Torniamo all’incontro di boxe tra Floyd Mayweather Jr. e Conor McGregor. Oltre a raccontarvi come è finito, anche se forse lo saprete già, vorremmo fare dei piccoli collegamenti sulle tradizioni culturali che legano America e Irlanda. Non avete mai sentito parlare della storia del St. Patrick’s Day?
Riavvolgiamo il nastro e ripartiamo da Las Vegas. È il decimo round quando l’arbitro dichiara il Ko tecnico a favore del pugile statunitense. Il lottatore di arti marziali irlandesi McGregor dichiarerà più tardi: “Avrei preferito finire al tappeto”.
Regole, stile e carriere completamente diverse che a un certo punto si incontrano per disputare un incontro di boxe. Due campioni, che sanno usare bene le mani, uno anche i piedi, e che riescono a dire e pensare, in pochi istanti, tante volgarità.
 
 

Floyd Mayweather e Conor McGregor

McGregor arriva dall’Irlanda, mentre Mayweather dagli Usa. In comune hanno la voglia di fare a pugni e la capacità di insultare gli avversari. Ci siamo deliziati davanti al lottatore di arti marziali, rigorosamente in gessato durante le conferenze stampa, che ha detto di tutto e di più. Nei suoi brevi e intensi interventi, Conor è come un rullo compressore. Schiaccia verbalmente i suoi avversari ed esalta i suoi lati migliori. Per la cronaca, rientrano tra questi, riferimenti più o meno espliciti alle dimensioni del suo membro.
Mayweather è un pugile fuori forma, ma pur sempre un pugile e campione, meno performante in termini di “balletto delle provocazioni”. Si era difeso dalle accuse del suo avversario con il perfetto linguaggio da pugile: “Sono vecchio. Non sono lo stesso pugile di 10 anni fa e non sono nemmeno lo stesso pugile di 2 anni fa. Ma posso batterti. Sappiamo tutti che io sono il migliore”. Con un passato burrascoso, fatto di donne, tossicodipendenza e arresti, Mayweather ha avuto la meglio. Alla fine si è gustato una vittoria, lenta. Ha fatto stancare il suo avversario e sferrato colpi decisi che gli hanno permesso di chiudere l’incontro del secolo. Passo dopo passo insomma, il pugile Usa ha messo fine allo sproloquio del lottatore irlandese che qualche giorno prima aveva dichiarato: “È venuto in tuta perché non può permettersi più nulla”.
Sta di fatto che, linguaggio a parte, le differenze tra i due riguardavano la disciplina e l’età. Due generazioni differente che si sono misurate a suon di milioni di dollari. Nelle tasche di Mayweather finiranno 200 milioni $, in quelle di McGregor un centinaio. McGregor, 29 anni, essendo un lottatore di arti marziali miste, non era mai salito sul ring. Per lui un debutto in piena regola, visto che gli incontri della Ultimate Fighting Championship (UFC) vengono disputati in una gabbia a otto lati. Mentre Floyd Jr., 40 anni, di vittorie ne ha sapute incassare tante e questa è l’ultima. Ha annunciato il ritiro, considerando che il successo numero 50 (senza sconfitte), gli ha permesso di sorpassare il primato detenuto da Rocky Marciano.
I due dopo l’incontro si sono abbracciati. Tra elogi, strette di mano e prese di posizione, tutto è andato per il meglio. America e Irlanda sono di nuovo in amicizia. Lo  saranno per sempre e non soltanto nel giorno di San Patrizio. I famosi collegamenti tra i due paesi? La prima parata in onore del vescovo irlandese è nata negli States e risale al 17 marzo 1762: ben quattordici anni prima della Dichiarazione d’Indipendenza. Vi sembra una cosa di poco conto?
 

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