È sottile il filo che lega i dodici racconti di Uomini d’Irlanda di William Trevor: è poco più di una sensazione, penetrante e diffusa, un’atmosfera sottilmente malinconica che scandisce le vicende di personaggi assai diversi tra loro eppure tutti accomunati dall’incombere di un destino, a volte già riconosciuto, altre volte semplicemente presagito.

Ognuno dei protagonisti porta con sé la percezione chiara di un sussulto, breve e terribile, che ne scardina l’esistenza.

Spesso si tratta di un lutto, magari lontano nel tempo ma non ancora elaborato. Ma può anche trattarsi di qualcosa di meno appariscente, un semplice incontro, l’appuntamento misterioso con un uomo sconosciuto, o soltanto l’inaspettato riconoscimento di un volto familiare in una piccola via di Parigi, dopo anni di silenzio e di lontananza.

 

Il libro gli Uomini

Trevor ha costruito, attraverso i personaggi dei suoi racconti, un piccolo ed elementare labirinto irlandese che assomiglia moltissimo a quello delle esistenze degli esseri umani di tutte le latitudini.

E ce lo descrive con l’essenzialità tipica della sua scrittura, asciutta e compatta, ma anche capace di rapidissime e vertiginose incursioni: scoperte improvvise affidate a pochi gesti, affetti e sentimenti che emergono da infondate profondità interiori e soprattutto solitudine, un abisso di solitudine squarciato soltanto dal crollare della consuetudine quotidiana che, credendo di nasconderlo, lo alimentava.

 

L’autore

Trevor è nato a Mitchelstown, nei pressi di Cork. Dopo aver trascorso l’adolescenza nella provincia irlandese, ha frequentato il Trinity College di Dublino. Da molti anni vive in Inghilterra.
Narratore e drammaturgo, è autore di numerosi romanzi che ne hanno fatto uno dei maggiori scrittori di lingua inglese. Tra i suoi libri, Il viaggio di Felicia, Giochi da ragazzi, Marionette del destino, Notizie dall’Irlanda, Morte d’estate, Gli scapoli delle colline, La storia di Lucy Gault e Regole d’amore, pubblicati in Italia da Guanda.

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Diario d’Irlanda è uno degli affreschi più intensi e poetici sull’Isola di Smeraldo. L’autore, Heinrich Boll, dipinge con le parole luoghi, persone, sensazioni incontrare e vissute durante il suo viaggio nel verde della Terra dei Santi.

E’ il 1955 quando Boll, futuro premio Nobel per la Letteratura, lascia la nativa Germania e insieme alla famiglia tutta si imbarca in un’avventura da cui nascerà un’utopica visione: ritratti elegiaci alternati da paesaggi sferzati dal vento e dalla povertà.

Un’umana inconsueta testimonianza sull’Irlanda, paesi di forti contrasti, intriso di asprezze e dolcezze, maledizioni preghiere, dove la poesia della vita può apparire all’improvviso, dietro l’angolo della strada.

Sinossi

Pubblicato nel 1957 e definito dalla critica del tempo “un’utopia”, questo libro può essere letto oggi come una fiaba dal gusto arcaico. In una serie di brevi flash l’autore presenta, con estremo realismo, la verde Irlanda come un paese nel quale il dolce si mescola all’amaro, la preghiera alla maledizione; un luogo in cui la poesia si incontra anche all’angolo della strada. Incantevole “pastorale”, che sa di vacanza, di respiro ossigenante, di sogno o di favola, “Diario d’Irlanda” è una testimonianza umana piena di poesia. Introduzione di Italo Alighiero Cusano.

 

Dettagli sul Diario

Genere: Letteratura internazionale
Listino: €9,00
Editore: Mondadori
Collana: Oscar scrittori del Novecento
Data uscita: 01/01/1998
Pagine: 1
Lingua: Italiano
Traduttori: Marianelli M.
EAN: 9788804461913

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