Martin McGuinness presenta le dimissioni da vicepremier dell’Irlanda del Nord in segno di protesta a un provvedimento promosso dal partito di maggioranza, il Dup, sulle energie rinnovabili.
Il politico in quota Sinn Féin annuncia di lasciare la carica di deputy first minister, mettendo a rischio il sistema politico attualmente rappresentato da una larga condivisione.
L’accordo tra il Dup e i repubblicani risulta essere fondamentale per la stabilità territoriale del nord del paese. Una crisi politica potrebbe portare a elezioni anticipate, considerati gli sforzi fatti da entrambi gli schieramenti sul raggiungimento degli storici accordi del Venerdì Santo.
 

Dimissioni

Alla base, la polemica con la premier Arlene Foster, esponente unionista del Dup, travolta da sospetti di malversazione.
Stando alle dichiarazioni del politico repubblicano, la posizione della donna sarebbe compromessa e in aperto conflitto con le indagini che la coinvolgono. La donna è sospettata di aver innescato un meccanismo di distribuzione di finanziamenti pubblici gonfiati a diverse aziende locali nell’ambito dell’uso di fonti energetiche rinnovabili quando rivestiva l’incarico di ministro delle Finanze dell’Ulster.


 

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La Bloody Sunday chiama giustizia. Tra insabbiamenti e inchieste più o meno coraggiose, il Ministero della Difesa britannico ha inviato a 400 soldati inglesi – ormai in pensione – una lettera di esortazione per chiedere loro di raccontare a cosa assistettero quel 30 gennaio del 1972 e in altri episodi di violenza. La domenica di sangue è una delle pagine buie dell’Irlanda del Nord: 14 civili persero la vita, quando il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti. 

Due soldati in pensione sono i primi membri delle forze armate ad essere perseguiti per omicidio in relazione alle uccisioni dell’esercito britannico. A loro carico pende la morte del comandante dell’Official IRA Joe McCann, ucciso nell’aprile 1972 nel centro di Belfast. Il leader repubblicano era una leggenda già prima di morire, per aver organizzato la battaglia nel quartiere del mercato di Belfast, il 9 agosto 1971. Nove mesi dopo, McCann viene ucciso dalle truppe nella stessa zona. Secondo fonti di polizia, un attento esame delle prove disponibili hanno confermato la decisione di perseguire i due uomini per il reato di omicidio. 

La scorsa settimana è emerso che la polizia nordirlandese ha riaperto 302 casi di morte nell’Ulster, come parte di una campagna finanziata dai contribuenti. Il ministero della Difesa ha confermato di aver inviato circa 400 lettere a potenziali testimoni. “Ovviamente ogni testimonianza potrebbe essere cruciale”, ha detto un portavoce del ministero. Anche i paracadutisti che parteciparono alla strage sono fra quelli che hanno ricevuto le missive: ai membri del Primo Battaglione, reggimento dei paracadutisti, è stato chiesto di testimoniare sulla morte di dieci civili a Belfast nel 1971. Nigel Kensall, presidente dell’associazioni veterani inglesi, ha riferito: “Queste lettere, in tutti noi, hanno sollevato molta preoccupazione”.
 

La causa possibile

Sui tragici fatti, il Governo Britannico condusse due inchieste: Il “Widgery Tribunal”, tenutosi in seguito al verificarsi dei fatti, che prosciolse largamente l’autorità ed i soldati britannici da ogni colpa, ma fu da più parti criticato, compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell. La “Saville Inquiry”, stabilita nel 1998 per gettare nuova luce sui fatti. Il documento – composto da migliaia di pagine – fu fornito al governo inglese a giugno 2010, dopo molti ritardi. Il 15 giugno 2010, fu David Cameron, allora primo ministro, a presentare le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville. Una condanna senza alcuna giustificazione sulla condotta dell’esercito inglese. Il primo ministro del Regno Unito concluse così la sua esposizione: «Sono patriottico e non voglio mai credere a niente di cattivo sul nostro Paese, ma le conclusioni di questo rapporto sono prive di equivoci: ciò che è successo quel fatidico giorno è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato».

 

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Edward Daly, prete cattolico e simbolo del Bloody Sunday, si è spento il mese scorso all’età di 82 anni.

La sua foto fece il giro del mondo, quando sventolò un fazzoletto bianco nel tentativo di portare in salvo Jackie Duddy, ferito a morte.

Chi è Edward Daly? Daly ha fatto i suoi primi studi al St. Columb’s College a Derry, prima di raggiungere Roma dove ha frequentato il Pontificio Collegio Irlandese. Ordinato sacerdote il 16 marzo 1957, il prete cattolico si occupa della diocesi di Derry e dal 1962 al 1973 opera nella cattedrale di Sant’Eugenio, situata nel quartiere Bogside, uno dei principali teatri di scontro del conflitto nordirlandese.
 

Addio a Edward Daly

Padre Daly prende parte alle marce per i diritti civili, vive in prima persona la battaglia di Bogside del 1969 e la Bloody Sunday del 1972. Il suo impegno è lodevole e lavora persino per la Radio Telefís Éireann come consulente religioso, comparendo in numerosi programmi televisivi sia religiosi sia riguardanti gli avvenimenti nell’Irlanda del Nord.

Il 31 marzo 1974 viene consacrato vescovo dal cardinale William John Conway. Daly sceglie come motto la frase Pasce oves meas, cioè “pasci le mie pecore”, e come stemma un albero di quercia con una colomba a simboleggiare il desiderio di pace. A lui viene affidata la diocesi di Derry. Incarico che lascia in seguito ad un ictus nel 1993. Il suo ultimo ruolo è quello di cappellano del centro ospedaliero di Foyle.

Muore a Derry l’8 agosto 2016 all’età di 82 anni.

 

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Armi letali di cui razzi, esplosivi Semtex, mortai, AK47 e un fucile da cecchino sono stati sequestrati dalla polizia antiterrorismo del nord Irlanda tra il 2014 e il 2015.
Nel corso degli ultimi due anni, la polizia nordirlandese ha fatto delle scoperte sconvolgenti. Tra le armi ritrovate, ci sarebbero dei sofisticati razzi artigianali e dei fucili d’assalto. L’anno scorso, 31 persone sono state arrestate con l’accusa di “attività repubblicane” e, 22 di loro, sono apparsi davanti alla Corte penale con l’accusa di reati connessi al terrorismo. In manette sono finite persone provenienti dalle contee di Cork, Limerick, Mayo, Waterford, Kildare e Louth.
Nel corso di alcune operazioni di polizia sono state rinvenute almeno 30 armi e circa mille munizioni, tra cui un mitra a canna corta Sten, proiettili per fucili e vari materiali per realizzare dei detonatori esplosivi, tra cui un circuito da collegare a un telefono, cavi e centraline col timer.

Razzi e morati


Stando alle dichiarazioni dei vertici della PSNI (Police Service of Northern Ireland) le indagini proseguono, visto che i dissidenti potrebbero utilizzare le armi in loro possesso, nel giorno del centenario della rivolta di pasqua in Irlanda del 1916.
“Negli ultimi anni c’è stato un costante aumento delle attività da parte dei gruppi dissidenti”, ha spiegato ai giornalisti, durante una conferenza stampa, l’ispettore John O’Mahoney. Ma soprattutto, ha sottolineato il funzionario, come la capacità di fabbricare ordigni stia diventando sempre più sofisticata, grazie soprattutto all’uso di internet. Sarebbe stata proprio la rete “a migliorare le tecniche delle cellule dissidenti che non vogliono deporre le armi”.
 

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Novità. E’ stato liberato dietro il versamento di una cauzione, ma resta sotto inchiesta l’ex militare britannico arrestato nei giorni scorsi nell’ambito di nuove indagini sull’eccidio della Domenica di Sangue.

Arrestato un ex paracadutista di 66 anni che intervenne nella sparatoria del 30 gennaio 1972, durante la quale un reparto britannico a Derry uccise 13 manifestanti per i diritti civili e un quattordicesimo morì qualche mese dopo in seguito alle ferite riportate. Era la Bloody Sunday.

Dopo 43 anni dalla strage, un uomo di 66 anni, ex membro del Reggimento Paracadutisti britannico, è stato arrestato nella Contea di Antrim perché sospettato idi aver avuto un ruolo diretto nell’uccisione di tre manifestanti. Il militare, all’epoca dei fatti, era in stanza in Irlanda del Nord. Iniziata nel 2012, la nuova indagine, guidata dall’ispettore capo Ian Harrison, ha portato al primo arresto per la strage avvenuta a Derry.
In seguito alla pubblicazione del rapporto Saville, nel 2010, il primo ministro David Cameron chiese scusa a nome dell’esercito, definendo “ingiustificata e ingiustificabile” la loro azione di forza. Successivamente, la polizia nordirlandese annunciò di voler interrogare sette ex soldati sospettati di aver partecipato ai fatti del 1972. Dopo il trasferimento del militare a Belfast, dove sarà interrogato, Harrison ha dichiarato: “L’arresto segna una nuova fase nelle indagini”.

Uomini e donne in abiti paramilitari hanno sfilato lungo le strade della città di Derry durante i funerali di Peggy O’Hara, madre del combattente dell’INLA, Patsy O’Hara morto nel carcere di Long Kesh nel lontano 1981. Martin McGuinness si è detto rattristato dalla morte della donna.


Martin McGuinness del Sinn Féin ha espresso il proprio cordoglio per la morte di Peggy O’Hara, madre di uno dei dieci repubblicani irlandesi che parteciparono all’Hunger Strike, lo sciopero della fame che li portò alla morte nel carcere di Long Kesh. Pasty morì il 21 Maggio 1981, dieci anni dopo essere entrato a far parte del Na Fianna Eireann, l’ala giovanile dell’IRA.
Patsy O’Hara iniziò lo sciopero della fame il 22 marzo 1981 ed alle 23:29 del 21 maggio seguente morì, dopo 61 giorni di digiuno: aveva solo 23 anni.


 

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Il giocatore dell’Irlanda del Nord, James McClean, non rispetta l’inno inglese e in campo sulle note di God Save The Queen si volta di spalle. Un gesto che fa infuriare compagni e tifoseria e ne nasce un caso sui social.
James McClean si è voltato di spalle durante l’inno nazionale britannico. Già in passato, il giocatore nato a Derry si era rifiutato di indossare sulla divisa uno dei simboli del team inglese per il quale giocava.
 

La disobbedienza di James McClean

Si trattava di un papavero rosso, che lui riteneva essere irrispettoso delle vittime che hanno perso la vita durante i Troubles in Irlanda del Nord. Pioggia di critiche sono arrivate su Twitter e qualche tifoso lo ha persino offeso. McClean ha smorzato gli animi dicendo: «Non ho bisogno di dire niente o lo farò quando vorrò io».


 

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Una ricerca effettuata da Ipsos MRBI rivela che Gerry Adams e il partito repubblicano Sinn Féin sono molto seguiti su Twitter, tanto che il leader dell’Irlanda del Nord ha quasi tre volte il numero di followers di qualsiasi altro capo di partito.

Gerry Adams è seguito su Twitter da 84600 persone, mentre il suo partito da 35.200 seguaci.
Secondo quanto rivela lo studio Ipsos MRBI si tratta di un risultato straordinario in controtendenza rispetto ai dati emersi dal sondaggio, che mostra i risultati dei 2 mila intervistati telefonicamente da novembre 2014 a maggio 2015.
 

Adams è politico più popolare

Dalla ricerca si evince che soltanto il 7% degli elettori del partito Sinn Féin fa un uso quotidiano di Twitter, rispetto al resto dei sostenitori degli altri partiti che hanno percentuali più alte: 14% per i Labour, 11% per il Fianna Fáil, il 9% per il Fine Gael e il 13% per altri partiti indipendenti.

 

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Si chiama Tigger ma oramai tutti lo chiamano Ozzie, il gatto ritrovato misteriosamente nella Contea di Armagh, in Irlanda del Nord.
La sua storia, raccontata dal quotidiano britannico Telegraph, ha gettato curiosità nell’Isola e nel resto del mondo, visto che il felino sembra essere un girovago professionista.
Già nel 2004, il gatto è stato registrato come randagio a Londra, ma i dati estrapolati dal microchip che, fortunatamente, aveva impiantato raccontano un’altra verità: il felino arriva dall’Australia, si chiama Tigger ed è nato nel 1989.
 
Il gatto Ozzie
 

Ozzie

Le autorità irlandesi hanno contattato quelle australiane, con la speranza che Ozzie ritrovi il suo padrone.
 

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Peter Robinson, 66 anni, è stato ricoverato ieri per un sospetto attacco di cuore. Il Primo ministro dell’Irlanda del Nord è stato trasferito al Royal Victoria Hospital di Belfast.

Robinson ha accusato un malore alla vigilia di un importante dibattito sul welfare, che avrebbe dovuto tenere a Stormont, nel Parlamento del Nord Irlanda. Il leader del Democratic Unionist Party (Dup), in un primo momento ricoverato all’ospedale di Dundonald, è stato trasferito al Royal Victoria Hospital di Belfast dove è stato sottoposto a controlli. La famiglia ha chiesto il massimo riserbo. Il primo ministro inglese, da poco rieletto, David Cameron, ha inviato via Twitter gli auguri di una buona guarigione al suo collega nordirlandese.


Peter Robinson è primo ministro e leader del DUP dal 2008. Il suo vice Nigel Dodds ha fatto sapere che il politico sta affrontando una serie di test clinici, ma non è ancora chiaro il suo stato di salute.