Mascherato è entrato all’interno dell’albergo Everglades lanciando una bomba.
Il gesto dell’uomo, che poi è fuggito via, ha fatto scattare l’allarme del personale dell’hotel che prontamente ha allertato gli agenti.
Gli uomini della sicurezza, arrivati sul posto, hanno provveduto all’evacuazione dell’intera struttura alberghiera, permettendo agli artificieri di lavorare indisturbati. Però, nonostante gli accorgimenti del caso, gli esperti non sono riusciti ad evitare l’esplosione avvenuta durante la fase di disinnesco.
 

Bomba all’Everglades

Provvidenziale l’impiego di un robot, tecnica ampiamente diffusa in Irlanda del Nord, per il recupero degli esplosivi. Fortunatamente, il bilancio della deflagrazione riguarda soltanto danni alla struttura dell’albergo, situato nella città di Derry. Non c’è stata ancora alcuna rivendicazione, anche se le modalità del gesto fanno ricadere i sospetti, degli investigatori, sulle cellule dissidenti ancora attive nell’area.


 

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Roddy Doyle torna nelle librerie con La musica è cambiata. Jimmy Rabbit, l’indimenticabile fondatore della band musicale dei Commitments, è tornato: ha quarantasette anni, una moglie innamorata, quattro figli e un cancro all’intestino.
Curabile, forse, ma è comunque una cosa con cui fare i conti. Jimmy ama ancora la musica, e la sua nuova attività: contatta e rende visibili sul web vecchie glorie musicali, permettendo ai nostalgici e ai giovani fan di comprare le loro canzoni.
Mentre affronta le cure, Jimmy scopre che nel 2012 si terrà a Dublino il congresso eucaristico, un evento che non accadeva in città dal 1932. Perché allora non rilanciare le canzoni e l’atmosfera di quell’anno? Se poi salta pure fuori un prezioso ritrovamento musicale dell’epoca, la situazione è perfetta.
 

La musica è cambiata

La musica è cambiata vede protagonista Jimmy Rabbitte che è tornato. Sono passati anni dall’avventura dei Commitments, ma la sua passione per la musica è sempre la stessa. Dismessi i panni del manager improvvisato, ora è padre di famiglia e mantiene i quattro figli andando a scovare vecchie band dimenticate per rispolverarne i successi e riproporli ai fan. Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio, Jimmy finisce in un grosso guaio, anzi due: l’attività comincia a risentire della crisi economica e gli viene diagnosticato il cancro. Eppure non si dà per vinto. Ritrova il vecchio amico Outspan, chitarrista dei Commitments, che di salute sta peggio di lui, e riallaccia i rapporti anche con Imelda, una delle coriste, con cui recupera il tempo perduto.
La musica è cambiata con Jimmy, punta all’ennesima rocambolesca avventura musicale: imbucare la band di suo figlio Marvin al festival rock più importante d’Irlanda, con una canzone che spopola su YouTube ma risale addirittura al 1932. O così dice Jimmy… Nei dialoghi spassosi e agrodolci che sono il marchio caratteristico di Doyle, si intrecciano con naturalezza la vita di tutti i giorni e la sensibilità sociale dell’autore: c’è l’Irlanda della recessione, il boom dei social media, lo spettro della malattia, ma soprattutto la nostalgia del passato e l’entusiasmo per il futuro. Perché i suoi personaggi hanno una vitalità e un desiderio di riscatto inesauribili.
Genere: letteratura internazionale
Listino: €18,50
Editore: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Data uscita: 22/05/2014
Pagine: 350
Formato: brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788823508064

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I Murales di Belfast nelle foto di Paola Romano in mostra per MAD LillaBOx al Jolly Bar di Latina realizzate durante gli anni del processo di pace del 1998.
Le peacelines sono delle barriere, alte sei metri, che dividono le aree protestanti da quelle cattoliche erette nel 1970.
Gli accordi del Venerdì santo hanno garantito e stanno ancora garantendo una pace duratura anche se l’obiettivo sarà quello di demolire questi muri ricoperti di graffiti.

 

Mad Lillabox

A cura di Fabio D’Achille l’esposizione è disponibile fino al 26 giugno.
 

Paola Romano

Paola Romano nasce a Monterotondo il 17 Settembre del 1950. Pittrice e scultrice si forma a Roma, dove vive e lavora. Dopo gli studi Al Rufa, Accademia di Belle Arti di Roma, negli anni ’90 segue una propria ricerca sulla figurazione gestuale. Conclusa da diversi anni la stagione di ricerca figurativa, l’artista attraversa un periodo strettamente aniconico per approdare, intorno al 2000, ad una pittura di matrice informale dominata dall’utilizzo della materia, che si lascia maneggiare fino a fondersi, offrendo sensazioni tattili quasi tridimensionali. La tela è quindi il campo in cui si consuma l’incontro-scontro tra la materia, il bianco e il nero, il rosso e l’oro.
E’ il teatro di un contrasto. Nelle opere della Romano ogni elemento nasce da una sorta di processo di sedimentazione del pigmento e degli altri materiali utilizzati. Paola Romano espone in numerose collettive con un grande consenso. A partire dal 2004, con una serie di mostre personali, si afferma in maniera prorompente nel panorama artistico italiano ed internazionale. Oggi le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private (alcune tra le sue opere sono esposte stabilmente presso la Fondazione Magna Carta e le Sale Urbaniane della Città del Vaticano) e sono sempre più richierste da istituzioni museali europee ed internazionali. Negli ultimi anni Paola Romano ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio internazionale Arcaista (Taequinia, 2007), Approdi d’autore (Ischia 2007), Premio Roma 2009.
In un unico giorno le 35 tele-sculture dell’artista sono state esposte presso la Pontificia Università Urbaniana. Tra le esposizioni ricordiamo il Museo degli Strumenti Musicali di Roma, la partecipazione alla 53esima Biennale d’Arte di Venezia, e la personale “Equilibri astrali” presso Complesso Monumentale Sant’Andrea al Quirinale di Roma nel 2012. Ad Hong Kong ha esposto le proprie opere presso il “Cultural Center” Teatro dell’Opera nell’ambito di una manifestazione organizzata per valorizzare il talento italiano. In tale occasione è stata rappresentata l’Aida di Giuseppe Verdi: una prova, quindi di come l’opera della Romano sia stata considerata rappresentativa dell’arte italiana contemporanea. Quattro tele sono state richieste da Pupi Avati per il film “La cena per farli conoscere”.
“La prima cosa che colpisce della tecnica di Paola Romano – sostiene Giuseppe Di Giacomo, docente di Estetica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma – è la commistione di colore e materia: si tratta infatti di una pittura materica che si serve di un’eterogeneità di materiali. L’artista predilige gli smalti mescolati con sabbia e metalli e i colori bianco, nero, giallo e rosso: insomma per la Romano dipingere significa entrare nella materia e nel colore esplorandone tutte le possibilità e dando vita al suo obiettivo dichiarato, il movimento”. Si tratta di un’arte informale che antepone all’esigenza di esternare un’immagine quella di comunicare la difficoltà del vivere umano, la mancanza di certezze, il desiderio di spiegazioni più profonde. Tutto ciò, unito ad un forte impatto visivo, rende le tele della Romano non solo suggestive ma anche concettuali.
 

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Confermata la presenza di Bono e The Edge che, nel nuovo film di John Carney, firmeranno la colonna sonora.
Lo sceneggiatore irlandese, classe ’72, vuole ripercorrere l’amore per la musica ambientata nella sua Dublino e, forse, alcune fasi della vita del frontman degli U2.
«Sing Street» sarà un «semi-autobiografico» anni ’80 con protagonista un quattordicenne, Cosmo, che in preda a crisi familiari e ristrettezze economiche formerà una band con i propri compagni di scuola. Giovane e ribelle, andrà in cerca di fortuna a Londra insieme alla sua ragazza aspirante modella.
 

Sing Street, il film

Carney è divenuto celebre per il suo «Once» datato 2006, dove si è aggiudicato un Oscar come miglior canzone. Protagonista di quel film il frontman dei Frames (dove suonava anche lui) Glen Hansard e Marketa Irglova. Hansard, tra l’altro, è un caro amico di Bono. I due si danno appuntamento ogni anno, durante le feste di Natale, lungo Grafton Street.
 

Once, il trailer 2006

 

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I fiocchi di grafite diventano grafene, questo si sapeva.
Bisognava invece capire come ottenere una produzione di massa. Ci sono riusciti alcuni scienziati del Trinity College di Dublino utilizzando strumenti già in commercio.
Come spiega Jonathan Coleman (centro AMBER) l’uso di miscelatori da cucina, rotazione e taglio, separano gli strati del grafene senza modificarne la struttura.

 

Produrre grafene facilmente

L’esperimento è molto semplice: in mezzo litro d’acqua sono stati messi 10-25 millilitri di detergente e 20-25 grammi di polvere di grafite. Poi con un frullatore hanno miscelato il tutto ottenendo fiocchi microscopici sospesi nell’acqua. Una rivoluzione visto che il grafene, costituito da uno strato di carbonio dello spessore di un solo atomo, sarà destinato a diventare il materiale del futuro.
 

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