Il governo irlandese ha deciso di impugnare la decisione della Commissione europea di recuperare da Apple 13 miliardi di tasse non versate. L’Irlanda difende dunque il proprio modello fiscale, che fino ad oggi gli ha garantito investimenti e lavoro. La prossima settimana il Parlamento si riunirà per discutere il caso Apple, visto che ci sono due mesi di tempo per presentare il ricorso.

Perché l’esecutivo vuole rinunciare ad una cifra del genere? L’importo equivale all’ammontare della spesa annuale del sistema sanitario irlandese. Sembrerà strano, lo è anche per molti irlandesi, ma l’obiettivo di Michael Noonan, ministro delle Finanze, è proteggere il regime fiscale. Uno scambio che garantisce lavoro e allo stesso tempo permette alle aziende meccanismi di riduzione delle tasse e aliquote basse. Le chiamano corporate tax rate al 12,5% e total tax rate al 25,9.

L’inchiesta della commissione europea è iniziata nel 2013, con il sospetto che alcune paesi europei come Irlanda, Olanda e Lussemburgo danneggiassero la concorrenza nell’UE. Un comportamento considerato “aiuto di stato” e quindi vietato.
 

Tim Cook perde le staffe

Secondo Tim Cook, amministratore delegato di Apple si tratta di “schifezza politica”: “Crescendo anno dopo anno, siamo diventati il maggior contribuente in Irlanda, il maggior contribuente negli Stati Uniti e il maggior contribuente al mondo. Come in tutti i Paesi in cui operiamo, in Irlanda rispettiamo la legge e versiamo allo Stato tutte le tasse che dobbiamo. Il parere della Commissione emesso il 30 agosto sostiene che l’Irlanda avrebbe riservato a Apple un trattamento fiscale di favore. È un’affermazione che non trova alcun fondamento nei fatti o nella legge. Noi non abbiamo mai chiesto, né tantomeno ricevuto, alcun trattamento speciale. La mossa senza precedenti della Commissione ha implicazioni gravi e di vasta portata. Di fatto è come proporre di sostituire la normativa fiscale irlandese con quel che la Commissione ritiene avrebbe dovuto essere tale normativa. Nel caso di Apple, quasi tutte le operazioni di ricerca e sviluppo si svolgono in California, quindi la stragrande maggioranza dei nostri profitti è tassata negli Stati Uniti”.
 

Tax ruling

Tax ruling? Pratica che chiarisce in anticipo il trattamento di questioni fiscali internazionali: in concreto le lettere di intenti emesse da un Paese che forniscono a una società i chiarimenti sul modo in cui sarà calcolata l’imposta. Sulla base del tax ruling le multinazionali (con controllate in diversi Stati) scelgono la destinazione più vantaggiosa dell’imponibile.

 

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