L’ex leader dell’Ira e vice Premier dell’Irlanda del Nord ha incontrato la Regina Elisabetta II, in visita reale. “L’incontro con la regina Elisabetta è stato molto bello, ma sono ancora un repubblicano” ha commentato il numero due del Sinn Fein.

Un gesto simbolico tra i due, una stretta di mano che aiuterà probabilmente il processo di pace in atto nel nord e magari un giorno porterà all’unificazione dell’Irlanda.

La prima stretta di mano è avvenuta durante un incontro privato, ma poi il gesto è stato ripetuto davanti alle telecamere.

McGuinness ed Elizabeth II (27.6.2012)

 

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A fine mese, la Regina d’Inghilterra, Elisabetta II sarà in visita reale in Irlanda del Nord, una presenza che crea non pochi disagi al Vice Primo Ministro Martin Mcguinness che ha affermato di non aver preso ancora una decisione sull’opportunità o meno di stringere la mano alla monarca.

Già l’anno scorso aveva declinato l’invito, invece a fine mese non potrà sottrarsi in quanto membro del Governo biconfessionale.

“Qualsiasi decisione, ha ribadito McGuinness sarà presa in collaborazione con la dirigenza del Sinn Féin” e più volte ha voluto ricordare, che tale scelta sarà fatta considerando esclusivamente il processo di pace e la stabilità tanto sostenuta da lui e dal suo partito. Ovviamente non saranno prese in considerazione scelte che potrebbero invece compromettere questo equilibrio duraturo e che garantisce un futuro all’Irlanda del Nord.

 

McGuinness willing to meet Queen

McGuinness ha voluto anche ricordare i grandi progressi che sono stati fatti, “non solo nel Nord ma in tutta l’Irlanda, assicurando di continuare a lavorare per la riconciliazione”. L’anno scorso la Regina ha visitato la Repubblica d’Irlanda ed ha voluto fare una visita simbolica al Garden of Remembrance, chinandosi per onorare coloro che sono morti per la libertà irlandese. McGuinness non ha nascosto che un possibile incontro tra lui e la Regina, sarebbe un compromesso enorme per la sua fede da Repubblicano Irlandese.

 

Queen visiting Dublin

 

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Il nuovo rapporto “NI Peace Monitoring report” pubblicato nei giorni scorsi, ha fatto emergere che, nel Nord del paese, continua ad esserci “una società profondamente divisa” dopo quattordici anni dagli accordi del Venerdì Santo.

I cosiddetti ‘Peace Walls’, che noi possiamo tradurre in ‘Muri della Pace’, sono passati da 22 da quando l’accordo è stato firmato, a 48. Restano tuttavia una minaccia le organizzazioni paramilitari, a causa di alcune cellule ancora attive nel Paese.

Nel rapporto si legge “A volte, l’Irlanda del Nord sembra muoversi in avanti, altre volte sembra invece di ripiombare nel passato”, un problema che secondo il Dr Paul Nolan, autore del rapporto, “continua a confondere la comunità tanto da pensare che i problemi siano ancora ‘vivi’ in l’Irlanda di sopra”. “La cooperazione politica invece è aumentata di molto, anche se continuano ad esservi numerose barriere interloquiali”.

 

rapporto Peace Monitoring

Le iscrizioni a scuola sembrano ancora essere percepite come divise per comunità dal 90% delle persone nonostante i diversi progetti applicati per una formazione condivisa. E la domanda che il Dr Nolan si è posto è se “questa pace può essere attribuita soltanto ad una tregua generazionale”.

 

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E’ l’ultima proposta del numero due del Sinn Fein, Martin McGuinness, un referendum per unire l’Eire all’Irlanda del Nord nel 2016. Il partito repubblicano da anni lotta per l’unione della provincia del Regno Unito alla Repubblica irlandese.

Ma a decidere un eventuale referendum dovrà essere il governo di Londra in difficoltà anche per la richiesta di indipendenza avanzata dalla Scozia. McGuinness ha sostenuto che la consultazione irlandese potrebbe avvenire dopo le prossime elezioni dell’assemblea dell’Irlanda del Nord, previste per il 2015/2016.

La proposta arriva durante un’intervista di McGuinness al The Irish Examiner, questi tempi mi sembrano ragionevoli ha aggiunto e sulla questione “Sarebbe giusto vedere cosa pensa la gente che vive nelle Sei Contee, se restare legata al Regno Unito oppure far parte di un’Irlanda unita. Una scelta che potrebbe avenire in qualsiasi momento tra il 2016 e 2020-21” ha ribadito McGuinness.

 

Referendum sulle Irlande

La gente prenderà una decisione sul potenziale che potrebbe portare la riunificazione dell’Irlanda in termini di stabilità politica e in termini di leve economiche” un tema caldo in questo momento di crisi. E poi, una maggioranza cattolica è prevista entro la prossima generazione nelle Sei Contee.

 

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La Regina dal Castello di Dublino, ammette che è impossibile ignorare il peso della storia e tra lo stupore del presidente Mary McAleese si rivolge proprio a lei e agli amici con “A hUachtarain agus a chairde”.

Nel secondo giorno della sua visita, Elisabetta ha reso omaggio alle vittime dei Troubles e nel suo discorso tanto atteso, ha dichiarato “A tutti coloro che hanno sofferto come conseguenza del nostro passato travagliato estendo il mio profondo cordoglio”.
La sovrana ha poi voluto elogiare i due governi e il lavoro straordinario che hanno attutato per la condivisione del potere e ha voluto ricordare l’importanza degli Accordi del Venerdì Santo.

Anche il Presidente McAleese si è detta orgogliosa dei “costruttori di pace” che hanno contribuito a realizzare la condivisione del potere e si è detta fiduciosa per il futuro del Paese. Il presidente ha inoltre riconosciuto il sostegno della Regina per il processo di pace.

 

La visita della regina

Al banchetto era presente il primo ministro David Cameron e il Taoiseach Enda Kenny, oltre ai 172 invitati tra i quali anche il primo ministro Peter Robinson e sua moglie Iris. Tra gli ospiti il capitano della nazionale irlandese di rugby, Brian O’Driscoll e sua moglie e l’attrice Amy Huberman.

Cinque persone sono state arrestate durante la protesta davanti al Castello.

Gerry Adams, presidente del Sinn Fein ha dichiarato che il discorso della Regina dovrà essere “giudicato dalle azioni del suo governo nel tempo a venire”. “Credo che il cordoglio per coloro che hanno sofferto espresso dalla Regina sia autentico, ma il perdono arriverà soltanto se la politica futura del suo governo sarà basato sulla vera uguaglianza e rispetto reciproco”, ha aggiunto Adams.

 

Strade chiuse

Alla vigilia della visita di stato della regina Elisabetta, a Dublino è scattato il piano sicurezza. Su cinquanta strade del centro, non sarà possibile parcheggiare e prima dell’arrivo della sovrana, saranno chiuse definitivamente al traffico cittadino. Un dispiegamento di agenti impressionante, con oltre 8mila poliziotti e 2mila militari coinvolti per garantire la sicurezza della regina Elisabetta e di suo marito Filippo. Un piano doveroso, secondo la polizia britannica, dopo le minacce indirizzate alla regina, definita “criminale di guerra” da parte di alcune organizzazioni terroristiche. Intanto la polizia ha fatto sapere di aver arrestato due persone un 25enne e un 26enne.

 

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È stato un eroe della seconda guerra mondiale, il soldato o meglio il ‘piccione viaggiatore’ Paddy di Larne, in Irlanda del Nord, è stato onorato 55 anni dopo la sua morte per il suo coraggio nella lotta contro Hitler.

Quest’uomo è stato uno dei protagonisti dello sbarco in Normandia ed è stato il primo piccione viaggiatore a tornare indietro con le notizie dello sbarco: il riferimento è al celebre D-Day che avvenne nel lontano giugno del 1944. Una storia vera.

Su di lui si raccontano innumerevoli missioni segrete, quando faceva la spola tra il nord della Francia e l’Inghilterra. Apparteneva alla Raf (Royal Air Force).

 

Il ‘piccione viaggiatore’ Paddy

A Paddy la medaglia Dickin, l’equivalente della ‘Croce di Vittoria’, per premiare il suo coraggio ma soprattutto il miglior tempo, percorse 230 miglia in meno di 4 ore, un tempo record per i piccioni viaggiatori e senza nemmeno un graffio portò il messaggio agli Alleati, sorvolando la temile Brigata dei Falconi tedeschi, un gruppo di falchi predatori, usati dai nazisti proprio per intecettare i piccioni dell’esercito inglese.

Quando la guerra finì Paddy tornò a vivere nella sua Irlanda, a lui è dedicata una targa nel porto di Carnlough, morì successivamente nel 1954. Un libro illustrato per bambini omaggia il nostro piccolo eroe, ”Paddy the Pigeon” di Gail Seekamp, pubblicato nel 2003 (In foto la copertina).

 

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E’ cominciata nei giorni scorsi la demolizione di uno degli edifici più emblematici del Nord Irlanda, la prigione di Long Kesh, conosciuta anche come ‘The Maze’ o ‘H Block’, dove vennero rinchiusi e torturati moltissimi (circa 25.000 in quasi 30 anni) detenuti militanti dell’Ira.

Entro la metà del 2007 sarà tutto demolito tranne un blocco; al posto della prigione sorgeranno un impianto polisportivo e un centro commerciale, alcune strutture di svago e delle industrie.

L’unico edificio conservato della vecchia struttura carceraria sarà l’ospedale nel quale, durante lo scipero della fame del 1981, morirono 10 repubblicani che rivendicavano lo status di prigionieri politici, fra loro c’era Bobby Sands che restò 68 giorni senza toccare cibo; qui nascerà un centro per la riflessione e la risoluzione dei conflitti.

 

 

Fine del ‘H Block’

La prigione di Long Kesh è stata chiusa nel settembre 2000 dopo la scarcerazione dei prigionieri politici repubblicani e lealisti decisa negli accordi del Venerdì Santo nel 1998. Ora con le nuove strutture che verranno costruite in questo spazio si spera di far decollare anche l’economia nordirlandese.

David Hanson, ministro britannico di giustizia per il Nord Irlanda ha sottolineato l’importanza della demolizione che: “segna un passo in più verso il raggiungimento di un nuovo futuro di cui tutta la comunità farà parte”.
Gli esponenti dei partiti politici che fanno parte della commissione di monitoraggio per Long Kesh/Maze si sono felicitati per il nuovo sviluppo della zona.
L’unionista Edwin Poots ha dichiarato che la sua maggiore speranza è che lo Sinn Fein mantenga quanto promesso, ovvero, che il blocco superstite non diventi un “altare repubblicano”.

Paul Butler dello Sinn Fein, infine, ha sottolineato che il centro che sorgerà nei locali del vecchio ospedale può svolgere “un ruolo enorme nella trasformazione di conflitti in scenari di pace”.

 

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