Il cantautore irlandese Damien Rice fa il suo esordio al Pistoia Blues 2016, unica data italiana.
Il Pistoia Blues Festival (chiamato per un periodo Bluesin) è un festival musicale che si svolge nel mese di luglio nella città toscana di Pistoia. Fondato nel 1980 da Raffaele Barki e dall’Associazione “Isola del Tonal” di cui Barki era Presidente, ultimamente viene organizzato dall’Associazione Blues In e dal Comune di Pistoia in collaborazione con la Regione Toscana. Il festival si svolge generalmente in 3 serate, anche se ci sono state edizioni con serata unica e altre fino a 6 giorni (1995).
Il live si terrà il 16 luglio in piazza del Duomo.
 

Pistoia Blues 2016

È ufficiale, al Pistoia Blues 2016 ci sarà l’artista Rice con le sue struggenti ballate, vecchi cavalli di battaglia e nuovi brani come “Hypnosis”, inserito nella colonna sonora del film su Kahlil Gibran, “The Prophets”. Rice avrà la possibilità di incontrare di nuovo il pubblico italiano e di presentare, al festival pistoiese, il suo ultimo lavoro: “My Favourite Faded Fantasy”.

Nel 2015, il suo tour ha fatto registrare il sold out. Le prevendite per il concerto sono aperte, i biglietti sono in vendita ad un prezzo che oscilla tra i 35 e i 40 euro. Un appuntamento importante, visto che Pistoia Blues Festival (chiamato per un periodo Bluesin) risale al 1980, data della prima edizione. Avvenimento che è ricordato dagli appassionati del settore dalla presenza di musicisti e personalità divenute leggenda. Ne sono un esempio Muddy Waters, di Fats Domino, B.B. King, Alexis Korner, Dizzy Gillespie oltre degli italiani Pino Daniele e Roberto Ciotti. Fu, allora, il primo festival in Italia dedicato alla musica blues.
 

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Un appello su Facebook rompe l’incantesimo del peluche smarrito al ristorante del lussuosissimo Adare Manor a Limerick. Era di una bambina. Seppure per pochi giorni, in compagnia dello staff, il coniglio di pezza se l’è spassata.

Vita da nababbo, per pochi giorni, poi l’appello su Facebook ha fatto il suo corso e il peluche diventato famoso su internet è tornato a casa, fra le braccia della padrona. Tutto è iniziato con una foto pubblicata sul profilo ufficiale dell’hotel di lusso, dove si legge: “Ho perso il mio proprietario a colazione all’Adare Manor“. Diverse fotografie hanno coinvolto parte dello staff e come un racconto a puntate, la rete si è appassionata alla storia.

 

Chilling before breakfast
Posted by Adare Manor Hotel on Domenica 3 gennaio 2016

L’iniziativa è stata così apprezzata dai clienti, che la direzione della struttura ha deciso di pubblicare lo storytelling sulla permanenza del coniglietto nell’albergo. E così, come in una campagna pubblicitaria, dalla colazione alla cena, passando per la Spa, il pupazzo è stato fotografato in ogni angolo dell’edificio, prima di essere restituito a Kate, una bambina di tre anni.

 

Getting used to this, afternoon tea at Adare Manor
Posted by Adare Manor Hotel on Domenica 3 gennaio 2016

 

Off to stretch my legs with Claire after afternoon tea..
Posted by Adare Manor Hotel on Domenica 3 gennaio 2016

 

Good night from Adare Manor, tomorrow I go home, had lots of fun & everybody looked after me so well, going to miss this place
Posted by Adare Manor Hotel on Domenica 3 gennaio 2016

 

Just enough time for a massage from lovely Kate in the treatment rooms before I go home. It’s been a wonderful holiday but I can’t wait to see my owners again!
Posted by Adare Manor Hotel on Lunedì 4 gennaio 2016

 

Reunited at last … yippee! I got lots of lovely hugs from my pretty owner Kate and now we’re heading home for our next adventure. Thanks everyone for following my amazing trip at Adare Manor!
Posted by Adare Manor Hotel on Lunedì 4 gennaio 2016

 

Delighted to see bunny back where he belongs!
Posted by Adare Manor Hotel on Martedì 5 gennaio 2016

Le foto del giorno più bello della loro vita non sono piaciute a Noel e Leisa Hoey, una coppia di Dublino che ha scelto di mettersi a dieta e di perdere drasticamente peso.
Siamo “inorriditi”, hanno ripetuto più volte gli sposi durante alcune interviste ai giornali, in riferimento alle foto del loro matrimonio. La coppia ha scelto di cambiare vita fino a perdere, complessivamente, 152 chilogrammi di peso. Il loro, è diventato un caso internazionale.
Noel e Leisa Hoey non potevano sedersi l’uno accanto all’altra al cinema e nemmeno in aereo. Erano così terrorizzati dal prenotare un volo, che hanno preferito rinunciare alla luna di miele. Temevano che la compagnia aerea gli facesse pagare due volte il biglietto. E poi, Leisa racconta i suoi incubi durante la scelta dell’abito da sposa: “La parte più brutta è stata percorrere la navata della Chiesa. Ero terrorizzata al pensiero che tutti si voltassero a guardarmi”.


Dopo la dieta è cambiato tutto. Messe da parte fritture e take away, la dieta di famiglia, visto che i coniugi hanno quattro figli, prevede pasti ricchi di frutta e verdure. “Finalmente ora possiamo fare una vita normale, farci le coccole al cinema e sui mezzi pubblici, ma soprattutto dormire tranquillamente senza aver paura di rompere il letto”. “Era già accaduto quattro volte”, sogghigna la donna, che ora indossa abiti di sei taglie più piccole.
 

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La danza irlandese sembra essere un toccasana per i malati di Parkinson e spesso si torna a parlare del ballo come fonte effettiva di riabilitazione. L’argomento è stato trattato durante la Giornata nazionale del Parkinson, lo scorso 28 novembre.
La Limpe-Dismov (l’Accademia per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento) ha ribadito quali benefici comporta una costante attività fisica: riduzione del 43% del rischio di sviluppare il Parkinson e del 70% il rischio di cadute e incidenti dovuti ai tremori nelle persone già affette da questa malattia. Soprattutto sembra che il ballo, in particolare quello folk tipico dell’Irlanda, sia in grado di migliorare l’umore.
La Irccs Inrca di Ancona ci ha investito. “Il trattamento della Malattia di Parkinson – spiega Oriano Mercante, Direttore Medicina Riabilitativa dell’Inrca – è molto cambiato negli ultimi anni. Non esistono delle precise linee guida ma vi sono numerose esperienze in più settori, da quello sportivo a quello ludico, e la danza irlandese si è inserita recentemente in un contesto effettivo di riabilitazione”.
 

Danza irlandese per malati di Parkinson

Una ricerca internazionale, a cui hanno partecipato mille pazienti, rivela che una regolare partecipazione ai corsi di danza irlandese può migliorare la mobilità e l’equilibrio, ridurre il numero di cadute e, in generale, migliorare la qualità della vita. La sperimentazione guidata dal dottor Daniele Volpe, direttore medico presso il Centro Parkinson dell’ospedale San Giovanni di Dio a Venezia, è stata intrapresa dopo che il Dirigente Medico ha assistito, in un pub, “danzare un paziente di Parkinson con notevole equilibrio e fluidità”. “C’erano così pochi difetti alla sua andatura che sono rimasto sbalordito che egli avesse ballato regolarmente, così ho deciso di avviare un progetto di ricerca sulla irish dance da inserire nella riabilitazione per i malati di Parkinson”, ha dichiarato Volpe. Lo studio è stato condotto in collaborazione con il dipartimento di Neurologia presso l’ospedale di Belluno e con i principali esperti irlandesi di Parkinson: il Prof Timothy Lynch, dell’Istituto neurologico presso la Mater Misericordiae University Hospital a Dublino.
Prendendo spunto dallo studio condotto da Volpe, l’Inrca di Ancona, clinica specializzata nella cura delle malattie degli anziani, ha avviato una disciplina ancora più specifica di danzaterapia. Tanto che l’Istituto ha tenuto un corso dal titolo “la danza irlandese come strumento rieducativo della disabilità parkinsoniana”, rivolto sia ai terapeuti che ai malati del morbo di Parkinson. Medici fisiatri, neurologi, fisioterapisti, logopedisti, psicologi e persone affette da Parkinson si sono cimentati in passi e salti tipici della folk irlandese.
 

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Armi letali di cui razzi, esplosivi Semtex, mortai, AK47 e un fucile da cecchino sono stati sequestrati dalla polizia antiterrorismo del nord Irlanda tra il 2014 e il 2015.
Nel corso degli ultimi due anni, la polizia nordirlandese ha fatto delle scoperte sconvolgenti. Tra le armi ritrovate, ci sarebbero dei sofisticati razzi artigianali e dei fucili d’assalto. L’anno scorso, 31 persone sono state arrestate con l’accusa di “attività repubblicane” e, 22 di loro, sono apparsi davanti alla Corte penale con l’accusa di reati connessi al terrorismo. In manette sono finite persone provenienti dalle contee di Cork, Limerick, Mayo, Waterford, Kildare e Louth.
Nel corso di alcune operazioni di polizia sono state rinvenute almeno 30 armi e circa mille munizioni, tra cui un mitra a canna corta Sten, proiettili per fucili e vari materiali per realizzare dei detonatori esplosivi, tra cui un circuito da collegare a un telefono, cavi e centraline col timer.

Razzi e morati


Stando alle dichiarazioni dei vertici della PSNI (Police Service of Northern Ireland) le indagini proseguono, visto che i dissidenti potrebbero utilizzare le armi in loro possesso, nel giorno del centenario della rivolta di pasqua in Irlanda del 1916.
“Negli ultimi anni c’è stato un costante aumento delle attività da parte dei gruppi dissidenti”, ha spiegato ai giornalisti, durante una conferenza stampa, l’ispettore John O’Mahoney. Ma soprattutto, ha sottolineato il funzionario, come la capacità di fabbricare ordigni stia diventando sempre più sofisticata, grazie soprattutto all’uso di internet. Sarebbe stata proprio la rete “a migliorare le tecniche delle cellule dissidenti che non vogliono deporre le armi”.
 

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La capitale è la patria europea della tecnologia: qui sono sbarcati i colossi dell’informatica, attirati dagli sgravi fiscali e dagli investimenti statali.

Apple, Facebook, Google. E ancora Ibm, Oracle, Microsoft hanno scelto l’Irlanda, in predominanza Dublino, come quartiere europeo. E ora è boom di informatici, anche italiani: li cercano come il pane, anche senza laurea. Lo racconta in un articolo, pubblicato su Il Fatto Quotidiano, Ludovica Liuni.
Secondo l’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’estero), da 8.545 nel 2012 sono arrivati a 12 mila, gli italiani che hanno deciso di trasferirsi in Irlanda. Le stime dell’ambasciata italiana sono più alte: almeno 20 mila. «In Italia al massimo prendevo 1.500 euro al mese – spiega uno degli intervistati – qui arrivo a 3.400».
Nonostante la crisi economica degli ultimi anni, durante i quali l’Irlanda è stata costretta a chiedere aiuti di stato e accettare le condizioni imposte dalla Troika (costituita da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, ndr), l’esecutivo si è battuto per non modificare l’imposta sul reddito delle società e multinazionali, bloccata al 12,5%. Una politica di sgravi fiscali senza eguali, che fa da calamità sugli investitori esteri, visto che la media europea si attesta al 25,5%.
«Quando l’Irlanda è arrivata sull’orlo del fallimento, il governo ha fatto riforme importanti, senza tagliare ricerca e sviluppo», spiega – a ilfattoquotidiano.it – Giovanni Adorni Braccesi Chiassi, ambasciatore d’Italia nella capitale. «Le imprese crescono in maniera stabile e questo spiega perché tre anni fa la disoccupazione era al 15% e ora siamo al 9%», aggiunge il diplomatico. Ad essere attratti dalla vasta offerta di lavoro che arriva dall’Isola di Smeraldo sono i professionisti dell’information technology. In particolare si tratta di figure altamente qualificate, come ingegneri e laureati in informatica, che sempre più spesso sono affiancante da autodidatti anche privi di laurea. Le aziende cercano appassionati della tecnologia, profili orientati alla programmazione e allo sviluppo web, applicazioni telefoniche e altri device. E così Dublino cresce, anche grazie ai nostri connazionali.
«L’Italia non investe più sui nostri laureati. Negli anni ’90 il nostro Paese ospitava i laboratori delle maggiori aziende informatiche, da Ibm a Microsoft», spiega al giornale Roberto Baldoni. «Nel decennio successivo abbiamo perso il treno dell’informatica. Come pensiamo di sopravvivere come Paese nel futuro? Solo con il cibo e le borse?», si chiede il docente di Ingegneria dell’Informazione della Sapienza.
A quanto pare oltre al lavoro anche il salario attrae i giovani italiani. Luca, 27 anni, un ragazzo di Vigevano che lavora a Cork, con una laurea in matematica ancora da prendere e con tanta passione per l’informatica, spiega al Fatto: «Nel nostro Paese, dove ho lavorato per varie aziende, sono arrivato al massimo a guadagnare 1.500 euro al mese, qui arrivo a 3.400». E poi aggiunge: «Non sempre serve la laurea, qui ci sono tanti autodidatti». Un’altra testimonianza spiega come la laurea sia diventata un surplus.
 

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Uno studio sul genoma di alcuni individui vissuti migliaia di anni fa racconta le grandi migrazioni di massa che investirono l’isola d’Irlanda.
Un team di genetisti del Trinity College di Dublino e archeologi della Queen’s University di Belfast hanno studiato il genoma di alcuni individui vissuti in Irlanda migliaia di anni fa e scoperto alcune curiosità sull’origine degli irlandesi e della loro cultura.
Il team ha sequenziato il genoma di una contadina precoce, che viveva vicino a Belfast circa 5200 anni fa, e quello di tre uomini, di circa 4.000 anni fa, vissuti nell’età del bronzo dopo l’introduzione della lavorazione dei metalli. I loro risultati sono stati pubblicati in una delle riviste dell’americana National Academy of Sciences.
 

Il genoma degli irlandesi

La genetica dell’Irlanda presenta aspetti interessanti: data la sua natura insulare, il territorio si situa ai margini di molti gradienti genetici europei riportando valori massimi per le varianti che codificano la tolleranza al lattosio, il cromosoma Y tipico dell’Europa occidentale nonché diverse malattie genetiche dovute all’aumento dell’assorbimento del ferro alimentare: emocromatosi, che determina un progressivo accumulo di ferro nell’organismo.
Questi antichi genomi irlandesi sono la prova inequivocabile della migrazione di massa. “C’è stata una grande ondata di cambiamento del genoma, proveniente dal Mar Nero, che investì l’Europa durante l’età del bronzo”, ha detto Dan Bradley che ha condotto lo studio. “E questo grado di cambiamento genetico invita la possibilità di altri cambiamenti associati, forse anche l’introduzione del linguaggio ancestrale di lingue celtiche occidentali”, ha aggiunto il professore di Genetica delle Popolazioni del Trinity College.

“Questo progetto ha dimostrato quello che può fare l’analisi del DNA”, ha detto il dottor Eileen Murphy, Senior Lecturer in Osteoarchaeology presso la Queen University.
La contadina, oggetto di studio, aveva capelli e occhi scuri e doveva somigliare più agli europei mediterranei: qualcosa però era cambiato nei secoli successivi, dato che i tre uomini, provenienti dall’isola di Rathlin, avevano già l’allele per gli occhi blu, oltre a presentare il cromosoma Y più comune tra gli irlandesi. Nei tre uomini era già sviluppata anche la variante genetica, dell’emocromatosi, denominata C282Y, causata da una mutazione talmente frequente sull’isola da aver fatto meritare al male il nome di “malattia celtica”.
 

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