Per il settimo mese consecutivo, continua a scendere il tasso di disoccupazione. Lo rivela un comunicato del Central Statistics Office della capitale che diffonde il dato nel mese di gennaio: 7,1%, contro il 7,2% di dicembre, 7,3% di novembre e l’8,5% di un anno fa.
Buone notizie anche per la disoccupazione giovani, con particolare riferimento ai ragazzi compresi tra 15 e 24 anni: in gennaio il tasso è sceso al 13,5% rispetto al 14,4% di dicembre.
A luglio 2016, l’ufficio di statistica irlandese ha rivisto il Pil del 2015, precedentemente stimato al 7,8% (già superiore alla crescita cinese), a un assolutamente stupefacente incremento del 26,3 per cento. Cifre da prendere con le “molle” visto che nel primo trimestre 2016 il Pil irlandese è calato del 2,1% mentre su base annua la crescita è stata “solo” del 2,3 per cento. Cifre incredibili scaturite dallo spostamento nell’isola di alcune multinazionale. Revisione record, dunque, dovute al trasferimento di sede di alcune società che operano proprio a Dublino.
 

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Il governo irlandese ha deciso di impugnare la decisione della Commissione europea di recuperare da Apple 13 miliardi di tasse non versate. L’Irlanda difende dunque il proprio modello fiscale, che fino ad oggi gli ha garantito investimenti e lavoro. La prossima settimana il Parlamento si riunirà per discutere il caso Apple, visto che ci sono due mesi di tempo per presentare il ricorso.

Perché l’esecutivo vuole rinunciare ad una cifra del genere? L’importo equivale all’ammontare della spesa annuale del sistema sanitario irlandese. Sembrerà strano, lo è anche per molti irlandesi, ma l’obiettivo di Michael Noonan, ministro delle Finanze, è proteggere il regime fiscale. Uno scambio che garantisce lavoro e allo stesso tempo permette alle aziende meccanismi di riduzione delle tasse e aliquote basse. Le chiamano corporate tax rate al 12,5% e total tax rate al 25,9.

L’inchiesta della commissione europea è iniziata nel 2013, con il sospetto che alcune paesi europei come Irlanda, Olanda e Lussemburgo danneggiassero la concorrenza nell’UE. Un comportamento considerato “aiuto di stato” e quindi vietato.
 

Tim Cook perde le staffe

Secondo Tim Cook, amministratore delegato di Apple si tratta di “schifezza politica”: “Crescendo anno dopo anno, siamo diventati il maggior contribuente in Irlanda, il maggior contribuente negli Stati Uniti e il maggior contribuente al mondo. Come in tutti i Paesi in cui operiamo, in Irlanda rispettiamo la legge e versiamo allo Stato tutte le tasse che dobbiamo. Il parere della Commissione emesso il 30 agosto sostiene che l’Irlanda avrebbe riservato a Apple un trattamento fiscale di favore. È un’affermazione che non trova alcun fondamento nei fatti o nella legge. Noi non abbiamo mai chiesto, né tantomeno ricevuto, alcun trattamento speciale. La mossa senza precedenti della Commissione ha implicazioni gravi e di vasta portata. Di fatto è come proporre di sostituire la normativa fiscale irlandese con quel che la Commissione ritiene avrebbe dovuto essere tale normativa. Nel caso di Apple, quasi tutte le operazioni di ricerca e sviluppo si svolgono in California, quindi la stragrande maggioranza dei nostri profitti è tassata negli Stati Uniti”.
 

Tax ruling

Tax ruling? Pratica che chiarisce in anticipo il trattamento di questioni fiscali internazionali: in concreto le lettere di intenti emesse da un Paese che forniscono a una società i chiarimenti sul modo in cui sarà calcolata l’imposta. Sulla base del tax ruling le multinazionali (con controllate in diversi Stati) scelgono la destinazione più vantaggiosa dell’imponibile.

 

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Un carteggio tra Bce e il governo irlandese, finora rimasto segreto, racconta il salvataggio del Paese durante gli anni della recessione economica.

Si tratta di quattro lettere, datate 2010, scambiate tra l’ex presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e l’ex ministro delle Finanze irlandese, Brian Lenihan.

Fu la UE a bussare alle porte dell’esecutivo irlandese mostrando la via del prestito da 67,5 miliardi di euro da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. L’Irlanda accettò quei fondi che furono destinati a ricapitalizzare e ristrutturare le 6 grandi banche del Paese. In una delle lettere del 19 novembre 2010, Trichet avvertì Lenihan suoi finanziamenti spiegando che le coperture sarebbero arrivate soltanto in caso di accettazione del piano di salvataggio stilato dalla Troika.

Il ministro Lenihan, successivamente morto di cancro nel 2011, soltanto una settimana prima degli accordi dichiarò pubblicamente che l’Irlanda non aveva bisogno di alcun aiuto. Passarono pochi giorni quando Lenihan fece marcia indietro e siglò quei patti. Alla stampa dichiarò: «arriva un punto in cui il sentimento negativo inizia a nutrirsi di se stesso, anche indipendentemente dalla realtà di fondo, e noi siamo arrivati chiaramente a quel punto».

06/11/2014: ECB Cover Letter

 


15/10/2010: Letter from Jean-Claude Trichet to Brian Lenihan

 


04/11/2010: Letter from Brian Lenihan to ECB

 


19/11/2010: Letter from President Trichet to Brian Lenihan

 


 

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Sono accusate di aiuti di stato nei confronti di multinazionali come Apple e Fiat. Così l’Unione europea si avvia a multare Irlanda e Lussemburgo se non saranno in grado di fornire informazioni adeguate sugli sgravi fiscali “riservati” all’azienda di Cupertino e Fiat Finance e Trade.
«A rischio il principio di concorrenza», ma siccome la Commissione non dispone di elementi per riscontrare se tali scelte sono compatibili con il mercato interno, l’accusa per il momento è quella di «aiuti di Stato illegali».

Le indagini vanno avanti dallo scorso giugno e riguardano sia il gruppo Fiat che l’azienda della “mela” pronta a sbarcare il prossimo ottobre nel mercato cinese con il nuovo smartphone iPhone 6.

La UE e il fisco

Critica Apple, che risponde alla Ue con un comunicato: «Siamo soggetti alle stesse leggi fiscali a cui si assoggettano innumerevoli altre aziende che operano nell’isola. Apple è orgogliosa della sua lunga storia irlandese e delle 4.000 persone a cui abbiamo dato lavoro a Cork. Loro servono i nostri clienti attraverso la produzione, il supporto tecnico e altre importanti funzioni. Sin da quando l’iPhone fu lanciato nel 2007 – conclude Apple – i nostri versamenti al fisco, in tutto il mondo, sono aumentati di dieci volte. Per continuare questo tipo di crescita e i benefici che porta alle comunità in cui lavoriamo e viviamo, crediamo che sia assolutamente necessaria una riforma profonda della corporate tax».

 

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L’Irlanda torna a difendersi dopo lo scandalo che questa volta ha investito il colosso americano Apple, sotto accusa per aver pagato appena il 2% sui 74 miliardi di dollari di utile ottenuti all’estero.
Secondo il fisco Usa la Apple, avrebbe eluso le tasse, grazie ad un buco nella legislazione irlandese, ma da Dublino, il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, torna a difendere la tassazione irlandese, che prevede una trattenuta del 12,5% degli utili prodotti sull’isola.
Ma il tema dell’elusione fiscale resta al centro dei dibattiti dei governi europei, da Amazon a Mediolanum, passando per Facebook e Google, i governi di mezzo mondo contestano la politica praticata dagli irlandesi a favore delle multinazionali, che in cambio di politiche favorevoli portano lavoro nel’Isola.
Ma anche la sorellastra Gran Bretagna non è da meno se si pensa che Amazon ha versato soltanto 3,7 milioni nel 2012 a fronte di vendite per 6,5 miliardi. E come emerge in questi giorni, big G avrebbe trasferito fondi sia nell’isola di Smeraldo che in Olanda, gestendo le controllate dallo stato delle Bermuda, mentre Yahoo avrebbe una sussidiaria nelle Isole Cayman.
L’articolo dell’Irish Time: “Ireland labelled a ‘tax haven’ as US Senate investigates Apple’s offshore strategies”.
 

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L’Agenzia delle Entrate ha presentato un conto davvero salato a Mediolanum, per accertamenti che riguardano Banca Mediolanum e Mediolanum Vita, che avrebbero evaso grazie alla controllata irlandese Mediolanum International Funds.
La multa di 344 milioni di euro è stato presentato alla famiglia Doris, con imposte e sanzioni, che si riferiscono all’Irap e all’Ires per gli anni 2005, 2006 e 2007, che si vanno ad aggiungere già ad altre tasse non pagate del 2010, circa 20,8 milioni di euro.
Ora il gruppo Doris e la Fininvest di Silvio Berlusconi, ha deciso di rivolgersi all’Europa invocando la procedura arbitrale sulle doppie imposizioni e stabilire così eventuali controversie sul pagamento delle tasse, tra il nostro Paese e l’Irlanda. Da anni l’Isola di Smeraldo è nel mirino del fisco di mezza Europa, proprio per le basse imposte applicate alle aziende straniere, che decidono di aprire le sedi legali da queste parti, ma continuano ad operare anche negli altri Paesi europei.

Mediolanum, ha chiuso il 2012 con un utile record di 351 milioni di euro (+422%), avrebbe sottratto al fisco italiano tra il 2005 e il 2007 circa mezzo miliardo di euro.

Mediolanum International Funds Limited

Nata nel 1997 in Irlanda, Mediolanum International Funds è una delle “fabbriche” del gruppo Mediolanum che si occupa della “produzione ed il confezionamento” di fondi comuni d’investimento distribuiti in differenti paesi europei. Certificata I.F.S.C. è specializzata nella produzione di fondi d’investimento di tipo “umbrella” come Top Manager Funds e Defender Funds, e di fondi di fondi come Portfolio. Tanti comparti, numerose classi e valori quota calcolati giornalmente, caratterizzano tutti questi prodotti.
Mediolanum International Funds Limited
Indirizzo: Iona Building, Shelbourne Road, Dublino 4, Irlanda
Telefono: +353-1-2310800
Sito: www.mediolanuminternationalfunds.it

Mediolanum Asset Management Limited

Nata in Irlanda nel 1999, Mediolanum Asset Management Limited è divenuta SGR nel novembre 2000 (I.A.A. Approval). Cura parte della gestione dei fondi di diritto irlandese commercializzati dal Gruppo Mediolanum ed in particolare svolge attività come quelle legate alla consulenza finanziaria delle società del Gruppo, tesoreria per le società irlandesi, strutturazione di prodotti assicurativi e investment manager per diverse tipologie di prodotti.
Mediolanum Asset Management Limited
Indirizzo: Iona Building, Shelbourne Road, Dublino 4, Irlanda
Telefono: +353-1-2310800

Il leader degli U2, Bono insieme a The Edge, già proprietari del Clarence Hotel a Dublino, situato nel cuore della capitale, hanno deciso di continuare ad investire sull’albergo, ampliando la struttura attuale.
Le due star irlandesi, stanno pensando ad un nuovo investimento ambizioso di 150 milioni di sterline, secondo il The Herald, fermo dal 2009 e che adesso sembra tornare a nuova vita. I due, infatti, avrebbero chiesto il permesso per una estensione di costruzione del Clarence Hotel fino a luglio 2018.
Nel piano è previsto, oltre ad un ampliamento dell’edificio con 141 camere, anche un ristorante e un bar a forma di disco volante che sarà realizzato sopra il tetto e prenderà il nome di Skycatcher.

Progetto Clarence Hotel

Il nuovo progetto del Clarence Hotel sembra essere davvero invasivo, e porta la firma del celebre architetto britannico Norman Foster ed è inutile dirlo che tale proposta si è già tirata dietro le critiche dei gruppi locali che vorrebbero conservare l’attuale paesaggio. Il The Clarence Hotel è un edificio protetto, proprio per il suo interesse architettonico, per questo si teme per la sua demolizione e in molti sostengono, che tale intervento potrebbe cambiare gli equilibri delle banchine, data la vicinanza con il fiume Liffey.

 

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Le parole chiave dell’Irlanda sono stabilità economica, crescita e occupazione per i prossimi sei mesi, un obiettivo da perseguire e ribadito durante la cerimonia che si è celebrata al Castello di Dublino, dove ha preso parte il Taoiseach (Enda Kenny).

Una celebrazione per accogliere la nuova presidenza e ricordare l’adesione dell’Irlanda in Europa avvenuta 40 anni fa.

Tra gli ospiti presenti il sindaco di Dublino, ministri del governo, membri del corpo diplomatico e altre persone del mondo politico. 40 palloncini sono stati liberati nel cielo da alcuni scolari impegnati nel programma Ue Blue Star, rivolto alle scuole primarie, durante i festeggiamenti.

 

Occupazione e crescita

L’Irlanda promuoverà il patto per la crescita e l’occupazione, un pacchetto di misure riguardanti il consolidamento di bilancio, credito, disoccupazione, commercio internazionale e altri settori nei quali è possibile creare lavoro e stimolare la crescita.

Un’altra priorità sarà l’adozione di nuove regole per:

    • agevolare il riconoscimento delle qualifiche professionali negli altri paesi dell’UE
    • modernizzare gli appalti pubblici
    • chiarire i diritti dei lavoratori distaccati all’estero nell’UE.

Per stimolare l’innovazione e la ricerca, l’Irlanda cercherà di portare a termine i negoziati per la prossima tornata di finanziamenti dell’UE (Programma “Horizon 2020”), per promuovere in particolare le nanotecnologie, la fotonica, le tecnologie di fabbricazione avanzata, il cloud computing e l’elaborazione ad alta velocità.

 

L’economia

L’Irlanda assume il ‘timone’ dell’Unione Europea, con l’impegno di ripristinare la fiducia nell’economia europea, puntando al coordinamento economico e di bilancio con particolare attenzione rivolta ai salari e la loro indicizzazione, le riforme del mercato del lavoro, le pensioni, l’istruzione e la povertà.

 

Bilancio dell’UE

Visto che a novembre i leader dell’UE non hanno raggiunto un accordo sul bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020, durante la presidenza irlandese sarà organizzata una nuova fase di accordi. Una volta concordate le cifre globali, l’Irlanda si concentrerà sulla suddivisione dei fondi fra le varie politiche.

Le priorità sono la riforma della politica agricola e della pesca, gli investimenti in ricerca e innovazione, i finanziamenti per le regioni più povere dell’UE e il meccanismo per collegare l’Europa, per favorire la crescita e l’occupazione migliorando l’infrastruttura europea.

Oltre che sulle iniziative per promuovere la crescita economica e l’occupazione, l’Irlanda si concentrerà anche sull’ambiente, i trasporti, i nuovi paesi che aderiranno all’UE, la giustizia e il sostegno allo sviluppo.

Il 1° luglio 2013 l’Irlanda passerà il testimone alla Lituania.

 

Irish Citizenship Cerimony at Dublin Castle

 

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Era un cattivo investitore. Era stato definito così il frontman degli U2, qualche anno fa, per aver messo a segno dei colpi decisamente sbagliati. Ma eccolo tornare alle cronache come il musicista più ricco del mondo. Insomma, Bono aveva investito su Facebook e ora che il colosso americano è sbarcato in borsa, le sue azioni si sono moltiplicate.

Insieme al Ceo di Fb Mark Zuckerberg, patron di Facebook, la star di Dublino è stato uno dei primi a credere alle potenzialità del social network e quindi grazie alla grande liquidità economica derivatagli dal successo come artista, è riuscito attraverso Elevation Partners ad acquistare nel 2009, il 2,3% di Facebook, azioni pagate 90 milioni di dollari.

Ma lo sbarco del colosso americano in borsa è stato valutato ben 100 miliardi di dollari, quindi, secondo quanto riportato dal sito Nme, la rockstar percepirà un guadagno di 1 miliardo e mezzo di dollari superando un’altra leggenda della musica, Paul McCartney, fermo a 665 milioni di sterline.

Mark Zuckerberg suona la campanella del Nasdaq

Il frontman peggiore investitore negli USA?

Il fondo Elevation Partners, dove Vox è uno dei maggiori azionisti, ha effettuato investimenti disastrosi. La notizia è stata diffusa da un blog del Wall Street Journal. I ‘movimenti’ sbagliati sono stati due, uno nel 2007 quando fu acquisito il 25% di Palm, storica azienda di cellulari statunitense e l’altro investimento in Forbes (300 milioni di dollari).

Nel primo caso la società ha puntato tutto su un nuovo telefono multimediale sfidando Apple e BlackBerry, con un operazione disastrosa e un fallimento totale, con il titolo di Palm che ha chiuso a 3,7 dollari, rispetto ai 18,5 dollari della scorsa estate.
Mentre Forbes nelle sue attività online ha puntato sull’acquisto di una quota di 100 milioni di dollari nel capitale di Move.com, le cui azioni nell’ultimo anno sono crollate del 50 per cento.

A Ballyhea sono davvero indignati per il piano di austerità imposto dal governo, e così ogni domenica, gli abitanti del posto marciano lungo le strade per mostrare la propria contrarietà. Stiamo parlando di un piccolissimo villaggio dove di solito non accade mai nulla e che invece si è ‘risvegliato’ e unito, per manifestare contro i tagli imposti dall’alto.

Quello che accomuna queste persone, oltre alle poche aziende agricole e un piccolo complesso residenziale, composto da una chiesa, una pompa benzina e la scuola è proprio l’indignazione. E così, sono 43 settimane che tutte le domeniche gli abitanti percorrono la strada principale che collega Cork a Limerick, con uno striscione in testa con scritto “Ballyhea says NO!”.

L’organizzatore della Marcia, Diarmuid O’Flynn, durante un’intervista ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirato alla primavera araba ed ha aggiunto “Non stiamo cercando di salvare il mondo, e non si tratta di destra e sinistra. Si tratta di giusto e sbagliato”.

 

Ballyhea

A Ballyhea però, sembrano essere tutti d’accordo con questa Marcia, è giusta secondo i cittadini di questo villaggio, perchè il debito non lo hanno creato loro e nemmeno il resto degli irlandesi, il debito lo hanno creato le banche e le borse, sono loro a dover pagare. Insomma, a Ballyhea vecchi e giovani marciano insieme contro il piano di austerity.

 

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