E’ stato rinvenuta una bomba piazzata sotto un’auto di un poliziotto, un episodio che ha riacceso la paura a Belfast durante la vigilia di fine anno.
Diverse abitazioni vicine al mezzo, nei pressi di Upper Newtownards Road, sono state evacuate fino a quando non sono state ultimate le operazioni di bonifica, effettuate con uno scoppio controllato.
Secondo gli agenti l’ordigno sarebbe stato piazzato da cellule dissidenti dell’Ira, che si oppongono al processo di pace in Irlanda del Nord.
 

Police Officer Finds ‘Bomb’ Under Car

Conall McDevitt, deputato del partito socialdemocratico e del lavoro, ha condannato il fallito attentato, etichettandolo come “cinico e deplorevole”. Un modo per continuare ad intimidire la polizia nordirlandese, anche se gli abitanti di questa città, chiedono soltanto di poter vivere in pace e dove i gruppi paramilitari in qualche modo, hanno già deposto le armi, per lasciare spazio alla politica.
George Hamilton (Assistant Chief) ha dichiarato: “E’ una fortuna che questo dispositivo sia stato trovato prima che esplodesse uccidendo qualcuno”. La Federazione di polizia dell’Irlanda del Nord ha condannato con profondo dispiacere questo gesto che dicono rappresenta, un “totale disprezzo per la vita del funzionario e della sua famiglia” ed ha invitato gli agenti di polizia a controllare le proprie auto.

 

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Capodanno a Belfast, ecco gli appuntamenti e le feste da non perdere per festeggiare nella capitale dell’Irlanda del Nord l’ultimo dell’anno. Un elenco completo di eventi che renderanno unico il vostro 31 dicembre.
Dopo esservi deliziati con i mercatini di Natale, è tempo di capire cosa fare e soprattutto dove andare per trascorrere un piacevole Capodanno a Belfast.
Scopriamo insieme quali sono le feste migliori che animeranno il Capodanno a Belfast.
 

Festeggiare il Capodanno a Belfast? Ecco dove

Uno degli appuntamenti più eleganti di capodanno a Belfast è quello al Casino Royale, nel quartiere Titanic. Ma non credete che questa sia l’unica festa. Gli eventi sono molteplici e gli spettacoli in calendario coinvolgono teatri, pub, ristoranti e locali notturni.
Il 31 dicembre, protagonista del capodanno a Belfast è lo Shine dove l’obiettivo di ogni anno è quello di mostrare il talento dell’Irlanda del Nord. Nelle tre sale a disposizione, solitamente, due stanze vengono dedicate ai migliori dj locali ed una a quelli internazionali. Il costo del biglietto è decisamente economico e prima di mezzanotte verrà distribuito spumante. Inoltre, il conto alla rovescia viene proiettato sugli schermi giganti con incredibili effetti visivi. La festa si tiene al Mandela Hall Queen’s Student Union BT7 1NF.
Per coloro che preferiscono il pub, non perdetevi l’appuntamento al Botanic Inn, una vera istituzione in città. Festeggiare il Capodanno a Belfast in questo locale, dal 1867 conosciuto con il nome di ‘The Bot’, sarà più che un piacere. Sia perché è il più grande della sua categoria che per il prezzo davvero economico. Basteranno circa 10 sterline per l’ingresso. Lo trovate al Botanic Inn 23-27 su Malone Road BT9 6RU. Vogliamo proporvi una carrellata di pub, i migliori pub e locali a Belfast, a cui vanno aggiunti in qualche modo anche ristoranti e club.
Per l’ultima notte dell’anno, la città assicura il divertimento. Altri posti dove poter condividere questa magica notte sono: il The Apartment, House of Zen, Ollie’s Club, The Northern Whig, The Cloth Ear, The Fly, The Kitchen Bar, e il The King’s Head.
 

Le feste di fine anno negli hotel

E poi ci sono ancora alcuni Hotel che si uniscono al capodanno a Belfast. Tra questi il Fitzwilliam Hotel, il Ramada Plaza, Madison, Culloden Hotel, Stormont Hotel e Europa Hotel.
Per i più piccoli, l’appuntamento per il Capodanno a Belfast è allo Zoological Gardens. Si tratta di un posto adatto alle famiglie e che ospita più di mille animali. In questo habitat si contano più di 150 specie. L’appuntamento allo Zoo, che vanta più di 300 mila visitatori l’anno, è per il primo gennaio. Ad attendervi ci saranno gli elefanti asiatici, le giraffe, i leoni marini, i pinguini, le scimmie, un formichiere gigante, gli orsi malesi e tanti altri amici. L’attrazione apre alle 10 del mattino. Recatevi su Antrim Road BT36 7PN.
 

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Il leader degli U2 torna protagonista per le strade di Dublino a Natale tra turisti meravigliati di incontrare per caso una star planetaria.
Già l’anno scorso, Vox si è reso protagonista sempre su Grafton Street cantando insieme ad altri musicisti irlandesi e come Babbo Natale anche quest’anno non ha voluto mancare all’appuntamento.
In compagnia del cantante dublinese c’erano Glen Hansard official dei Frames, Lisa Hannigan, Damien Rice, Paddy Casey, Sinéad O’Connor e Liam Ó Maonlaí.
 

On Christmas eve 2012

 

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Un omosessuale è stato vittima di un episodio di razzismo in Irlanda, proprio durante la vigilia delle festività natalizie.
La notizia diffusa dall’Irish Times, racconta la tragica vicenda di un uomo sulla cinquantina aggredito mentre viaggiava sul treno Dublino-Belfast. Sulle pagine del quotidiano, l’uomo ricostruisce l’aggressione fisica del tutto gratuita, che ha dovuto subire perché colpevole di essere omosessuale.

La vittima che è voluta restare anonima, ricoverata nell’ospedale di Portadown, ha riportato diverse ferite al capo e una frattura nasale.

L’uomo, era in viaggio in uno scomparto del treno semivuoto e consultava il suo computer portatile, quando ad un certo punto si è alzato per andare in bagno. Al ritorno, ha trovato due passeggeri a curiosare sul suo computer che dalla cronologia del browser, erano risaliti ad un sito per incontri omosessuali che l’uomo stava consultando precedentemente.
A quel punto sono partiti i primi insulti omofobi, i due che non hanno voluto restituirgli il computer, sono passati poi alle mani e purtroppo nessuno degli altri passeggeri è intervenuto. Appena il treno ha raggiunto la prima sosta obbligata, sono potuti intervenire i soccorsi, mentre gli aggressori saliti a Newry, sono fuggiti portandosi via degli oggetti personali della vittima.
La polizia nordirlandese (Psni), ha chiesto ai testimoni la piena collaborazione anche se saranno fondamentali le immagini delle telecamere a circuito chiuso presenti all’interno della stazione. “Tutti devono essere liberi di viaggiare sui mezzi pubblici” ha ribadito la vittima affetta tra l’altro dalla sindrome di Asperger, “non mi aspettavo che una cosa del genere, potesse accadere e poi alla mia età”, ha aggiunto l’uomo.
 

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Kobo Arc? E’ la nuova frontiera del tablet messo in commercio in Italia da Mondadori, si tratta di un tablet Android da 7” della famiglia Kobo. Questa giovane società canadese, appunto Kobo, nata nel 2009, di proprietà della giapponese Rakuten, è riuscita a trovare il proprio spazio, grazie alla sua tecnologia di eReading.
Ma in una fase di forte globalizzazione, Kobo con il nuovo Kobo Arc, intende espandere il proprio mercato in Europa, puntando al mercato irlandese, creando un centro di sviluppo software a Dublino con l’assunzione di 30 nuovi dipendenti. Il team di lavoro, si concentrerà principalmente, sullo sviluppo della suite Kobo in tutto il mondo, sul software di lettura e su quello di self-publishing.
E già attiva infatti una partnership con UK’s Booksellers Association che si sta concentrando appunto sulla vendita di questi dispositivi nelle librerie indipendenti inglesi e irlandesi.

 

Kobo Arc

La differenza principale di Kobo, rispetto ad Amazon, si basa sul fatto che il sistema di gestione digitale dei diritti si appoggia sul Drm di Adobe e quindi quando questa piattaforma viene supportata, non ci sono problemi di fruizione dei titoli ebook acquistati online, indipendentemente dall’editore. Il servizio eReading dispone di oltre 2 milioni e mezzo di titoli tra ebook, periodici e quotidiani.
Il tablet presenta come sistema operativo, Android 4.0.4 Ice Cream Sandwich, con una Cpu Texas Instruments a 1,5 GHz, con 1 Gbyte di Ram. Il display da 7 pollici ha una risoluzione 1280×800 pixel (215 punti per pollice). La parte posteriore è leggermente gommata, per ottenere un’ottima presa. Non sono previsti slot di espansione per la memoria. Kobo Arc, supporta il WiFi, ma al momento non risultano a catalogo device con connettività 3G.
Tra i pulsanti troverete oltre il tasto di accensione, il controllo del volume e subito sopra il minijack per le cuffie. Kobo Arc è inoltre dotato di WebCam e del connettore microUSB è al centro sul profilo inferiore, da dove è possibile ricaricarlo.
 

Uffici Kobo

Headquarters:
135 Liberty Street, Suite 101
Toronto, Ontario
M6K 1A7
 

New York

412 Broadway Floor 2,
New York, NY, 10013, USA
 

Luxembourg

Kobo Europe S.A.
c/o Playtrade Sarl
4-6 avenue de la Gare
L-1610 Luxembourg
Europe
 

Kobo Ireland

Lis Cara Business Centre
51/52 Fitzwilliam Square West
Dublin 2, Ireland
 

Tablet Kobo Arc

 

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Intervista a Jim Sheridan di CinemaItaliano.info al regista sei volte candidato all’Oscar, autore di “Nel nome del padre” e “Il mio piede sinistro”.
Ospite di maggior prestigio al Sottodiciotto 2012, il regista irlandese Jim Sheridan ha incontrato stampa e pubblico per parlare di sé, del suo cinema e del suo futuro, ma anche di politica e delle preoccupazioni per l’economia mondiale.
Davanti a una abbondante tazza di caffé nero, Jim Sheridan ha ricordato i suoi primi approcci con il mondo delle immagini. “Ho sempre amato lavorare coi giovani, e sono molto felice di essere stato invitato qui al Sottodiciotto, c’è un festival simile a Belfast, Cinemagic, e sono molto onorato di questo omaggio”, ha detto esordendo.

 

Parla Jim Sheridan

“Mi ricordo di quando avevo 15-16 anni, di quando mio padre installò la tv e l’antenna in casa, cercando di evitare l’interferenza dell’unico grattacielo possibile in Irlanda, la chiesa. Da allora le cose sono cambiate molto: prima da noi era la tradizione orale a dominare, poi la mia generazione – la prima a crescere su entrambi i versanti, tra parola e immagine – è cresciuta e io e Neil Jordan ne siamo stati i primi rappresentanti al cinema”.
La tv si è sostituita presto al pulpito. “La gente a messa è drasticamente scesa in poco tempo, e l’Europa ha iniziato a subire l’influenza della televisione, i cui contenuti arrivano principalmente dagli Stati Uniti. Si è verificato un auto-consumo delle potenzialità dei nostri giovani, sempre più allineati – anche se inconsapevolmente – su quelli statunitensi”.
I suoi primi quattro film sono profondamente legati alla tradizione e alla storia d’Irlanda (“Il mio piede sinistro”, “Il campo”, “Nel nome del padre” e “The Boxer“). “La realtà è molto più complessa dei film, è come una radiografia, non si tratta solo di un’immagine ma di qualcosa di più complicato e profondo. Bisogna tenerne conto quando la si vuole raccontare, senza sminuirla ma rendendola semplice: si deve camminare su due versanti, quello emotivo e quello del racconto, e quando si racconta il proprio paese è molto difficile riuscire ad essere equilibrati, forse lo può fare meglio chi è straniero. Non è semplice raccontare qualcosa che ti appartiene”.
“I miei sono family movies, che vanno bene in Europa e – per gli Stati Uniti – solo nelle città come New York, Boston e Chicago, fondate da immigrati irlandesi e italiani, ebrei e neri, le stesse città in cui “arriva” anche il cinema indipendente statunitense. Dove ci sono i repubblicani, gli ambienti creati dai ricchi, un certo cinema non va: quello che faccio io è un viaggio spirituale, qualcosa di molto più profondo che raccontare una storia. La mia Irlanda è intrappolata in una rete di rabbia, furia e di appoggio all’IRA, un’atmosfera da cui ogni tanto bisogna anche staccarsi un po’. Quando ho fatto il film sapevo che avrei avuto molti problemi da parte inglese, cercando di rendere umani i miei personaggi, facendo un eroe del padre non violento”.
E come giudica quindi la sua esperienza negli Stati Uniti da “In America” in poi, anche alla luce dei problemi avuti con “Dream House”. “In generale lavorare negli USA è come lavorare in Irlanda, specie se lavori a film a basso (relativamente) budget. Il mio primo film là, “In America”, è stato con Fox, e non ho avuto alcun problema da parte di nessuno, è stata una bella esperienza. “Get rich or die tryin'” mi ha visto lavorare con 50 Cent e con la Paramount, e per fortuna avevano appena licenziato la persona che doveva interagire con me, ho potuto districarmi abbastanza liberamente. Per “Brothers” ho lavorato con Relativity, e in quel periodo c’era uno sciopero degli sceneggiatori per cui non era possibile avere interferenze nel lavoro!”.
Diverso il discorso per “Dream House”, da cui si è allontanato e che ha disconosciuto così come i due co-protagonisti, Daniel Craig e Rachel Weisz. “In quel caso ho assistito a momenti di follia collettiva, con richieste folli di “ripulire” i dialoghi a pochi giorni dalle riprese, senza curarsi minimamente della sostanza. Mi hanno cambiato lo sceneggiatore, ho dovuto lavorare senza alcun appoggio e a un certo punto ho preferito tornare a Dublino e girare con altri attori circa 45 minuti del film per mostrare ai produttori cosa volevo. Non l’hanno neanche guardato, è stato un po’ frustrante, ma non per questo – se capitasse – rifiuterei di lavorare ancora negli USA”.
Qualche considerazione sugli attori. “Daniel Day Lewis è un poeta, tecnicamente credo sia il più bravo di tutti i tempi. Insieme forse a Charles Laughton, con De Niro migliore per la sua potenza e Brando per la sua geniale animalità incontrollabile: Daniel è il più bravo di tutti a concentrarsi sul personaggio, ha bisogno di avere il controllo. Tra le attrici avrei voglia di lavorare con Saorsie Ronan”.
Nel prossimo futuro due progetti. “Uno più autobiografico, che racconta la storia della mia famiglia dopo la morte di mio fratello Frankie, quando aveva 10 anni. C’era questo orfano che si avvicinò a mia madre, ma io non lo accettavo e facevo di tutto per respingerlo: sarà un film sul crescere a Dublino. L’altro – sempre da girare in Irlanda – è sul processo di pace che l’IRA ha portato avanti dopo la morte di Bobby Sands”.
Autore dell’intervista Carlo Griseri.
 

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La polizia nordirlandese (PSNI), aveva già manifestato la volontà di aprire un’inchiesta sulla strage del Bloody Sunday del 1972 lo scorso luglio. Una decisione maturata dopo il rapporto Saville, dove emerge chiaramente che le forze di sicurezza aprirono indiscriminatamente il fuoco sui manifestanti cattolici uccidendo 14 persone, tutte disarmate.

I familiari delle vittime stanno ancora aspettando giustizia, sotto accusa il reggimento dei paracadutisti che all’epoca dei fatti agirono senza alcuna pietà per le vittime giovani e disarmate. Nessuno è mai stato incriminato per le uccisioni avvenute quarant’anni fa e Judith Gillespie, assistente capo della polizia vuole condurre un’indagine sul caso, che durerà almeno quattro anni.

Gli agenti di polizia, hanno incontrato ieri a Derry, una delegazione dei familiari delle vittime della “Domenica di sangue”, con la speranza di avere il massimo supporto per arrivare ad un’indagine penale sui fatti del 30 gennaio 1972. E visto che il rapporto Saville, non può essere utilizzato come prova in un procedimento penale, i 900 testimoni che hanno preso parte all’inchiesta durata 12 anni, potrebbero essere di nuovo interrogati. La polizia infatti, per rendere le indagini più complete possibili, chiederà un sostegno pubblico sotto forma di testimoni che hanno già depositato in passato.

Quei terribili fatti

Bloody Sunday, conosciuta anche come la Domenica di sangue a Derry, quando in quel lontano 30 gennaio del 1972 il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di cattolici che manifestavano per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, la maggior parte delle quali giovanissime, furono colpite a morte, mentre una quattordicesima persona morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate.

Durante una festa privata, il leader degli U2, Bono, si è esibito in una versione Jazz di “I’ve got you under my skin”, ripresa e postata subito su Youtube.
Sulla scena a Dublino si stavano esibendo Jaime Nanci e The Blue Boys quando il leader degli U2 gli ha rubato la scena in una versione del tutto inedita e in compagnia della sua band al completo.
Lo stesso Nanci ha dichiarato di aver parlato con Bono per circa due ore in un clima che lui stesso ha definito straordinario.
 

I’ve got you under my skin (Video)

 

Cry me a river – Jaime Nanci and The Blue Boys

 

Jaime Nanci and the Blue Boys-Babooshka

Anche la città di Bari, sarà collegata alla Polonia dal prossimo anno, attraverso un nuovo volo Bari Varsavia, già annunciato dal vettore irlandese.
Recentemente era già stato comunicata la rotta da Pisa per Varsavia ed ora che la compagnia irlandese, sembra aver messo le radici nell’est Europa, intende aprire nuovi varchi dall’Italia, non ultimo infatti il collegamento per la stessa città anche da Orio al Serio e Roma Ciampino.
La rotta verrà inaugurata dal 2 aprile 2013 e a darne notizia è stata Eleonora O’Connor, Sales and Marketing Executive di Ryanair per l’Italia: “Sono lieta di annunciare che a partire dal 2 aprile 2013 sarà operativa la nuova rotta dalla nostra base barese per Varsavia (Modlin) che avrà due frequenze settimanali (martedì e sabato) e grazie alle quali prevediamo di trasportare circa 30.000 passeggeri nel primo anno di operatività”.
 

Informazioni sul volo Bari Varsavia

La nuova offerta per la Polonia, sembra interessare molto alla compagnia irlandese, che in un giro di poco tempo ha annunciato diversi scali italiani che faranno rotta proprio sulla capitale polacca. I biglietti per Varsavia, fa sapere Ryanair, sono già in vendita sul sito internet e le tariffe sono come sempre molto appetibili e senza dubbio, alla portata di tutti.
Decisamente entusiasta di questo nuovo volo Bari Varsavia, l’assessore alla Mobilità della Regione Puglia, Guglielmo Minervini, che subito ha colto l’occasione per rimarcare il ‘solido’ legame tra la compagnia irlandese e la Regione Puglia. Il vettore irlandese, regina dei low cost viene considerato un partner strategico secondo l’assessore Minervini, proprio perché i voli a basso costo offerti, non solo per il volo Bari Varsavia, incrementano la mobilità anche verso Bari e poi inoltre offre lavoro all’indotto che ruota intorno alla scalo. Insomma si è chiusa definitivamente la polemica riguardante l’annuncio di un pilota Ryanair su un volo diretto proprio a Bari, che durante la fase di atterraggio pronunciò queste parole, “Siamo arrivati a Bari, città famosa per San Nicola e per la mafia”.
La compagnia Ryanair opera dal 2004 a Bari e nel 2010 lo scalo barese si è attestato tra le 10 basi italiane con 16 rotte, 21 nella stagione estiva, per un totale di oltre un milione e mezzo di passeggeri trasportati e 1.800 posti di lavoro in loco a fronte dei 79 milioni di passeggeri europei previsti dalla compagnia, entro fine marzo 2013.
 

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Con sede in Irlanda la B9 Shipping ha focalizzato i propri obiettivi, sulla progettazione di navi cargo, pensate come velieri da carico.
Invece di continuare ad inquinare con navi di grandi dimensioni alimentate a combustibile fossile, la B9 ha messo a punto un sistema denominato Dyna-rig di propulsione a vela in combinazione con un motore off-the-shelf Rolls-Royce alimentato a biometano liquido derivato da rifiuti urbani.
Insomma una nave del futuro e se il progetto riscuoterà successo, si aprirà una nuova era per il trasporto marittimo e forse anche il rilancio di un settore che in questi anni ha avvertito profondamente la crisi, con prezzi per il carburante, che secondo l’International Chamber of Shipping dal 2000 sono aumentati del 400%.

 

Navi Cargo

La tecnologia utilizzata dalla B9 per la nave da carico eolica, impiega le stesse vele montate su uno dei più grandi yacht di lusso nel mondo, il Maltese Falcon, di 88 metri.
Il disegno della vela rigida presente infatti sul Maltese Falcon con il sitema Dyna-rig, è una tecnologia che risale al 1960, grazie al lavoro dell’ingegnere idraulico tedesco Wilhelm Prolls, con vantaggi enormi per la navigabilità, perché il sistema di gestione elettronica non richiede linee di manovre o funzionamento a mano e risponde rapidamente alle mutevoli condizioni del vento. Il Maltese Falcon infatti ha attraversato l’Atlantico due volte e ha raggiunto una velocità massima di 24,9 nodi proprio grazie al sistema Dyna-rig.
Le vele che dovranno servire per la maggior parte del percorso, dovranno essere necessariamente supportate da biogas, ed è proprio su questo che il gruppo B9 Energy lancia la rivoluzione delle navi da cargo, sperimentando un alimentazione sostenuta da un flusso di rifiuti alimentari. In collaborazione al progetto anche l’Università di Wolfson Unit MTIA – University of Southampton che ha realizzato studi complessi ingegneristici, sulla fattibilità economica e sulle varie forme dello scafo. Ma la concorrenza anche in questo campo è tanta e sulla stessa rotta stanno già navigando l’azienda Eco Marine Power e l’Università di Tokyo.

La B9 si rivolge ad un settore di navi specifico, cargo sotto le 10.000 tonnellate e navi da crociera di dimensioni ridotte e che operano in aree dopo i venti soffiano.

 

Flagships of the Future

 

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