Brooklyn di Tóibín Colm

Lo scrittore presenta in Italia il suo ultimo libro “Brooklyn” e parla a tutto campo. Dal Trattato di Lisbona all’Ulster, sino all’amore per il Belpaese. Sbocciato a Italia 90. Ha vinto premi letterari di statura mondiale, tra cui il più ricco del globo, l’Impac Dublin Prize, nel 2006. È considerato tra i più grandi scrittori irlandesi contemporanei. E, anzi, Mario Fortunato lo ha definito «forse il miglior scrittore in lingua inglese dei nostri tempi».

Una gloriosa introduzione per Colm Toíbín, in questi giorni in Italia per presentare il suo nuovo romanzo Brooklyn, importato da Bompiani (329 pp., euro 18,50). L’autore 54enne è giunto ieri a Milano nell’ambito de La Milanesiana, rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi. Il Riformista ha conversato con l’autore, sul suo ultimo romanzo – ben accolto dalla critica anglosassone -, e non solo.

Brooklyn di Colm Toíbín

Non è facile trovare lavoro a Enniscorthy, una cittadina nel sudest dell’lrlanda. I primi anni cinquanta sembrano seminare solo insoddisfazione e nostalgia per un benessere che non c’è, neppure all’orizzonte. La giovane Eilis Lacey, prigioniera del confronto quotidiano con la madre e la sorella Rose, non vede davanti a sé alcuna prospettiva, finché l’imprevedibile visita di un prete emigrato, padre Flood, le fa scorgere l’opportunità di una vita diversa, al di là dell’oceano, a New York. E sarà proprio a Brooklyn che Eilis riuscirà a trasformare il passato in un futuro libero e propizio. E l’incontro con Tony, un ragazzo da amare, farà del sogno una reale possibilità che cambierà la sua vita, forse, per sempre. Colm Tóibín racconta una storia d’amore fatta di passioni e cadute; e la vertigine di Eilis, nella scelta fatale tra senso del dovere, appartenenza alla famiglia e desiderio di libertà, in quella linea d ombra tra l’adolescenza e l’età adulta.

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