Un referendum sancisce la fine del reato di blasfemia in Irlanda. Il sì ha vinto con il 64,85% dei voti, in concomitanza con l’elezione del presidente della Repubblica: riconfermato il laburista e poeta Michael Higgins con il 55,81 per cento dei voti.

Chiamati alle urne, il 43,8 per cento degli aventi diritto si espresso a favore della rimozione dell’aggettivo “blasfeme” dall’articolo 40.6 (“La pubblicazione o l’espressione di opere o parole blasfeme, sediziose o indecenti, costituisce un reato punito dalla legge”). Già approvato in Parlamento, il disegno di legge che prevede l’abolizione del reato di blasfemia doveva essere ratificato dall’approvazione popolare. Una scelta obbligata visto che tale decisione comporterà la modifica della Costituzione irlandese.

Dati alla mano, era dal 1855 che nell’isola non veniva emessa una condanna per blasfemia. Oramai anche la Chiesa cattolica irlandese aveva rinunciato alla difesa di una legge ‘definita obsoleta’. Già nel 2009 si cercò di ‘ammorbidire’ il reato di blasfemia alternando al reato una multa fino a 25mila euro. Ciò valeva non soltanto per le maldicenze contro il Dio cristiano, ma anche nei confronti delle credenze di altre religioni.

 

Reato di blasfemia, il caso Fry

È il caso Stephen Fry a riaccende nell’opinione pubblica il dibattito sul reato di blasfemia in Irlanda. L’attore britannico, durante un’intervista, si lasciò andare a dei commenti che divisero il pubblico. Alla domanda: “Cosa avrebbe detto a Dio nel caso avesse avuto la possibilità di incontrarlo”, Fry rispose: “Come hai osato creare un mondo ingiusto verso la gente senza colpa. Tutto ciò è profondamente malvagio. Perché dovrei rispettare un Dio capriccioso, malevolo e stupido, che crea un mondo pieno di ingiustizia?”. L’episodio non passò inosservato, ci furono delle denunce che successivamente i giudici archiviarono.

Così il processo che si era già messo in moto, sostenuto dalle scelte d’Inghilterra e Galles che già nel 2008 avevano perseguito l’abolizione del reato di blasfemia, ha raggiunto l’obiettivo. Ne dà voce l’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) che chiede anche all’Italia di abolire le sanzioni verso la bestemmia. Nel nostro paese, espressioni blasfeme contro la divinità erano considerate reato fino al 1999, prima di finire depenalizzate e trasformate in illeciti amministrativi puniti con una sanzione che va tra 51 e 309 euro.

 

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Sinéad O’Connor riesce ancora a sorprendere. Stravagante come sempre, la cantante irlandese si è convertita all’Islam e ha cambiato nome in Shuhada. Una notizia diffusa attraverso i social e che sta rimbalzando anche sui media tradizionali. Attraverso Twitter, O’Connor ha voluto ringraziare “i fratelli e le sorelle musulmani” per averla accolta nella Umma, la comunità che unisce tutti i musulmani del mondo. Sempre attraverso il social, la cantante ha reso pubblico un video in cui canta l’azan, il richiamo alla preghiera.

51 anni, famosa per successi degli anni Novanta come “Nothing Compares 2 U”, l’irlandese era già finita alle cronache per svariate cose. A cominciare dal cambio del nome nel 1992, facendosi chiamare Magda Davitt, e per aver strappato una foto di Papa Giovanni Paolo II durante una puntata del Saturday Night Live, per richiamare l’attenzione sulle accuse di abusi sessuali portati avanti dalla Chiesa irlandese.

Negli ultimi anni, O’Connor è apparsa più volte contraddittoria e problematica. Depressione e disturbi mentali l’hanno spinta ripetutamente al suicidio nel 2015 e 2017. Anche in ambito di religioso, l’ex star si era fatta dapprima nominare sacerdote dagli ortodossi, successivamente dagli apostolici. Questa volta la scelta sembra apparire più convincente. Almeno si spera.

Shuhada, l’inizio di una nuova vita

Con l’hijab, Shuhada, che vuol dire martire in arabo, sembra aver trovato la propria strada. “Questo è per annunciare che sono orgogliosa di essere diventata musulmana. È la naturale conclusione del viaggio di un qualsiasi teologo intelligente. Tutte le scritture portano all’Islam, il che rende tutte le altre scritture superflue”. La decisione è stata condivisa dall’imam irlandese Umar al-Qadri che ha postato un video della cantante che recita la dichiarazione di fede islamica, la shahadah. “È così felice!”, ha commentato su Twitter.

 

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L’amore per una serie così famosa come Game of Thrones, in Italia conosciuta come Il Trono di Spade, ha di fatto accelerato il processo di riconversione dei set televisivi in spazi turistici. Così l’Irlanda del Nord aggiunge un nuovo tassello per il turismo locale e internazionale.

A partire da Aprile 2019, i fan di Westeros potranno entrare nei luoghi in cui è stato girato Il Trono di Spade. La popolare serie fantasy della HBO si avvicina alla fine e ciò che è stato messo in piedi è destinato a diventare un museo.

È stata proprio l’emittente televisiva statunitense a dare l’annuncio delle conversione delle diverse location dei set in attrazioni turistiche. Si potranno visitare Winterfell (Grande Inverno, la solida roccaforte degli Stark), Castle Black (il quartier generale dei Guardiani della Notte) e Kings Landing (Approdo del Re, la capitale dei Sette Regni e la maggiore città di Westeros), oltre che ammirare gli oggetti di scena utilizzati, i costumi e le decorazioni.

 

Game of Thrones, i set televisivi diventano location turistiche

In vista dell’ottava e ultima stagione della serie, HBO ha deciso di aprire al pubblico le location dell’Irlanda del Nord. Dopo il Touring Exhibition e il Game of Thrones Live Concert Experience, il canale via cavo accoglierà i fan nei set più suggestivi dello show creato da David Benioff e DB Weiss. Durante il vostro tour vi sposterete nella Contea di Down e nella Contea di Antrim.

“HBO è entusiasta di celebrare il lavoro del team creativo e della crew di Game of Thrones, preservando questi luoghi e invitando i fan a visitare l’Irlanda del Nord per esplorare Westeros di persona”, ha dichiarato Jeff Peters, vicepresidente di HBO. “Non vediamo l’ora di aprire i cancelli e condividere l’emozione di far entrare in questi fantastici set i fan di Game of Thrones provenienti da tutto il mondo. L’opportunità di celebrare il ruolo centrale dell’Isola nella vita e nell’eredità dello show e di condividerne la cultura, la bellezza e il calore è anche una grande ispirazione dietro questi progetti”.

In attesa di Game of Thrones 8, la serie continua a macinare premi. Agli Emmy Awards 2018, la sequenza televisiva ha conquistato la Miglior serie drammatica e per il Miglior attore non protagonista, andato a Peter Dinklage.

 

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