Uno spettacolo che ha infiammato la folla. La band più celebre d’Irlanda e del mondo, gli U2, ha celebrato qualche giorno fa il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Il mini concerto si è consumato alla porta di Brandeburgo a Berlino.

 Gli irlandesi hanno eseguito sei canzoni come parte dello show organizzato da Mtv per gli Europe Music Awards. I 10 mila biglietti gratuiti per assistere all’esibizione erano andati esauriti nei giorni scorsi nel giro di poche ore.

La band, che sono tornati a Berlino dopo che nel 1990, aveva scelto la capitale tedesca per registrare il loro album, si sono mostrati sulle note di ‘Achtung Baby’, ‘One’, ‘Sunday Bloody Sunday’, ‘Magnificent’, ‘Beautiful Day’, ‘Vertigo’, ‘Moment of Surrender’ e una versione del classico di Bob Marley ‘Get Up, Stand Up’, con un testo rivisto per l’occasione. Agli Mtv Awards, anche se in un’altra zona della città, presso la 02 Arena, sul palco hanno suonato anche Beyonce, Foo Fighters, Green Day, Jay-Z, Leona Lewis, Shakira e Tokio Hotel.
 

Concerto alla Porta di Brandeburgo

La Porta di Brandeburgo è una porta in stile neoclassico di Berlino. Si trova sul lato occidentale del Pariser Platz, nel quartiere di Mitte al confine con il quartiere del Tiergarten. È il monumento più famoso di Berlino ed è conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città stessa.

 

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Una calda accoglienza per il campione di boxe Muhammad Alì nella città irlandese di Ennis, luogo di nasita di Abe Grady, nonno dell’ex pugile, “the Greatest”, per tre volte
nel corso della sua fantastica carriera. I suoi sostenitori hanno hanno adornato le vetrine dei negozi e le strade con i colori biancorossoblù della bandiera degli Stati Unti e con i poster di Alì, per sostenere questa sua scelta di riscoprire le proprie origini irlandesi.

Il consiglio della città di Ennis nominerà Alì primo “uomo libero”, una onorificenza cittadina. Abe Grady lasciò l’Irlanda per l’America negli anni ’60 dell’ottocento e sposò una ex schiava. Una delle nipoti della coppia, Odessa Lee Grady Clay, sarebbe poi diventata la mamma di Alì. Da una ricerca
genealogica, nel 2002 fu stabilita la discendenza irlandese dell’ex pugile, che oggi ha 67 anni, è malato di Parkinson e rappresenta il simbolo sportivo più ammirato del mondo.

Biografia di Muhammad Alì

Cassius Marcellus Clay nacque il 17 gennaio 1942 a Louisville, nel Kentucky, e gli fu imposto lo stesso nome di suo padre, Cassius Marcellus sr. (1912-1990), che a sua volta portava nome e cognome di un politico abolizionista del XIX secolo.

Per parte di padre Cassius Clay era di origine malgascia e nativo statunitense di terza generazione, mentre per quella di madre, Odessa Lee Grady (1917-1994), era di ascendenza afroamericana con un nonno bianco, un bisnonno irlandese di Ennis (Clare), località di cui ottenne la cittadinanza onoraria nel 2009[22], e un lontano ascendente di origine italiana, un non meglio specificato Bartolomeo Taliaferro, vissuto nella Repubblica di Venezia nel 1500 e successivamente emigrato in Inghilterra. Benché Cassius Marcellus sr. fosse metodista, acconsentì che Odessa crescesse i figli nel credo battista.[23] Cassius Marcellus jr. aveva un fratello minore, Rudolph Valentine, poi noto come Rahman Ali dopo la sua conversione all’Islam. Crebbe in un contesto di segregazione razziale.

La madre Odessa ripercorse un episodio in cui fu negato al figlio di comprare una bottiglietta d’acqua ad un negozio: “Non gli diedero la bottiglietta per via del suo colore. Quella vicenda lo colpì profondamente”. Fu particolarmente scosso anche dal brutale assassinio di Emmett Till nel 1955, il che portò Clay ed un amico di colore a tirar fuori la loro frustrazione compiendo atti vandalici su una stazione di smistamento locale.

Fu indirizzato alla boxe dal poliziotto di Louisville Joe E. Martin,[26] che lo incontrò mentre, dodicenne, inveiva contro chi aveva rubato la sua bicicletta minacciando di malmenarlo. Il poliziotto gli consigliò di imparare prima a boxare e lo portò alla palestra Columbia, dove iniziò a mettere in mostra il suo talento.

Ali nella sua vita si sposò quattro volte ed ebbe sette figlie e due figli. Si sposò la prima volta con Sonji Roi nel 1964, una donna conosciuta solo un mese prima, ed ebbe due figlie da relazioni extra-coniugali: Miya e Kualiah. Muhammad e Sonji divorziarono nel 1966 perché lei rifiutava di cambiare il suo stile di pettinatura e vestiario all’occidentale, in particolare si stirava i capelli e questo era visto da lui come retaggio della schiavitu dove i capelli crespi erano considerati antiestetici. Nel 1967 Ali si sposò con Belinda Boyd, una ragazza di otto anni più giovane. Ebbero quattro figli: Maryum, nata nel 1968, Jamillah e Liban, nate entrambe nel 1970 e Muhammad Ali Jr., nato nel 1972.

Nel 1976 i due divorziarono, a causa di una relazione tra Ali e Veronica Porsche, un’attrice e modella e nel 1977 il pugile sposò Veronica ed insieme ebbero due figlie, Hana, nata un paio di anni prima, e Laila, nata nel dicembre del 1977, che divenne un’eccellente pugile professionista e si laureò campionessa mondiale dei pesi Supermedi nel 2002. Si ritirò nel 2006 da imbattuta, vincendo tutti i 24 incontri disputati, di cui 21 per KO.

Nel 1986 Muhammad e Veronica divorziarono e alla fine di quell’anno l’ex-campione si sposò con Yolanda ‘Lonnie’ Ali, la figlia di due vecchi amici dei suoi genitori. Qualche anno dopo adottarono un bambino di nome Asaad Amin.

Il 20 dicembre 2014, Ali venne ricoverato in ospedale per un caso delicato di polmonite. Venne poi curato ancora una volta il 15 gennaio 2015, per un’infezione del tratto urinario. È stato dimesso il giorno successivo.

L’ultima visita in ospedale di Ali fu proprio il 2 giugno 2016 a Scottsdale, in Arizona, per delle complicazioni respiratorie, e rimase ricoverato per due giorni. Nonostante le sue condizioni fossero definite normali, sono poi peggiorate: il giorno dopo, alle 6.30 del mattino, ora italiana, l’ex campione del mondo dei pesi massimi moriva a 74 anni per uno shock settico, sopraggiunto in seguito all’aggravarsi del suo stato di salute.

Subito dopo il decesso la figlia, Laila Ali, ha detto che il suo cuore ha continuato a battere per mezz’ora, quasi come se si rifiutasse di fermarsi.
Ali è stato commemorato a livello globale e un portavoce ha detto che la sua famiglia “crede certamente che Muhammad era un cittadino del mondo e sanno che il mondo piange con lui.” Greg Fischer, il sindaco di Louisville, ha dichiarato: “Muhammad Ali appartiene al mondo. Ma lui ha una sola città natale.” Si sono uniti al cordoglio anche gli sportivi e i personaggi famosi che lo avevano conosciuto e amato.

I funerali sono iniziati a Louisville il 9 giugno 2016, con la Ṣalāt al-Janāzah, la tipica preghiera funebre islamica, alla Freedom Hall del Kentucky Exposition Center. Un corteo funebre ha attraversato le strade di Louisville, Kentucky, il 10 giugno, terminando al cimitero di Cave Hill Cemetery, dove si è svolta una cerimonia di sepoltura privata. Un servizio commemorativo pubblico per Ali al Louisville KFC Yum! Centre si è tenuto nel pomeriggio del 10 giugno, dove hanno reso omaggio al campione l’ex Presidente Bill Clinton, il giornalista televisivo Bryan Gumbel e l’attore Billy Crystal, amico intimo di Ali da 42 anni.

Celtic Forever è una cavalcata tra la miriade di successi e i tanti personaggi che hanno fatto grande il club cattolico di Glasgow, nato nel 1887 su intuizione di un prete, Fratello Walfrid, per finanziare la mensa dove trovavano un aiuto e del cibo caldo i poveri di origine irlandese della città.

Dai primi Old Firm con i Rangers, ai Lisbon Lions che nel 1967 conquistarono una storica Coppa dei Campioni contro l’Inter di Herrera, fino ad arrivare ai giorni nostri, la splendida maglia a strisce bianco-verde del Celtic è divenuta un’icona, il simbolo di un’intera comunità, quella irlandese, sparsa per tutto il mondo.

Una comunità che si riconosce in tutto e per tutto in un club ormai tra i più famosi del Pianeta. Non a caso anche i supporter del Celtic al Parkhead hanno adottato come loro inno il celebre “You’ll never walk alone” di liverpudliana memoria.

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Perché i Bhoys non cammineranno mai soli e non scorderanno mai le loro origini e la loro storia, che vale certamente la pena di essere raccontata.

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E’ morto Frank McCourt, vincitore del Premio Pulitzer nel 1997 per il romanzo autobiografico “Le ceneri di Angela”. Lo scrittore americano di origini irlandesi è morto a 78 anni a causa di una meningite che aveva contratto due settimane fa, quando già gli era stato diagnosticato un melanoma in fase di metastasi.

“Frank McCourt è stato uno dei rari scrittori veramente popolari dei nostri anni, nel senso in cui lo era Dickens nell’Ottocento: uno scrittore che rallegrava il cuore dei lettori di ogni specie appena si metteva a
raccontare”, ha dichiarato Calasso.

L’opera ‘Le ceneri di Angela‘ del 1996, libro autobiografico sulla misera e squallida infanzia irlandese di McCourt, fu tradotto in una trentina di lingue. Tre anni dopo ne fu tratto l’omonimo film di Alan Parker, con Emily Watson e Robert Carlyle.

 

Chi è Frank McCourt

Americano e irlandese, Frank McCourt era nato a New York, nel quartiere di Brooklyn da padre nordirlandese e da madre irlandese, entrambi di religione cattolica, ma la sua famiglia fece ritorno in Irlanda, suo paese di origine, a Limerick. Quando aveva 11 anni suo padre abbandonò la famiglia lasciando alla moglie quattro figli da crescere. Dopo aver lasciato la scuola a 13 anni, McCourt si dedicò a lavori saltuari per mantenere sé, sua madre e i tre fratelli sopravvissuti: Malachy, Michael e Alphonsus (Alphie).

All’età di 19 anni, Frank McCourt ritornò negli Stati Uniti, ove si laureò alla New York University. Dopo aver ottenuto un master al Brooklyn College nel 1958, McCourt iniziò ad insegnare inglese presso la McKee High School e la Stuyvesant High School di New York.

 

Premio Pulitzer

Frank McCourt è stato premiato con il Premio Pulitzer (1997) e con il National Book Critics Circle Award (1996) per il romanzo autobiografico Le ceneri di Angela (titolo originale: Angela’s Ashes, 1996), pubblicato in Italia da Adelphi nel 1997; in questo libro egli racconta in maniera molto dettagliata la sua triste infanzia da povero irlandese cattolico a Limerick.

Il suo secondo libro è Che paese, l’America (1999) (titolo originale: ‘Tis, pubblicato in Italia da Adelphi nel 2003), prosieguo della narrazione della sua vita in una New York proletaria del secondo dopoguerra, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, si trovò a percorrere, passo dopo passo, un faticosissimo apprendistato.

Ultimo libri

Il suo ultimo libro è Ehi, prof! (2005, titolo originale: Teacher Man), pubblicato in Italia nella collana Fabula di Adelphi nel 2006, ove racconta le difficoltà di un giovane e inesperto insegnante il cui compito è quello di trasmettere il proprio sapere. Spesso i suoi scritti sono presenti nelle antologie americane.

Il 24 ottobre 2002 la University of Western Ontario ha laureato Frank McCourt in legge, honoris causa.

Nel corso del 2007 McCourt ha pubblicato il suo primo racconto per bambini, Angela and the Baby Jesus (in Italia, Angela e Gesù Bambino); l’opera si basa su una fiaba che la madre dell’autore gli raccontò quando lui aveva sei anni. McCourt, a cui era stato diagnosticato un melanoma, è morto il 19 luglio 2009 in una clinica di New York, a causa di complicanze meningeali della malattia.

 

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Lo scrittore presenta in Italia il suo ultimo libro “Brooklyn” e parla a tutto campo. Dal Trattato di Lisbona all’Ulster, sino all’amore per il Belpaese. Sbocciato a Italia 90. Ha vinto premi letterari di statura mondiale, tra cui il più ricco del globo, l’Impac Dublin Prize, nel 2006. È considerato tra i più grandi scrittori irlandesi contemporanei. E, anzi, Mario Fortunato lo ha definito «forse il miglior scrittore in lingua inglese dei nostri tempi».

Una gloriosa introduzione per Colm Toíbín, in questi giorni in Italia per presentare il suo nuovo romanzo Brooklyn, importato da Bompiani (329 pp., euro 18,50). L’autore 54enne è giunto ieri a Milano nell’ambito de La Milanesiana, rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi. Il Riformista ha conversato con l’autore, sul suo ultimo romanzo – ben accolto dalla critica anglosassone -, e non solo.

Brooklyn di Colm Toíbín

Non è facile trovare lavoro a Enniscorthy, una cittadina nel sudest dell’lrlanda. I primi anni cinquanta sembrano seminare solo insoddisfazione e nostalgia per un benessere che non c’è, neppure all’orizzonte. La giovane Eilis Lacey, prigioniera del confronto quotidiano con la madre e la sorella Rose, non vede davanti a sé alcuna prospettiva, finché l’imprevedibile visita di un prete emigrato, padre Flood, le fa scorgere l’opportunità di una vita diversa, al di là dell’oceano, a New York. E sarà proprio a Brooklyn che Eilis riuscirà a trasformare il passato in un futuro libero e propizio. E l’incontro con Tony, un ragazzo da amare, farà del sogno una reale possibilità che cambierà la sua vita, forse, per sempre. Colm Tóibín racconta una storia d’amore fatta di passioni e cadute; e la vertigine di Eilis, nella scelta fatale tra senso del dovere, appartenenza alla famiglia e desiderio di libertà, in quella linea d ombra tra l’adolescenza e l’età adulta.

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Il The G hotel è situato a Galway, una delle città più movimentate d’Irlanda. Immerso nella storia ma sicuramente proiettato nel futuro, questo hotel da cinque stelle offre pacchetti di lusso spa e anche spazio per conferenze.

Il The G Hotel è un progetto curato da Philip Treacy, che ha privilegiato l’uso di colori glamour, il fucsia, il viola e il blu notte, intervallati da rivestimenti damascati e in velluto a cui si aggiungono complementi e finiture argento e oro.

Affacciato sul Lough Atalia a breve distanza dalla baia cittadina, il 5 stelle The G Hotel vanta una palestra, un premiato centro benessere, e lussuose sistemazioni con WiFi gratuito.
 

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Il The G Hotel dista meno di 5 minuti di auto dal centro città, 15 minuti a piedi da Eyre Square e meno di 1 ora dall’Aeroporto di Shannon.

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The G Hotel: servizi

Provviste di TV satellitari a schermo piatto, lettori DVD e comode aree salotto, le ampie camere dispongono di splendidi bagni con accappatoi e pantofole.

Dotato di un raffinato cocktail bar e di eleganti salotti a tema, il The G Hotel vi proporrà un ricco menù di piatti irlandesi con un tocco europeo presso il Ristorante gigi’s, che utilizza prodotti locali di stagione.

Presso il centro relax ESPA troverete 8 sale per trattamenti, una sala vapore con pareti in cristallo, una doccia con getto a pioggia, una sauna, sedie a sdraio riscaldate, una fontana di ghiaccio e una sala relax con vista sul giardino Zen del The G Hotel.

 

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Anita Bente, conosciuta da amici e colleghi come Edita Schindlerova, è una hostess Ryanair ma anche un’attrice di film hard. A scoprire la sua doppia vita un collega di volo, appassionato di erotismo. E il ‘The Sun’ non ha tardato a pubblicare l’intera storia della ragazza ceca. Tra l’altro, la giovane, di 22 anni, compariva anche nel calendario Ryanair 2008.

Uno scoop che non è stato affatto gradito da Edita Schindlerova tantomeno dalla compagnia. Il vettore, infatti, non ha tardato a intervenire difendendo la hostess: “Quel che fanno le persone prima o dopo del loro lavoro con noi, è affare che riguarda solo loro”. Ciò che fa Anita Bende “Sono fatti suoi”.

Lo scandalo, sollevato dalla notizia riportata sul quotidiano britannico Sun, ha chiamato in causa direttamente la nota compagnia low cost. Un responsabile della Ryanair ha difeso a spada tratta Edita “Bente” Schindlerova dichiarando al giornale: “Ciò che le persone fanno prima o dopo il lavoro non ci riguardano sono soltanto fatti loro”.

 

Anita Bende

Mai come adesso, la Ryanair ha difeso una sua hostess. Nel caso di Edita Schindlerova la risposta su cosa facciano i dipendenti fuori dall’orario di lavoro non è affar loro. “Quello che le persone fanno prima o dopo il loro lavoro per noi è il loro business”, ha detto il portavoce O’Leary Towers. E va detto che la compagnia si sta preparando a lanciare toilette pay-as-you-go su tutti i loro voli (o come il Sun ha incredibilmente soprannominato l’iniziativa, Pound for A Penny).

In realtà, non sarebbe una sorpresa se l’occhio imprenditoriale di Edita Bende fornisse l’ispirazione al Ceo O’Leary di avviare attività collaterali con XXX. Aveva già fatto qualcosa in materia con l’avvento del calendario annuale Ryanair. Nell’edizione 2009, durante la presentazione, le dichiarazioni nei confronti di Edita Bende recitavano: “spogliata per un bikini lucido e accompagnata dallo slogan, ‘Sexy Edita è stata totalmente naturale di fronte al macchina fotografica, e non le dispiaceva di sporcarsi le mani alla stazione di rifornimento'”.

 

Edita Schindlerova Calendario Ryanair 2008

In divisa per il calendario aziendale, Edita Schindlerova o Anita Bende, si presenta con un fascino da lolita: un po’ perversa che non poteva passare inosservata ai responsabili marketig della compagnia. La ragazza, che lavora presso la base aerea di Stansted nell’Essex, aveva posato per il calendario ufficiale. Bikini viola e scarpe argentate dai tacchi altissimi, la 22enne di origine ceca era la miss di febbraio.

Edita Schindlerova è una hostess Ryanair, che fa anche film hard

Calendario Ryanair Anita Bente

 

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Il quotidiano irlandese Irish Times ha promosso un dibattito sul futuro dell’Irlanda e, come in particolare, in materia di nucleare. Il paese lo rifiuta, eppure ce ne sarebbe bisogno? Sono queste e altre le domande che il giornale si è posto e ha posto ai lettori.

L’Isola dipende da carbone, petrolio e gas che coprono circa il 90 per cento dei bisogni energetici attuali. Chiaramente, “pur non avvertendo, oggi, l’urgenza di diversificare le fonti di energia”, sottolinea il quotidiano, “per il futuro, tutto ci suggerisce che dovremo farlo”. Questo perché il prezzo del petrolio è caduto ai livelli di quasi 4 anni fa e il gas e il carbone lo seguono”.

Le fonti fossili, insomma, sostiene il giornale, sono limitate e discontinue e sono fortemente sollecitate a subire l’andamento del mercato. Un tema complesso che sembra aver trovato un forte interessamento da parte dei lettori che si domanda cosa sia necessario per il paese.
 

 

Nucleare, futuro o passato?

Non bisogna sottovalutare l’impatto dei danni ambientali causati da queste risorse. Sotto accusa ci sono le emissioni di diossido di carbonio, che fanno sì che il Paese non riesca a rispettare, nei prossimi anni, gli impegni assunti con il protocollo di Kyoto.

“Se manteniamo o aumentiamo le nostre centrali idroelettriche, sviluppando con successo la fonte eolica, avremo ancora bisogno di coprire il restante 70 per cento dei nostri bisogni energetici, questo ci spinge ad esaminare almeno, la possibilità di sviluppare l’opzione nucleare, visto che il futuro a lungo termine dell’Irlanda, non può essere legato alle fonti fossili”.
Ma consideriamo che a causa della posizione contraria dello Stato, espressa esplicitamente nell’Electricity Regulation Act del 1990, l’Irlanda non potrà costruire centrali nucleari.

Ce lo possiamo permettere? Con questa domanda il quotidiano lascia il dibattito aperto a tutti gli interessati.

 

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È sottile il filo che lega i dodici racconti di Uomini d’Irlanda di William Trevor: è poco più di una sensazione, penetrante e diffusa, un’atmosfera sottilmente malinconica che scandisce le vicende di personaggi assai diversi tra loro eppure tutti accomunati dall’incombere di un destino, a volte già riconosciuto, altre volte semplicemente presagito.

Ognuno dei protagonisti porta con sé la percezione chiara di un sussulto, breve e terribile, che ne scardina l’esistenza.

Spesso si tratta di un lutto, magari lontano nel tempo ma non ancora elaborato. Ma può anche trattarsi di qualcosa di meno appariscente, un semplice incontro, l’appuntamento misterioso con un uomo sconosciuto, o soltanto l’inaspettato riconoscimento di un volto familiare in una piccola via di Parigi, dopo anni di silenzio e di lontananza.

 

Il libro gli Uomini

Trevor ha costruito, attraverso i personaggi dei suoi racconti, un piccolo ed elementare labirinto irlandese che assomiglia moltissimo a quello delle esistenze degli esseri umani di tutte le latitudini.

E ce lo descrive con l’essenzialità tipica della sua scrittura, asciutta e compatta, ma anche capace di rapidissime e vertiginose incursioni: scoperte improvvise affidate a pochi gesti, affetti e sentimenti che emergono da infondate profondità interiori e soprattutto solitudine, un abisso di solitudine squarciato soltanto dal crollare della consuetudine quotidiana che, credendo di nasconderlo, lo alimentava.

 

L’autore

Trevor è nato a Mitchelstown, nei pressi di Cork. Dopo aver trascorso l’adolescenza nella provincia irlandese, ha frequentato il Trinity College di Dublino. Da molti anni vive in Inghilterra.
Narratore e drammaturgo, è autore di numerosi romanzi che ne hanno fatto uno dei maggiori scrittori di lingua inglese. Tra i suoi libri, Il viaggio di Felicia, Giochi da ragazzi, Marionette del destino, Notizie dall’Irlanda, Morte d’estate, Gli scapoli delle colline, La storia di Lucy Gault e Regole d’amore, pubblicati in Italia da Guanda.

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Diario d’Irlanda è uno degli affreschi più intensi e poetici sull’Isola di Smeraldo. L’autore, Heinrich Boll, dipinge con le parole luoghi, persone, sensazioni incontrare e vissute durante il suo viaggio nel verde della Terra dei Santi.

E’ il 1955 quando Boll, futuro premio Nobel per la Letteratura, lascia la nativa Germania e insieme alla famiglia tutta si imbarca in un’avventura da cui nascerà un’utopica visione: ritratti elegiaci alternati da paesaggi sferzati dal vento e dalla povertà.

Un’umana inconsueta testimonianza sull’Irlanda, paesi di forti contrasti, intriso di asprezze e dolcezze, maledizioni preghiere, dove la poesia della vita può apparire all’improvviso, dietro l’angolo della strada.

Sinossi

Pubblicato nel 1957 e definito dalla critica del tempo “un’utopia”, questo libro può essere letto oggi come una fiaba dal gusto arcaico. In una serie di brevi flash l’autore presenta, con estremo realismo, la verde Irlanda come un paese nel quale il dolce si mescola all’amaro, la preghiera alla maledizione; un luogo in cui la poesia si incontra anche all’angolo della strada. Incantevole “pastorale”, che sa di vacanza, di respiro ossigenante, di sogno o di favola, “Diario d’Irlanda” è una testimonianza umana piena di poesia. Introduzione di Italo Alighiero Cusano.

 

Dettagli sul Diario

Genere: Letteratura internazionale
Listino: €9,00
Editore: Mondadori
Collana: Oscar scrittori del Novecento
Data uscita: 01/01/1998
Pagine: 1
Lingua: Italiano
Traduttori: Marianelli M.
EAN: 9788804461913

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