Nina B, fashionchocolateblog

Nina B. ci racconta la sua esperienza nella capitale irlandese.
Laureanda in Design per la Moda, stilista freelance. Scrittrice per passione, lettrice per amore. Ossessionata da serie TV e film fantasy, consumatrice accanita di caffè. Sognatrice incallita, Nina B. blogger di “Fashion Chocolate” ci ha inviato i suoi appunti su un week-end nella capitale e qualche fotografia. Una delle sue passioni.
E come dice Nina B.: “Credo nel lieto fine, sempre”. Insomma, Dublino non può che essere un sogno dal finale inaspettatamente gioioso.

Tratto dal diario di Nina.

“Dublin is a city apart, a place of whimsy, imagination and enormous fun. Here the word craic is supreme in all its forms – spoken, written or sung.
(Dublino è una città a parte, luogo di insolite qualità, immaginazione e divertimento più assoluto. Qui la parola “craic” è estrema in tutte le sue forme – nella lingua, nella scrittura o nelle canzoni.”

Dublino.

I racconti di Nina

Il cielo d’Irlanda.
Due ragazze.
Una canzone.
Baile Átha Cliath in gaelico, “la città del guado della staccionata”, capitale, celtica e poi vichinga, ricca di storia, monumenti, musica, musei, patria di scrittori e poeti.
Ma Dublino è soprattutto magia.
Magia che si percepisce passeggiando lungo il Liffey con un Irish Coffee bollente in mano. Tra i sorrisi sempre presenti degli irlandesi, probabilmente il popolo più allegro e gentile dell’universo. Camminando tra le strade illuminate di tanto in tanto da qualche timido raggio di sole. Gustando uno scone e un Irish tea la mattina presto, quando la città ancora dorme. Passeggiando, di pomeriggio, sulla Temple Bar area, quando le prime note distratte di musica iniziano a inebriare le strade, e un’ atmosfera senza tempo sembra provenire da luoghi dimenticati.
La statua di James Joyce all’incrocio con Earl Street North. Il Leprechaun Museum.
L’odore di polvere e libri antichi nella Old Library del Trinity College. Il sorriso contagioso del bibliotecario. Fantasmi di artisti che vagano inquieti, Burke, Jonathan Swift, Oscar Wilde, Beckett. Un silenzio incantato, interrotto soltanto dal rumore sommesso di passi.
La meraviglia architettonica delle cattedrali Christ Church e St. Patrick’s, luoghi suggestivi e senza tempo. Le chiese che spuntano tra i palazzi, l’arte di strada, i colori, l’architettura.
Le porte colorate delle case, non ce n’è una uguale all’altra.
L’atmosfera fiabesca del Giardino Botanico, con i suoi tappeti di fiori, la pioggia di petali bianchi, gli scoiattoli che si rincorrono da un albero all’altro. E, se ci credi davvero, puoi vedere persino fate, spiriti e folletti.
Il suggestivo ed immenso Cimitero di Glasnevin, le croci celtiche, il silenzio e la pace che sembrano provenire da un altro mondo.
Il fantasma di Molly Malone che vaga per le strade nelle notti di nebbia.
Il cibo. Tutto, sul serio. Dall’ Irish Guinness beef stew (stufato alla Guinness) alla Dublin Coddle, il garlic bread, la full Irish Breakfast, i biscotti al burro e gli scones, lo Smoked Salmon ed il tradizionale Fish&Chips.

Le serate nei pub, Il Temple, il Brazen Head, l’Oliver St. John Cogarty, il Quays. Due ragazze con una Guinness in mano sedute su uno sgabello traballante, musica dal vivo ogni sera. Musica irlandese, of course. Brindare tutti insieme ripetendo “sláinte!”, che significa “salute!”. L’allegria contagiosa. Il tipo che suona il banjo e somiglia vagamente a Jason Momoa (n.d.a.). Galway Girl cantata su richiesta, con tanto di dedica speciale.
La poesia e l’incanto del gaelico, la lingua dei celti.
Il cielo d’Irlanda.
Dublin è questo, è molto altro, è incantata, senza tempo. La città la senti scorrere nelle vene, ti resta dentro, per sempre.
E qui, tra gli scaffali polverosi di una biblioteca, ci lascio un pezzo di cuore.
Slán abhaile, Dublin.
– an adopted Irish girl

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