Qualcuno si chiede se ne vale la pena di vivere in Irlanda. Per questo abbiamo deciso di pubblicare la storia di Max, che racconta.

“Da quando siamo qui, mi ritrovo spesso a stupirmi di quanto, un ambiente lavorativo, possa essere diverso e migliore da quello a cui siamo abituati in Italia”. Queste sono le parole di Max, trasferitosi da circa un anno a Saggart con la famiglia.

Una scelta dettata dal desiderio di crescita professionale che l’ha catapultato in una realtà, in cui vige rispetto verso il prossimo e dove si respira un clima di onestà generale, che per noi italiani è ormai semplice utopia.

 

La storia di Max

Max ci racconti come sei arrivato a Saggart?

Quando con mia moglie ci siamo messi in testa di cambiare aria, abbiamo passato giorni e giorni a consultare siti e ad iscriverci a newsletter e forum di lavoro all’estero. Abbiamo finito per puntare verso l’isola, perché sapevamo che il mercato del lavoro da queste parti, soprattutto per gli IT multilingua, non aveva risentito della crisi ed anzi, visto che la maggior parte delle multinazionali ha qui la propria sede europea, era più vivo che mai. Siamo andati avanti per più di un anno a mandare CV e fare colloqui per telefono, ma l’offerta buona, soprattutto tenendo conto che ci saremmo spostati con due bimbi, non arrivava mai. Un bel giorno poi mi sono trovato a dover scegliere tra due offerte e quella di Saggart era la migliore. Siamo venuti così a vivere in Irlanda e ora lavoro come support analyst per la Colgate.

Cioè? In cosa consiste?

Il mio lavoro in Colgate consiste nel fornire assistenza informatica ai dipendenti e collaboratori dell’azienda in Europa ed Africa, quindi in Italiano, Inglese (lingua comune in azienda) e Francese. L’ufficio ha anche un team che parla Tedesco, ma questa lingua a me manca. Ci occupiamo anche di progetti, come per esempio knowledge management, controllo qualità, statistiche e report.

 

E prima di “cambiare aria”, di cosa ti occupavi?

Precedentemente ho lavorato per 5 anni per una ditta monegasca di proprietà italiana e vivevo a Vallecrosia, poco dopo il confine. In pratica ogni mattina attraversavo due frontiere (con la Francia e con Monaco) per andare a lavorare. Ero sempre nell’information technology. Rappresentavo metà del personale informatico dell’azienda e mi occupavo di far funzionare i pc dei colleghi. In realtà poi, come in tutte le aziende medio/piccole, gli IT si occupano di tutto ciò che è elettrico, dai neon alle macchinette per il caffè.

Perché hai preferito lasciare il lavoro a Monte Carlo?

A Monte Carlo non avevo nessuna possibilità di crescita professionale ed anche mia moglie, dal punto di vista del lavoro (lei è bibliotecaria), era quasi senza speranza. Oltre a questo, ho scelto anche per il dinamismo del mercato del lavoro, oltre al fatto che gli stipendi sono decisamente più alti rispetto all’Italia (non che sia difficile!).

Ormai vivi a Saggart da quasi un anno…

Sì, sono arrivato qui verso la metà di Febbraio 2011 e successivamente, verso la metà di Aprile, mi hanno raggiunto mia moglie e i miei figli. Tutti a vivere.

Dove si trova precisamente?

Saggart è un minuscolo villaggio a circa 20 minuti di macchina dal centro di Dublino. Da qualche tempo possiamo anche dire che siamo al capolinea di una delle linee del tram. Piccola precisazione: da queste parti un “villaggio” consiste di solito in qualche casa, almeno un pub (fondamentale) e almeno una chiesa ed una scuola, anche se le ultime due non sono strettamente necessarie.

Com’è vivere nel paese?

Dipende. L’inverno è abbastanza lungo, ventoso e “umido”, soprattutto se vieni da posti come la Liguria. Le ore di luce sono di meno rispetto all’Italia ed il cielo è per la maggior parte del tempo grigio e piovoso. In primavera e in estate, la situazione migliora notevolmente: anche se la giornata tipica irlandese comprende di media almeno due stagioni, le ore di sole sono maggiori e si può godere appieno dei mille parchi della città e del circondario. In città poi, ci sono anche molte attività “family fiendly”, molte delle quali sono anche gratuite, come ad esempio il giardino botanico. Dublino è piena di musei ad ingresso libero, di già citati parchi (tutti tenuti meravigliosamente e pieni di attrattive) e di tantissime attività pensate per i bambini. Ogni museo, esposizione, biblioteca, ha una zona riservata ai piccoli e quasi ogni parco ha un playground attrezzato e ben mantenuto. Ne abbiamo trovato uno persino all’interno dello Zoo (che consigliamo vivamente). Ovviamente il mio, è un discorso da padre di famiglia che poco considera e approfitta della vita notturna dublinese, che comunque è all’altezza della propria fama internazionale.

E per quanto riguarda i costi in generale?

I costi più importanti sono relativi ad affitto e assicurazione sanitaria. Se si lavora per un’azienda (ma per fortuna sono poche) che non fornisce assicurazione sanitaria, la “botta” è rilevante. Gli affitti poi, più ci si avvicina al centro, più diventano alti. C’è da dire che, dei 4.5 milioni di abitanti dell’intero Paese, 2 milioni vive a Dublino, per cui la concorrenza, quando si cerca un appartamento, è alta. Anche la crisi economica ha contribuito a far lievitare gli affitti. Ora che meno persone riescono a comprare, chi affitta non resterà mai a corto di inquilini. Per quanto riguarda le spese quotidiane, il costo della vita è ora molto più vicino a quello italiano. Alcune cose sono più care ed altre meno, per cui nella media c’è compensazione. Sigarette ed alcolici costano circa il doppio rispetto all’ Italia, mentre il latte, la carne ed il pesce, sono molto più a buon mercato che da noi. Le bollette poi, sono molto meno care che in Italia e l’acqua nemmeno si paga… Dal punto di vista della sanità, qui tutto è privatizzato ed un’assicurazione medica costa intorno ai mille euro l’anno, per un adulto. Ogni volta che si va dal medico si paga intorno ai 50 Euro e se si possiede l’assicurazione giusta, l’importo viene rimborsato del 50%. I farmaci poi, sono un po’ più cari che da noi. La situazione economica generale, per quanto io non sia un esperto, mi sembra molto migliore rispetto a quella italiana. Qui il lavoro c’è, anche se il personale non specializzato sta faticando come nelle altre parti d’Europa. Insomma, anche qui i muratori sono quasi tutti disoccupati, ma chi lavora in campi più tecnici e più specialistici, non risente per nulla della criticità della situazione europea.

Hai moglie e due bambini, come si sono integrati?

Per i bambini, nonostante nostra figlia (4 anni) avesse qualche crisi di nostalgia, è stato abbastanza facile vivere qui. Il piccolo ora ha 2 anni e nemmeno si è accorto del cambiamento. La grande, dopo un anno qui, non soffre (quasi) più di nostalgia, questo anche grazie ad un inserimento rapido nell’asilo e poi a scuola (qui i bambini possono iniziare con una via di mezzo tra asilo e prima elementare, detta junior infant, già a 4 anni), ormai parla fluentemente l’inglese, anzi, ha un accento dublinese piuttosto marcato! Mia moglie ha sofferto un po’ di più, sia per il cambiamento drastico di clima, visto che siamo venuti direttamente dalla Costa Azzurra, sia per l’adattamento a lingua e stile di vita. Ora sta seguendo un buon corso di inglese e le cose sembrano migliorare. Certo, non si può cambiare il clima, ma migliorando la padronanza della lingua, si acquistano indipendenza ed integrazione, che aiutano a non pensare troppo all’umidità…

Qualche altra curiosità per quanto riguarda l’istruzione?

Non abbiamo una grande esperienza diretta del sistema scolastico irlandese, se non per quello che vediamo della scuola di nostra figlia. Le scuole elementari qui sono quasi tutte di stampo religioso, anche quelle che hanno un alto tasso di alunni stranieri. Il lato positivo è che sono abituati ad avere a che fare con bambini che non parlano l’inglese, quindi hanno sviluppato un sistema di supporto linguistico piuttosto valido. Se l’idea di mandare i propri figli in una scuola religiosa è causa di grande turbamento per qualcuno, ci sono delle scuole “speciali” chiamate Educate Together, in cui non viene praticato l’insegnamento esclusivo della religione cattolica, ma viene insegnato ai bambini a conoscere e rispettare ogni religione e tradizione. Quest’ultimo tipo di scuola e in generale tutte le scuole più rinomate, sono generalmente affollatissime e le lista d’attesa sono a volte così lunghe, che bisogna iscrivere i bambini dalla nascita.

Un trasferimento così radicale come il vostro, avrà sicuramente comportato delle difficoltà iniziali. Come siete riusciti a superarle?

La difficoltà principale credo sia stata quella di capire come funzionassero le cose, sia dal punto di vista burocratico che da quello più generico, per esempio, della contrattazione degli affitti. Un’altro aspetto che ci ha creato problemi, era il fatto che, non avendo “storia di credito”, per aprire la maggior parte delle utenze, ci è stata chiesta una caparra, a volte anche consistente. Alcune agenzie di assicurazioni poi, se non si è stati assicurati per almeno 3 anni, non prendono nemmeno in considerazione l’idea di stipularti una polizza per l’auto. Insomma, in generale si è trattato di padroneggiare le consuetudini e le procedure e ci siamo riusciti solo sbagliando ed imparando…

Cosa ti manca della tua città natale?

Soprattutto amici, parenti e cibo. Cominciare una nuova vita in un luogo completamente nuovo è un gran salto. Ricominciare da zero a crearsi un “giro” di amicizie, è un procedimento piuttosto lungo ed a volte, ci si ritrova a rimpiangere un pochino il sostegno che le proprie famiglie possono dare, quando non ci sono troppi chilometri a dividerle da noi. Ci sono cose e persone che negli spostamenti vorremmo portarci dietro, ma non sempre è possibile. Devo confessare però, che per me è più facile che per altri, io mi sento a casa in posti nuovi, molto più in fretta della media.

Questo è sicuramente un punto a tuo favore…. Quali sono gli aspetti che più ti piacciono della realtà in cui vivi?

Da quando siamo sull’isola, mi ritrovo spesso a stupirmi di quanto, un ambiente lavorativo, possa essere diverso e migliore di quello a cui siamo abituati in Italia. L’approccio qui è completamente diverso: chi più e chi meno, quasi tutte le compagnie hanno ben chiaro il concetto che il dipendente non è uno schiavo e che, se è contento, lavora meglio. Più in generale, sia mia moglie che io, spesso ci stupiamo della cortesia e del clima di onestà generale che si respira da queste parti. Per l’italiano medio poi, è un’enorme sorpresa rendersi conto di quanto semplice, efficiente e veloce sia la burocrazia.

In questo periodo, sei mai stato assalito da qualche dubbio? Pensi di aver fatto la scelta giusta ad andare via dall’Italia?

Il dubbio che si potesse trovare una soluzione in Patria rimane sempre e quando la nostalgia colpisce, magari si tende a rimpiangere un pochino i tempi (ed i luoghi) andati, ma considerando la situazione attuale in cui versa l’Italia, le possibilità di ottenere ciò che abbiamo qui, sia dal punto di vista puramente economico che da quello della “tranquillità sociale”, erano quasi nulle. Insomma, anche se a volte il cuore spinge verso la madrepatria, il cervello rimane convinto di ciò che abbiamo scelto.

Tornerai mai in Italia?

Da turista, ogni volta che se ne presenti l’occasione, per rivedere amici e parenti. Da cittadino, per ora, nemmeno ci penso. L’Italia non mi piace più, né socialmente né in prospettiva. Non è più la società in cui vorrei che crescessero i miei figli. Resto a vivere qui.

Durante questo anno di permanenza, quali differenze culturali hai riscontrato tra i due Paesi?

In Italia abbiamo più passato e più cultura, ma ce ne ricordiamo e la valorizziamo molto meno. Qui hanno un profondo rispetto per la cultura e per il patrimonio storico del Paese. Mediamente, l’uomo comune è come quello italiano, ma se prendi in considerazione servizi ed iniziative, sia per adulti che per bambini, troverai che qui i musei sono in buona parte gratuiti e soprattutto sono più “vivi”, nel senso che organizzano molte attività anche pratiche, per trasmettere il proprio messaggio.

Se qualcuno volesse trasferirsi a Dublino, c’è qualche sito specializzato a cui rivolgersi per la ricerca di una casa e di un lavoro?

Per la ricerca di una casa consiglio il sito Daft.ie, mentre per il lavoro ci sono jobs.ie e recruitireland.ie che raccolgono la quasi totalità degli annunci di lavoro e che permettono di salvare i propri criteri di ricerca e ricevere e-mail quotidiane con gli annunci corrispondenti. Per avere informazioni generali su come si vive qui e consigli su come trasferirsi (o come adattarsi una volta trasferiti), ci sono vari forum di italiani: uno su tutti Italiansonline.net, in cui è possibile trovare un forum per ogni luogo del mondo, abitato da un italiano.

Diverse tradizioni, diverso stile di vita, quanto hanno inciso per voi tutto questo?

Devo ammettere che l’approccio alla quotidianità che hanno qui, è molto diverso da quello tipicamente italiano ed adattarsi può essere abbastanza duro. Per fortuna, la grande quantità di immigrati che risiedono o hanno risieduto da queste parti, ha fatto sì che praticamente ogni tradizione ed ogni stile di vita, sia accettato o perlomeno tollerato, soprattutto a Dublino e nelle altre grandi città. Insomma, loro hanno il proprio stile, ma se a te non piace, nessuno ti impedisce di vivere a modo tuo.

E’ cambiato il tuo modo di vivere la quotidianità?

La giornata tipo quando vieni a vivere in Irlanda è molto simile a quella italiana: sveglia, lavoro, casa, nanna. La differenza è che prima passavo 12 ore al giorno fuori casa e non avevo molte occasioni di godermi la compagnia di moglie e figli. Qui invece, grazie all’orario di lavoro più flessibile, alla maggiore quantità di ore di luce (tra Aprile e Settembre) ed alla quantità e qualità di parchi ed iniziative, posso permettermi di fare ogni giorno qualcosa con la famiglia, fosse anche soltanto un’oretta di passeggiata. Qui sono abituati ad uscire e passare le proprie giornate all’aperto con qualsiasi clima. Anche se, mediamente, la quotidianità irlandese prevede rugby, pub e fast food. Noi, da buoni italiani, se non c’è il sole, non mettiamo il naso fuori di casa. Beh, dopo un anno che mi trovo qui, ti confesso che anche noi stiamo cominciando ad abituarci e a capire che, anche con la pioggia o il freddo, si può passare una splendida giornata all’aperto. Certo, molto diversa da quella che passeresti con il sole ed il caldo, ma comunque sempre molto piacevole…

Secondo te è Dublino un bel posto per viverci e per ricostruirsi una vita dignitosa?

Sono convinto che la grande dinamicità di Dublino, la renda un posto molto appetibile per chi vuole provare a rifarsi una vita e vivere in Irlanda. Una delle grandi qualità di Dublino, è quella di essere una capitale con l’approccio di una città di media grandezza. Il mercato del lavoro poi (anche se ho saputo che in Italia arrivano notizie di carattere disastroso), è in continua evoluzione, soprattutto se parliamo di personale multilingua e di buona specializzazione. Insomma, se si vuole venire a vivere in Irlanda e lavorare a Dublino, bisogna partire con un livello di lingua decente e con una figura professionale ben precisa. Non siamo più all’epoca della tigre celtica ed i lavori poco specializzati, sono in crisi quanto in Italia, ma se si possiede una buona professionalità (e magari si parla qualche lingua oltre all’inglese e all’italiano), le occasioni non mancano mai.

Ora che non ci vivi più, come vedi l’Italia dal di fuori?

Non molto diversamente da come la vedevo quando ancora vivevamo lì: un Paese che ha enormi potenzialità umane e non soltanto, ma che non ha la più pallida idea di come sfruttarle. Se poi aggiungi lo stato raccapricciante della situazione politica, la corruzione dilagante e l’apatia della maggioranza della popolazione, il quadro si fa fosco.

La mail di Max: lupoululante@gmail.com.

A cura di Nicole Cascione | Su gentile concessione di Voglioviverecosi.com.

Pinocchio è per il mondo intero la più grande favola per bambini che sia mai esistita, ma per gli irlandesi è anche altro, soprattutto da quando ha aperto il ristorante Pinocchio.

E’ sinonimo di gusto e piacere della tavola, di scoperta dei sapori squisitamente molisani e italiani, dai formaggi all’olio, dalla pasta ai salumi, al vino passando per il pregiato tartufo molisano. E proprio “Pinocchio” è il nome del nuovo wine bar, ideato e gestito da due molisani doc Maurizio Mastrangelo e Marco Giannantonio e già inserito nella Guida Bridgestone Irlanda 2009, tra i migliori cento ristoranti irlandesi.

Inaugurato da poco nel cuore di Dublino, nel giro di pochi mesi ha avuto così tanto successo da essere oggetto di recensioni più che positive da parte dei principali quotidiani irlandesi: “The Irish Times”, “Irish Independent”, “Food & Wine”.
L’ultimo articolo è apparso nel più famoso e venduto quotidiano economico irlandese “Sunday Business Post” (equiparato al nostro “Il Sole 24 Ore”). In pochi anni di attività, con la loro società Flavour of Italy e la Scuola Italiana di cucina, a dispetto della crisi che sta attanagliando l’Italia e, in parte, anche l’Irlanda, l’idea imprenditoriale di Maurizio Mastrangelo e Marco Giannantonio si sta dimostrando valida, a tal punto da ricevere molteplici riconoscimenti e premi (da ultimo il premio 2008 come “Miglior azienda etnica emergente in Irlanda”).

Mercoledì 14 Gennaio, alle ore 10:30, nella Sala Civica presso il Comune di Campobasso, si terrà una Conferenza Stampa nel corso della quale verrà proiettato il video sull’inaugurazione di “Pinocchio”, che ha visto la partecipazione del Console Marco Lombardi e dell’Ambasciatore Lucio Alberto Savoia, principali rappresentanti istituzionali italiani in Irlanda.
L’ultima nata, da più di un anno, è la Flavour of Italy Travel, l’agenzia viaggi dal gusto squisitamente italiano, sita a Campobasso e ideata per tutti i gourmet e coloro che intendono andare alla ricerca dei sapori, nei vicoli d’Italia.

A tutti i giornalisti che parteciperanno verrà distribuita una cartellina contenente copia degli articoli irlandesi, un DVD con il video dell’inaugurazione di “Pinocchio”, e materiale vario.

 

Altre risorse interessanti