Crisi finanziaria irlandese

La Crisi finanziaria irlandese è scoppiata a seguito della bolla speculativa immobiliare Irish property bubble. Tradotto nella fortissima espansione del settore edilizio e il repentino ribasso dei prezzi delle abitazioni, tra 2007 e 2008, che gettò in crisi l’intero sistema bancario del paese.

L’Irlanda aveva conosciuto un periodo di espansione economica tra i più vasti della sua storia. Chi non ricorda il nomignolo attribuito alla sua economia: “Tigre celtica” (ventennio 1988-2008). La crescita è avvenuta con la leva degli aumenti salariali e l’attrazione di investimenti esteri. Da non trascurare il ricorso al dumping fiscale che accanto alla speculazione immobiliare ha portato una forte espansione economica. La conseguenza, a tutto questo, è stata la crescita della domanda di investimenti, della domanda interna e della prosperità delle famiglie.

Le conseguenze della crisi finanziaria irlandese nei mesi del 2009 apparvero dure: riduzione del Pil del 7,5%, tasso di disoccupazione al 13,8% nel 2009 (12,5% nel marzo 2010), una deflazione al 6,5% nello stesso 2009, un aumento del deficit pubblico da 33,6 miliardi di euro a 40,46 miliardi di euro, contenuto da un rapporto debito-PIL del 63,7%.

Conoscere la crisi finanziaria irlandese

I timori, sul piano internazionale, relativi ad un indebolimento delle finanze pubbliche irlandesi erano inizialmente legati al piano di salvataggio europeo. Così la crisi finanziaria irlandese è stata affrontata con un intervento di 30 miliardi deciso dal governo irlandese a sostegno della Anglo-Irish bank, cifra vicina al 20% del Pil e che avrebbe portato a un eccessivo aumento del deficit.

L’impennata degli spread fra titoli del debito irlandese e titoli tedeschi, rafforzava i segnali di sfiducia del mercato nei confronti delle finanze irlandesi e della sua capacità di ripagare i rendimenti: il 25 agosto i CDS irlandesi salirono a 322 punti base.

Dopo che la BCE – in seguito alla Crisi finanziaria irlandese – aveva già elargito finanziamenti a medio termine per le banche irlandesi, il governo di Brian Cowen fu così costretto a cedere alle pressioni europee e del FMI. L’ex premier accettò un programma di salvataggio accanto a un prestito di 85 miliardi di euro. Segue un piano di austerità e di contenimento del deficit, con severe riduzioni della spesa sociale, tagli degli stipendi pubblici e applicazione di nuove imposte.

Il 12 luglio 2011 l’agenzia internazionale di rating Moody’s tagliò il rating dell’Irlanda a livello “junk” (Ba1), con prospettive negative. Il timore era che al termine del corrente programma di aiuti di Unione europea e Fondo monetario, ci fosse bisogno di nuovi aiuti. Alla fine del 2013, sarebbe stato in cerca di nuovi finanziamenti prima di tornare sul mercato? Non è andata così. C’è stata la grande svolta. L’Irlanda è tornata a ruggire.

Le notizie sulla crisi finanziaria irlandese