Presentazione e degustazione di prodotti food & wine italiani ai buyer irlandesi.

La FIBI, Federation of Italian Business in Ireland in partnership con la Strive International Consulting Ltd , organizza “Tasting Italy in Dublin”, un tasting mirato ad importatori e buyer irlandesi.

Il 3 Dicembre 2014 a Dublino, presso il Pinocchio Restaurant, le aziende italiane incontreranno direttamente gli operatori economici irlandesi interessati a degustare ed eventualmente acquistare le loro eccellenze.

Tasting Italy in Dublin

 

Tasting Italy in Dublin

Il Made in Italy agroalimentare si presenta agli importatori Irish attraverso una iniziativa di tasting volta alla promozione delle tipicità italiane sul mercato irlandese. Lo scopo del progetto è quello di aprire uno sbocco in un mercato molto interessante per il food & wine come quello irlandese. Nell’ultimo anno le importazioni di prodotti agroalimentari sono cresciute del 9% con un fatturato totale del settore di circa 13 miliardi di euro e sono ancora in crescita.

Interessanti le prospettive di sviluppo: il consumatore irlandese è notevolmente attratto dalle produzioni agroalimentari Made in Italy; in molti casi sa già riconoscere i prodotti italiani e dimostra di apprezzare sempre di più la dieta mediterranea e l’Italian Cooking Style per i suoi indiscussi principi salutistici.

Le analisi dell´interscambio commerciale con l´Italia confermano questi aspetti: nell’ultimo anno le importazioni di prodotti alimentari dal nostro paese sono cresciute, in particolare quelle delle bevande e dei prodotti da forno.

Il food & wine Made in Italy è considerato di ottimo livello in generale e pieno di eccellenze per la tradizione millenaria e soprattutto la varietà di prodotti che si possono trovare di regione in regione cosa che manca in un’isola non molto grande come l’Irlanda.
Il progetto è strutturato sulla massima concretezza per ottenere come risultato immediato la promozione delle aziende, sviluppo di accordi commerciali con importatori e l’inserimento dei prodotti sul mercato irlandese.

La serata sarà interamente dedicata alla presentazione dei prodotti delle aziende partecipanti con la degustazione dei prodotti presentati. Le aziende avranno a disposizione uno spazio dedicato con schermo e proiettore per poter presentare durante la serata i prodotti, la storia, il territorio di provenienza delle aziende, i processi produttivi, le tradizioni storiche e le persone che lavorano in azienda.

L’evento è a numero chiuso, verranno invitati esclusivamente 40 operatori selezionati per permettere di raggiungere il massimo risultato.

Gli operatori che parteciperanno agli incontri diretti rientrano nelle seguenti categorie: Manager di Ristoranti, Chef, Floor Manager, Distributori Specializzati, Titolari di Negozi Gourmet, Wine shop, Delicatessen Shop, Catene di supermercati, Scuole di cucina, Strutture di catering.

 

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È bufera sulla confezione Buttermilk venduto nei supermercati Tesco in Irlanda e Gran Bretagna. L’immagine fa pensare ad un pene giallo disegnato con all’interno una brocca che versa del latte.

A pubblicare la foto è stato un cliente attirato dall’imballaggio mentre stava facendo la spesa all’interno di un supermercato a Terenure.

Commenti a parte sui social network a finire sotto accusa è il marketing strategico che le grandi catene come Tesco, Asda, Sainsbury e Morrison utilizzano per far riempire i carrelli ai clienti.

Quel pene sulla confenzione del latte

Buttermilk è un latte venduto all’interno dei supermercati Tesco, diffusi prevalentemente in Gran Bretagna e Irlanda. Probabilmente per attrarre clienti, questa azienda ha realizzato una confezione in cui si vede chiaramente un pene giallo disegnato con all’interno una brocca che versa del latte.

La foto è stata scattata a Dublino e postata su Imgur da un cliente. Subito dopo la sua diffusione, sul web è cominciato il dibattito. Qualcuno ha detto che si tratterebbe di un messaggio subliminale rivolto ai clienti più fedeli, che sarebbero invitati a riprodursi per creare una nuova generazione di acquirenti. Scherzi a parte, la foto è davvero fedele e non sembra affatto casuale.

 

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In Irlanda del Nord il sesso a pagamento potrebbe diventare illegale. Sta facendo discutere un disegno di legge, in materia, che ha già ricevuto il primo via libera dalla Assemblea di Stormont, con 81 voti favorevoli.

Si tratta di una lunga lista di clausole che intendono contrastare il traffico di esseri umani e l’introduzione di nuove sanzioni rivolte ai clienti e ai protettori che alimentano il commercio sessuale.

Una decisione in linea con il modello nordico che ha già ricevuto l’approvazione da parte dell’Unione Europa. La Svezia è stata il primo paese a criminalizzare l’acquisto di sesso, nel 1999 è toccato alla Norvegia mentre l’Islanda ha adottato il modello nel 2009. Soltanto nel dicembre 2013 la Francia ha seguito l’esempio.

Sesso a pagamento

Attualmente, fare sesso a pagamento tra adulti consenzienti nel Nord è legale anche se le norme vigenti non contemplano che questa attività sia esercitata sul marciapiede e nei bordelli. Secondo una ricerca pubblicata dalla Queen’s University di Belfast sarebbero 17.500 gli uomini che ogni anno pagano per fare sesso nel nordirlanda.

Contrarie al provvedimento le escort che come “Caroline” pubblicizzano le loro prestazioni sessuali su internet e lavorano in maniera indipendente. La donna che opera a Belfast sostiene di ricevere sei clienti al giorno con un tariffario che oscilla tra i 90 pounds per 30 minuti fino ad un massimo di 150 sterline per un’ora. Lavorando all’interno di un appartamento in affitto e senza avere intermediari, spiega la prostituta, non viene infranta alcuna legge.

Altre lavoratrici ritengono che sarebbe più opportuno introdurre un sistema a licenze, come avviene in Nuova Zelanda, in grado di depenalizzare il lavoro sessuale e fissare le regole per il controllo del mercato del sesso. Il modello New Zealand, infatti, permette a quattro donne di lavorare nella stessa proprietà, aumentando così la sicurezza delle ragazze. Una proposta secondo alcune delle escort che porterebbe dei benifici a tutte coloro che hanno scelto di fare liberamente il mestiere più antico del mondo.

 

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In alcune zone dell’Irlanda rurale ci sono case senza numeri civici e strade senza nome, dove la consegna delle lettere si affida alla buona volontà dei postini che nella zona conoscono tutti.

Secondo i dati diffusi dal governo centrale almeno il 35% delle case in Irlanda non dispone di un indirizzo univoco. Per questo dal 2015 entrerà in vigore nel paese una nuova numerazione che prevede l’introduzione di codici postali assegnati ad ogni singola abitazione.

Un numero composto da sette caratteri che individuerà in maniera inequivocabile le 2,2 milioni di famiglie che risiedono nell’Isola. Si chiama «Eircode» e oltre a facilitare il lavoro delle poste irlandesi verrà utilizzato anche per migliorare il controllo sulle entrate fiscali.
 

 

Codice postale

La gente sembra aver accolto positivamente l’introduzione di un nuovo codice postale perché è facile trovarsi nella cassetta delle lettere la posta di qualcun altro. Un ex ministro del governo irlandese Patrick Murphy ha raccontato al The Journal l’odissea delle sue lettere da quando si è trasferito in una piccola città, nella contea di Limerick, dove risiedono altre persone omonime.

 

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Sono accusate di aiuti di stato nei confronti di multinazionali come Apple e Fiat. Così l’Unione europea si avvia a multare Irlanda e Lussemburgo se non saranno in grado di fornire informazioni adeguate sugli sgravi fiscali “riservati” all’azienda di Cupertino e Fiat Finance e Trade.
«A rischio il principio di concorrenza», ma siccome la Commissione non dispone di elementi per riscontrare se tali scelte sono compatibili con il mercato interno, l’accusa per il momento è quella di «aiuti di Stato illegali».

Le indagini vanno avanti dallo scorso giugno e riguardano sia il gruppo Fiat che l’azienda della “mela” pronta a sbarcare il prossimo ottobre nel mercato cinese con il nuovo smartphone iPhone 6.

La UE e il fisco

Critica Apple, che risponde alla Ue con un comunicato: «Siamo soggetti alle stesse leggi fiscali a cui si assoggettano innumerevoli altre aziende che operano nell’isola. Apple è orgogliosa della sua lunga storia irlandese e delle 4.000 persone a cui abbiamo dato lavoro a Cork. Loro servono i nostri clienti attraverso la produzione, il supporto tecnico e altre importanti funzioni. Sin da quando l’iPhone fu lanciato nel 2007 – conclude Apple – i nostri versamenti al fisco, in tutto il mondo, sono aumentati di dieci volte. Per continuare questo tipo di crescita e i benefici che porta alle comunità in cui lavoriamo e viviamo, crediamo che sia assolutamente necessaria una riforma profonda della corporate tax».

 

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