Una fede celtica

Nato da una ricerca sul campo svolta tra il 1907 e il 1910, Una fede celtica è diventato ben presto un classico nel suo genere. L’autore ci conduce per mano nelle regioni incantate d’Irlanda, Scozia, Isola di Man, Galles, Cornovaglia e Bretagna, facendoci sedere accanto al fuoco con i suoi abitanti più autentici e facendoci narrare dalle loro labbra storie incredibili su spiriti, folletti e altre creature stupende.

Partendo dalle testimonianze di uomini e donne entrati in contatto col misterioso “Piccolo Popolo”, Evans-Wentz delinea i contorni di quella che definisce Fede nelle Fate, una vera e propria religione popolare delle genti celtiche (e non solo), per poi spingersi a indagare le origini del mito e a interrogarsi, alle soglie della scienza, sulla reale natura degli esseri fatati.

Una fede celtica è una cavalcata tra leggende e superstizioni alla scoperta dell’antica sapienza esoterica celtica, un’opera fondamentale a cui attinse anche Tolkien e che spalanca una porta su dimensioni sconosciute, precluse allo sguardo dei più.

Walter Yeeling Evans-Wentz (1878-1965)

Antropologo americano, profondo conoscitore del Buddhismo tibetano e della mitologia celtica. Influenzato da William James e W. B. Yeats, studiò dapprima alla Stanford University e poi al Jesus College di Oxford, dove conobbe T. E. Lawrence (Lawrence d’Arabia) che lo spronò a visitare l’Oriente. Viaggiò dunque in Egitto, Sri Lanka e, soprattutto, in India, dove incontrò Yogananda, Krishnamurti, Shunyata e altri maestri spirituali.

A Darjeeling entrò in possesso di antichi testi religiosi tibetani, tra cui il manoscritto del Bardo Thodol, che tradusse con l’aiuto di Lama Kazi Dawa-Samdup e altri, pubblicandolo nel 1927 con il titolo di Libro Tibetano dei Morti. Da sempre interessato all’occulto e allo spiritualismo, fu membro devoto della Società Teosofica e in India incontrò Annie Besant. A lui si deve la traduzione di testi fondamentali come la Vita di Milarepa (1928), Lo Yoga Tibetano e le Dottrine Segrete (1935) e Il Libro Tibetano della Grande Liberazione (1967).

(Comunicato stampa)

 

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