che lo ha portato a essere conosciuto in tutto il mondo come una figura emblematica, icona di coraggio ed eroismo. Il corpo diventa per Sands l’estremo strumento di protesta, un “luogo di conflitto politico”. Dopo di lui lo sciopero della fame divenne un sistema di lotta a cui si sacrificarono altri giovani repubblicani, che tuttavia non riuscirono mai ad ottenere lo status di prigioniero politico per cui lottarono sacrificando la vita.

Vincitore al Festival di Cannes, della Caméra d’Or nella sezione Un certain Regard, Hunger Steve Mcqueen è uscito nelle sale in Francia il 26 novembre 2008. Ora disponibile anche in Italia.

 

Hunger di Steve McQueen trailer in italiano

 

Hunger strikers

I partecipanti all’Hunger Strike: Bobby Sands, Francis Hughes, che morì dopo 59 giorni di digiuno; Patsy O’Hara, 61 giorni; Raymond McCreesh, 61 giorni; Joe McDonnell, 61 giorni; Martin Hurson, 46 gorni; Kevin Lynch, 71 giorni; Kieran Doherty, dopo 73 giorni; Tom McElwee, 62 giorni e Mickey Devine, 60 giorni.