Il Festival Celtico a Campo Ligure va in scena dal 4 al 7 agosto 2017.

A Campo Ligure, piccolo borgo dell’entroterra genovese, durante il primo weekend di agosto si respirerà aria irlandese con la XXI edizione della rassegna di musica celtica a cura dell’Associazione Corelli di Savona denominata CAMPOFESTIVAL. I concerti si svolgono all’aperto, nella splendida cornice del Castello Spinola a partire dalle ore 21.15, e vedranno esibirsi musicisti di fama internazionale: venerdì 4 agosto MICK O’BRIEN & BIRKIN TREE (The Irish piping night – Irlanda/Italia), sabato 5 DAIHM (Traditional gaelic & highland music – Scozia) e si concluderà in bellezza domenica 6 agosto con CIARAN MULLIGAN & PROJECT 1ST (Concertina & flute – Irlanda/Italia)
Dal 4 al 7 agosto, si svolgerà inoltre la XX Sagra del cinghiale organizzata dal Comitato Locale della C.R.I.: un’ottima occasione per gustare piatti tipici della tradizione ligure nel parco del Castello.
Durante tutto il weekend il Castello, generalmente chiuso al pubblico, ospiterà la mostra di pittura a cura dell’Associazione Culturale “De Vignola” e la mostra fotografica del Club “Fotografando” e sarà quindi visitabile gratuitamente.
Sabato 5 e domenica 6 agosto il centro storico verrà animato da un mercatino a km 0 nel quale i produttori della Valle Stura presenteranno le loro eccellenze (sabato a partire dalle ore 17, domenica a partire dalle 10.30), e da due stand provenienti dal Comune di Corbelin (paese gemellato con Campo Ligure) nei quali si potranno assaggiare i loro prodotti tipici. Nella giornata di domenica poi, un gruppo di splendide moto Gold Wing si raduneranno per tutta la giornata a Campo Ligure e rimarranno esposte in P.zza V. Emanuele II.
Come arrivare al CampoFestival:
In auto: Autostrada A26 (Genova-Gravellona Toce) uscita Masone SP456 del Turchino
In treno: Linea Genova – Acqui Terme
In bus: linea ATP (Genova, Masone, Campo Ligure, Tiglieto); linea SAAMO (Ovada – Masone)
Festival Celtici in Italia

Un ristorante italiano con 35 posti a sedere è alla ricerca di un cuoco (non pizzaiolo), che riesca a gestire fornelli e una piccola griglia.
Il ristorante italiano Alba Restaurant sta cercando un cuoco capace di gestire fornelli e una griglia per 35 coperti. Il candidato, che non dovrà superare i 35 anni, sarà affiancato da un aiuto cuoco nella preparazione degli antipasti e dei contorni.
Il ristorante italiano richiede un’esperienza minima di cinque anni e la disponibilità a trasferirsi a Enniscorthy, nella Contea di Wexford, nel sud-est dell’Irlanda. Secondo i proprietari la retribuzione è buona e prevede dei bonus annuali.
 

Candidarsi

Per candidarsi: rivolgersi al seguente indirizzo email (info@albarestaurant.ie).

Numero dei posti: 1
Ore di lavoro alla settimana: 39
Salario minimo/massimo: buono, con bonus annuali
Tipologia di contratto: Full-Time

Datore di lavoro/Riferimento agenzia

Alba Restaurant – (http://www.albarestaurant.ie/)
4 Bridgepoint, Abbey Quay, Enniscorthy – Wexford
Phone: (053) 9239651 (Info prefisso Irlanda)
 

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Lady Gaga è salita sul palco del Madison Square Garden durante la serata degli U2 a New York. Seminuda e con una capigliatura da leonessa, la statunitense ha preso posto al pianoforte per duettare con Bono sulle note di Ordinary love, il brano divenuto colonna sonora del film su Nelson Mandela: Long Walk to Freedom.
Ci sono state tante occasioni per parlare, nel bene e nel male, del tour mondiale della band di Dublino.
Ha fatto i numeri in rete il video che documenta la caduta dal palco del chitarrista The Edge e anche l’invito, da parte di Bono, di alcuni fan chiamati a suonare insieme agli U2.
 

Duetto sulle note di Ordinary love

Questa volta a regalare emozioni è stata l’attivista americana, Lady Gaga, reduce da un concerto all’Umbria Jazz Festival con Tony Bennett.

 

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Continua il tour in Italia di Rice. Dopo aver incantato Roma, il cantautore irlandese sarà a Taormina il 27 luglio e il 30 a Verona.
Questi video raccontano alcuni momenti del concerto del cantautore irlandese all’Auditorium Parco della Musica.
Il pubblico è salito sul palco e ha iniziato a cantare insieme a Damien, alcune delle sue canzoni più celebri.
 

Concerto a Roma

Damien Rice si è presentato nella capitale con un set acustico, lui da solo con la sua chitarra. Con oltre tre milioni di dischi venduti, il musicista di Celbridge, cittadina situata nella contea di Kildare, si è consacrato al grande pubblico con due brani «The blower’s daughter» e «Cold water», inseriti come colonne sonore dei film «Closer» e «Piccole bugie tra amici».

 

 

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Uomini e donne in abiti paramilitari hanno sfilato lungo le strade della città di Derry durante i funerali di Peggy O’Hara, madre del combattente dell’INLA, Patsy O’Hara morto nel carcere di Long Kesh nel lontano 1981. Martin McGuinness si è detto rattristato dalla morte della donna.


Martin McGuinness del Sinn Féin ha espresso il proprio cordoglio per la morte di Peggy O’Hara, madre di uno dei dieci repubblicani irlandesi che parteciparono all’Hunger Strike, lo sciopero della fame che li portò alla morte nel carcere di Long Kesh. Pasty morì il 21 Maggio 1981, dieci anni dopo essere entrato a far parte del Na Fianna Eireann, l’ala giovanile dell’IRA.
Patsy O’Hara iniziò lo sciopero della fame il 22 marzo 1981 ed alle 23:29 del 21 maggio seguente morì, dopo 61 giorni di digiuno: aveva solo 23 anni.


 

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Il giocatore dell’Irlanda del Nord, James McClean, non rispetta l’inno inglese e in campo sulle note di God Save The Queen si volta di spalle. Un gesto che fa infuriare compagni e tifoseria e ne nasce un caso sui social.
James McClean si è voltato di spalle durante l’inno nazionale britannico. Già in passato, il giocatore nato a Derry si era rifiutato di indossare sulla divisa uno dei simboli del team inglese per il quale giocava.
 

La disobbedienza di James McClean

Si trattava di un papavero rosso, che lui riteneva essere irrispettoso delle vittime che hanno perso la vita durante i Troubles in Irlanda del Nord. Pioggia di critiche sono arrivate su Twitter e qualche tifoso lo ha persino offeso. McClean ha smorzato gli animi dicendo: «Non ho bisogno di dire niente o lo farò quando vorrò io».


 

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Come il sole di mezzanotte è il secondo romanzo di Liliana Onori.

Come il sole di mezzanotte ti porta nell’Irlanda di fine ottocento dove la contessina Anna Delarey torna a casa dopo aver concluso il college. Non conosce l’amore, ma sa cosa vuole: non permetterà a nessuno, nemmeno a sua madre, di farle accettare un matrimonio combinato.
La donna, infatti, sogna un uomo da amare, al di là delle convenzioni sociali e, quando incontra Julian, il bel marinaio, è amore assoluto in grado di illuminare ogni cosa, come il sole di mezzanotte. Anna e Julian sono certi che il loro sentimento potrà superare qualsiasi pregiudizio, ma il destino è in agguato e Anna si troverà di fronte ad una scelta: rimanere ancorata a un passato che non può più tornare oppure faticosamente, coraggiosamente, lottare per il proprio futuro.

La prima volta che ho preso la penna in mano ho capito che da quel momento l’unica cosa che avrei voluto fare era scrivere.
Liliana Onori

Il romanzo offre una lettura coinvolgente e come sostiene l’autrice: «A me piace pensare che il mio essere sia destinato alla scrittura perché come diceva Italo Calvino»: «ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d’una pagina bianca, e che potrò raggiungere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie e le insoddisfazioni».
Genere: letteratura rosa
Editore: Librosì Edizioni
Data uscita: 13/06/2015
Formato: Ebook
Lingua: Italiano
EAN: 9788898190539

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Qualche giorno fa, Enda Kenny ha visitato il Padiglione Irlanda a Expo Milano 2015 e poi è stato ricevuto dal premier italiano Matteo Renzi a Roma.
Il Primo Ministro ha visitato il Padiglione Irlanda, dove è stato accolto dall’Ambasciatore d’Irlanda, Bobby McDonagh, e dal CEO di Bord Bia, Aidan Cotter, che ha presentato gli ultimi sviluppi del progetto Origin Green.
Il programma è stato avviato dall’Irish Food Board nel giugno 2012 al fine di rendere l’Irlanda leader mondiale nella produzione sostenibile di alimenti e bevande di alta qualità, e tema cardine della partecipazione irlandese a Expo.


Origin Green, in perfetta sintonia con i valori al centro di EXPO Milano 2015, si inserisce nel quadro delle numerose iniziative sviluppate dall’Irlanda per promuovere una produzione sostenibile, tra le quali spicca Food Wise 2025 – strategia recentemente lanciata dal Primo Ministro Enda Kenny insieme al Ministro dell’Agricoltura Irlandese, Simon Coveney, per rilanciare il settore agroalimentare irlandese al fine di aumentare le esportazioni e creare nuovi posti di lavoro.
Obiettivi del progetto sono, infatti, l’incremento delle esportazioni dell’85%, che raggiungerebbero così il valore totale di 19 miliardi di euro, con un aumento del valore aggiunto complessivo del settore del 70%, corrispondente a 13 miliardi di euro. L’obiettivo per il settore primario è di una crescita del 65%, per un valore stimato di circa 10 miliardi di euro. Food Wise 2025 mira a creare 23.000 nuovi posti di lavoro nel settore agricolo entro il 2025.

Il Padiglione Irlanda e Origin Green

L’esperienza all’interno del Padiglione Irlanda, che si sviluppa su una superficie complessiva di 1.175 mq distribuita su tre livelli, ha il suo focus principale nello spazio collocato al piano terra, che offre un’esperienza memorabile: un filmato coinvolgente permetterà ad ogni visitatore di fare un tour virtuale in Irlanda e imbattersi nei suoi paesaggi marini mozzafiato, nelle sue campagne incontaminate e nelle sue praterie rigogliose, mostrando come gli irlandesi riescano a gestire un clima mite ma in continuo mutamento, per dar vita ad un’agricoltura esemplare e sostenibile, promossa dal programma Origin Green.
Il cuore del progetto, avviato dall’Irish Food Board nel 2012, è la carta della sostenibilità, che afferma l’impegno dell’industria food&beverage irlandese a ridurre i consumi di energia, minimizzando l’impronta di CO2 e mitigando l’impatto sull’ambiente. Ad oggi, l’Irlanda ha valutato le emissioni di 43.000 fattorie dedicate all’allevamento di bovini e 18.000 aziende casearie, raccogliendo dati su CO2, risorse idriche e biodiversità. L’Irlanda è il primo paese al mondo ad intraprendere questa iniziativa a livello nazionale e a livello delle singole fattorie. Attualmente, 460 aziende irlandesi hanno aderito al progetto Origin Green.
 

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Siamo lieti di presentare, in anteprima mondiale, sul portale Irlandaonline, l’album Whiskey ‘n Beer degli Alban Fuam, dodici cover rivisitate di canzoni e ballate della musica tradizionale irlandese, del calibro di “The Irish Rover”, “Whiskey in the Jar”, “The Wild Rover” e “Molly Malone”.
Ecco cosa ci hanno detto:
Scaldiamoci la voce: meglio birra, poitín o whiskey?
«Questa domanda non ci era mai stata fatta! Beh, io direi birra. Alcuni di noi preferiscono le scure, come la Guinness, altri le bionde come la Harp. Whiskey? Sì, ma non troppo pesanti. Provate l’Irish Mist!»
Raccontate l’Irlanda ma siete una band veronese. Come nasce questa vocazione per l’Isola Verde?
«Tutto nasce dai numerosi viaggi in Irlanda fatti, sin da bambino, dal nostro Davide, chitarrista e leader fondatore. La musica, i colori, le sensazioni provate in quelle terre si sono innestate nella sua mente e si sono poi trasformate nel progetto musicale Alban Fuam, che dal gaelico significa “festa di luce e di suono”. Nel 2009 scopre che Cecilia, un’amica violinista, condivide la stessa passione. Di lì a poco, decidono di coinvolgere anche gli altri musicisti che tuttora formano il gruppo, capendo che quella era la strada che volevano percorrere».
Da chi è formato il gruppo, chi suona cosa?
«Siamo un quintetto, e i membri sono: Davide Florio (chitarra e Bouzouki), Cecilia Zanchetta (Fiddle e flauto), Manuel Sanavio (Fiddle a Viola), Alessandro Romagnoli (Bodhran e rullante) e Piero Facci (voce e armonica). Il nostro genere di riferimento ovviamente è l’irish music, ma l’abbiamo arricchito inserendo ritmi swing, riff funky, e sonorità bluegrass creando un tessuto musicale non privo di sfumature».
Ascolta il brano The Irish Rover interpretato dalla band

Il vostro ultimo lavoro è l’ennesimo omaggio che fate all’Irlanda?
«Esatto. È il nostro quarto album ed è il primo con un’etichetta discografica (MaxySound)».
Nell’album ci sono ballate e canzoni irlandesi davvero celebri. Non è un po’ come vincere facile?
«È una scelta che abbiamo fatto con il produttore Max Titi. Siamo una band relativamente giovane e non volevamo debuttare sugli store digitali con materiale troppo ricercato o sofisticato. Stiamo iniziando a farci conoscere all’estero, dobbiamo farlo con brani conosciuti, probabilmente nessuno ascolterebbe un nostro inedito adesso come adesso. Portiamo comunque qualcosa di nuovo e fresco, cioè nuove versioni di brani che tanti altri hanno interpretato. Essere artisti non basta, bisogna sapersi vendere, ed è qui che subentrano le strategie di web marketing».
La celebre Whiskey in the Jar

Ci svelate qualche curiosità sugli arrangiamenti?
«Nell’album Whiskey n’ Beer troverete arrangiamenti più completi rispetto ad una nostra performance live perché Max (il sesto Alban!) ha impreziosito i nostri brani con la sua creatività musicale. È stato aggiunto il banjo, il basso e qualcosa con la fisarmonica, e nonostante siano stati usati tutti strumenti folk abbiamo voluto dare, su alcune canzoni, un taglio leggermente pop».
Come nasce il vostro rapporto con il produttore Max Titi e le collaborazioni con altri artisti presenti in alcune canzoni del disco?
«Non capita tutti i giorni di imbattersi in personaggi come Max Titi. Autore, compositore, arrangiatore, fonico, un secondo posto a Sanremo; un giorno ci telefona dicendoci che vuole produrci un disco. Era la svolta che stavamo aspettando da tempo! Abbiamo instaurato con lui un rapporto professionale e di amicizia, abbiamo lavorato sodo in questi sei mesi sulla qualità del suono, restando affascinati dalla sua passione e dal suo enorme bagaglio di esperienza. Abbiamo creato, a nostro parere, un prodotto competitivo, ma non si smette mai di crescere e di imparare a fare meglio. Alessandro e Giulia, gli special guest, sono nostri grandi amici e colleghi musicisti. Ci tenevamo a far cantare loro qualcosa nel disco e ne sono usciti dei duetti fantastici!»
Ascolta il brano Molly Malone estratto dal disco Whiskey n’ Beer

La presentazione di Whiskey n’ Beer in Irlanda?
«Ufficialmente no, ma chiunque potrà ascoltare la nostra musica sugli store digitali in tutto il mondo. È un po’ come se un giapponese presentasse in Italia un disco di musica lirica cantata in italiano. Personalmente sarei un po’ titubante».
Qual è la città irlandese o il luogo che più amate?
«Amiamo Galway, una città a misura d’uomo, piena di giovani e di musica. Ma siamo molto più affezionati alla piccola Drumshanbo dove nel 2012 e 2013 abbiamo conosciuto molti musicisti da tutto il mondo studiando musica al Joe Mooney festival».
Ascolta la canzone Dirty Old Town

Di gaelico avete il nome del gruppo, ma sapreste contare fino a dieci in quella lingua?
«Khrah, Ojss.. Dryn…. scherzavamo, il gaelico non lo conosciamo, dovremmo prendere ripetizioni! Un abbraccio a tutti, ascoltate il nuovo disco Whiskey n’ Beer su Spotify e seguiteci su FaceBook. Slàinte!»

Ascolta le altre tracce su Spotify

Segui la band su FacebooK Fuam

Biografia

Gli Alban Fuam sono un gruppo di musicisti che racconta l’Irlanda attraverso coinvolgenti musiche irlandesi e celtiche, da loro sapientemente riarrangiate in una chiave più contemporanea che tradizionale. Influenze folk, country e swing si mescolano a quelle irish e danno vita ad un tessuto musicale ricco di sfumature. Il gruppo è all’attivo dal Giugno 2009.
Dopo molti concerti ed ore spese in sala prove, il gruppo registra “Festa di luce e di suono” (2010) e “The Rusty Mackerel” (2011), quest’ultimo con la presenza di Frankie Gavin, leader dello storico gruppo irlandese De Dannan dal 1974. Un sogno che diventa realtà, perorato dalla vittoria del concorso “Bande Sonore” 2011 e dalla finale del “Verona Talent Show”. Il live del novembre 2011 al teatro Astra di S. Giovanni Lupatoto (VR) con Frankie Gavin e la cantante Michelle Lally è un successo che spinge alla ristampa di “The Rusty Mackerel”, con tre canzoni registrate live durante il concerto.
Il Music Village a Lecce (agosto 2012) è un’altra tappa prima del successo del 16 settembre: i ragazzi accompagnano Frankie Gavin & De Dannan sul prestigioso palco del teatro Romano, suonando davanti ad una platea numerosa. L’amore per la musica irlandese è talmente forte che li spinge a perfezionare ritmi e melodie con un intenso periodo di studio nella “Joe Mooney Summer School” di Drumshanbo, nel Nord dell’Irlanda.
Il 2012 è foriero del nuovo cantante Piero Facci, messo subito alla prova con l’EP “The Wild Rover”. La voce calda di Facci permette agli Albam Fuàm di proporre anche chicche della tradizione folk “da pub” e di esibirsi nel concerto di capodanno 2014 in piazza Bra a Verona davanti a più di 40.000 persone. Dopo tante soddisfazioni arriva l’ennesima: il 2015 è l’anno di “Whiskey ‘n Beer” prodotto da Max Titi e pubblicato dall’etichetta Maxy Sound. Prossima fermata: il mondo.
 

Alban Fuam e altre risorse

L’insolita idea di Christy Davies, un docente della Reading University, durante il periodo dei Troubles

Spostare l’intera popolazione di Hong Kong in una nuova città costruita appositamente tra Coleraine e Londonderry, in maniera tale da rivitalizzare l’economia stagnante dell’Irlanda del Nord.
Era questa l’idea bizzarra di Christy Davies, docente all’Università di Reading, suggerita nel 1997, quando la Gran Bretagna restituì Hong Kong alla Cina. Secondo il professore, dopo l’annessione, gli oltre cinque milioni di abitanti non avrebbero avuto un futuro. Perciò sarebbe stato meglio incrementare la popolazione di quell’aria del Nord Irlanda, che nel censimento del 2011 ospitava soltanto 1,8 milioni di persone.
La proposta suscitò la curiosità di qualche funzionario e prevedeva l’impegno del governo unionista di mantenere il controllo sul territorio. Ma la risposta arrivata dal Foreign Office fu lapidaria: “non è una cosa seria”.
 

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