Gli All Blacks restano saldi al primo posto del ranking mondiale di rugby, seguiti con qualche sbalzo da Galles, Irlanda e Inghilterra.

L’Italia continua a slittare tra la 14° e la 15° posizione. Australia e Sudafrica si contendono spesso tra il quarto e il sesto posto. Seguono Scozia e Francia, in calzati dai Pumas che riescono a piazzarsi davanti alle Fiji.

Ricordiamo che la nazionale irlandese si è laureata campione europeo dopo aver vinto il Sei Nazioni 2015 e 2018, mentre l’edizione 2016 è stata vinta dagli inglesi che si sono aggiudicati anche l’edizione 2017. Ai Dragoni Rossi il 2019.

 

Ranking mondiale di rugby

Tabella Ranking mondiale aggiornata al 29/4/2019

POSTEAMSPOINTS
1(1)NEW ZEALAND92.54
2(2)WALES89.96
3(3)IRELAND88.69
4(4)ENGLAND86.27
5(5)SOUTH AFRICA84.58
6(6)AUSTRALIA82.40
7(7)SCOTLAND80.17
8(8)FRANCE79.42
9(9)FIJI77.95
10(10)ARGENTINA77.05
11(11)JAPAN75.24
12(12)GEORGIA74.42
13(13)TONGA73.02
14(14)ITALY72.04
15(15)USA71.71
16(16)URUGUAY69.09
17(17)SAMOA68.78
18(18)ROMANIA65.84
19(19)SPAGNA65.11
20(20)RUSSIA63.72

La nazionale di rugby irlandese batte Nuova Zelanda 16-9. Lo scontro diretto tra le prime due squadre più forti al mondo ha premiato i verdi. Gli altri risultati dei test-match del weekend vedono l’italia sconfitta dall’Australia 7-26, la Romania battuta dagli Usa 5-31, la Francia vincente sull’Argentina 28-13, la Scozia perdente contro il Sudafrica 20-26, la Spagna vincente per 34 a 13 sulla Namibia.

Torniamo al colpaccio dell’Irlanda. Non è la prima volta che i verdi riescono a piegare i temibili All Blacks. Era già successo due anni fa a Chicago (40-29). L’unica meta da segnalare dall’Aviva Stadium di Dublino è quella di Jacob Stockdale, 22 anni, player da record del Sei Nazioni dello scorso anno (sette mete realizzate), che ha portato gli irlandesi a vincere in casa.

Questa volta l’Haka non ha portato il sereno agli All Blacks, ma a giovare ai verdi sono stati la mischia, la precisione di Sexton, e le manovre di O’Mahony e Rob Kerney. La risposta All Blacks è arrivata soltanto da Beadun Barrett, con due piazzati e un drop hanno. Nulla a che vedere con il gesto atletico di Stockdale, che calcia e scatta sorpassa gli avversari fino a rotolare superando la linea di meta. 

 

 

Steve Hansen, ct degli All Blacks plaude gli irlandesi: “Era un match fra i numeri 1 e i numeri 2 del mondo, quindi ora sono loro i numeri 1. Se volete considerarli favoriti per la Coppa del Mondo, fatelo pure. Io penso che lo siano”. Joe Schmidt, il coach irlandese con passaporto neozelandese, cerca di contenere gli entusiasmi dei suoi o almeno ci prova: “Noi abbiamo giocato in casa, loro stanno viaggiando da settimane, credo che il pubblico abbia avuto un ruolo fondamentale. Godiamo della nostra impresa, ma gli altri undici mesi fanno storia a sé”.

Ora gli All Blacks affronteranno la nazionale di rugby italiana. Sono già arrivati a Fiumicino, dove una folla li ha accolti a colpi di selfie. I campioni del mondo, così come l’allenatore Hansen, si sono mostrati disponibili con la gente: tanti tra passeggeri ed operatori aeroportuali si sono avvicinati riuscendo a ottenere uno scatto indimenticabile. Non capita tutti i giorni di incontrare gli All Blacks. Ecco l’Inno della Nazionale di Rugby irlandese.

 

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Torniamo all’incontro di boxe tra Floyd Mayweather Jr. e Conor McGregor. Oltre a raccontarvi come è finito, anche se forse lo saprete già, vorremmo fare dei piccoli collegamenti sulle tradizioni culturali che legano America e Irlanda. Non avete mai sentito parlare della storia del St. Patrick’s Day?
Riavvolgiamo il nastro e ripartiamo da Las Vegas. È il decimo round quando l’arbitro dichiara il Ko tecnico a favore del pugile statunitense. Il lottatore di arti marziali irlandesi McGregor dichiarerà più tardi: “Avrei preferito finire al tappeto”.
Regole, stile e carriere completamente diverse che a un certo punto si incontrano per disputare un incontro di boxe. Due campioni, che sanno usare bene le mani, uno anche i piedi, e che riescono a dire e pensare, in pochi istanti, tante volgarità.
 
 

Floyd Mayweather e Conor McGregor

McGregor arriva dall’Irlanda, mentre Mayweather dagli Usa. In comune hanno la voglia di fare a pugni e la capacità di insultare gli avversari. Ci siamo deliziati davanti al lottatore di arti marziali, rigorosamente in gessato durante le conferenze stampa, che ha detto di tutto e di più. Nei suoi brevi e intensi interventi, Conor è come un rullo compressore. Schiaccia verbalmente i suoi avversari ed esalta i suoi lati migliori. Per la cronaca, rientrano tra questi, riferimenti più o meno espliciti alle dimensioni del suo membro.
Mayweather è un pugile fuori forma, ma pur sempre un pugile e campione, meno performante in termini di “balletto delle provocazioni”. Si era difeso dalle accuse del suo avversario con il perfetto linguaggio da pugile: “Sono vecchio. Non sono lo stesso pugile di 10 anni fa e non sono nemmeno lo stesso pugile di 2 anni fa. Ma posso batterti. Sappiamo tutti che io sono il migliore”. Con un passato burrascoso, fatto di donne, tossicodipendenza e arresti, Mayweather ha avuto la meglio. Alla fine si è gustato una vittoria, lenta. Ha fatto stancare il suo avversario e sferrato colpi decisi che gli hanno permesso di chiudere l’incontro del secolo. Passo dopo passo insomma, il pugile Usa ha messo fine allo sproloquio del lottatore irlandese che qualche giorno prima aveva dichiarato: “È venuto in tuta perché non può permettersi più nulla”.
Sta di fatto che, linguaggio a parte, le differenze tra i due riguardavano la disciplina e l’età. Due generazioni differente che si sono misurate a suon di milioni di dollari. Nelle tasche di Mayweather finiranno 200 milioni $, in quelle di McGregor un centinaio. McGregor, 29 anni, essendo un lottatore di arti marziali miste, non era mai salito sul ring. Per lui un debutto in piena regola, visto che gli incontri della Ultimate Fighting Championship (UFC) vengono disputati in una gabbia a otto lati. Mentre Floyd Jr., 40 anni, di vittorie ne ha sapute incassare tante e questa è l’ultima. Ha annunciato il ritiro, considerando che il successo numero 50 (senza sconfitte), gli ha permesso di sorpassare il primato detenuto da Rocky Marciano.
I due dopo l’incontro si sono abbracciati. Tra elogi, strette di mano e prese di posizione, tutto è andato per il meglio. America e Irlanda sono di nuovo in amicizia. Lo  saranno per sempre e non soltanto nel giorno di San Patrizio. I famosi collegamenti tra i due paesi? La prima parata in onore del vescovo irlandese è nata negli States e risale al 17 marzo 1762: ben quattordici anni prima della Dichiarazione d’Indipendenza. Vi sembra una cosa di poco conto?
 

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Brutto infortunio per Séamus Coleman, calciatore irlandese, difensore dell’Everton e della nazionale. L’entrata con i piedi a martello di Neil Taylor, atleta del Galles, mostrano la scorrettezza dell’intervento che ha portato alla rottura della gamba dell’avversario.
Praticamente, l’arto si è spezzato in due. L’urlo di dolore annuncia i drammatici momenti successivi al fallo.
L’incidente è avvenuto al 69′ della sfida tra Irlanda e Galles, poi conclusa senza reti. Coleman, sostituito da Christie, è stato costretto a lasciare il terreno di gioco in barella e con la mascherina dell’ossigeno.
 

La gamba di Coleman si spezza

Le immagini sono molto forti, sconsigliate a persone sensibili.


 

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La Nuova Zelanda torna a vincere contro l’Irlanda, vendicando la sconfitta di Chicago, e lo fa all’Aviva Stadium di Dublino.

A differenza di due settimane fa, in un match storico dal sapore americano che si chiuse 40-29 per i verdi, gli All Blacks non regalano spazi. Le mete per i tutti neri sono due di Malakai Fekitoa e una di Beauden Barrett, che ha da poco ricevuto il premio quale miglior giocatore dell’anno, autore anche delle tre trasformazioni.

L’Irlanda ha fatto affidamento al piazzato di Sexton e ai due di Paddy Jackson al 25′ e al 58′.

Formazioni in campo

Irlanda: 15 Rob Kearney 14 Andrew Trimble, 13 Jared Payne, 12 Robbie Henshaw, 11 Simon Zebo, 10 Johnny Sexton, 9 Conor Murray, 8 Jamie Heaslip, 7 Sean O’Brien, 6 CJ Stander, 5 Devin Toner, 4 Donnacha Ryan, 3 Tadhg Furlong, 2 Rory Best (c), 1 Jack McGrath.
A disposizione: 16 Sean Cronin, 17 Cian Healy, 18 Finlay Bealham, 19 Iain Henderson, 20 Josh van der Flier, 21 Kieran Marmion, 22 Paddy Jackson, 23 Garry Ringrose.

All Blacks: 15 Ben Smith, 14 Israel Dagg, 13 Malakai Fekitoa, 12 Anton Lienert-Brown, 11 Julian Savea, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Kieran Read (c), 7 Sam Cane, 6 Liam Squire, 5 Samuel Whitelock, 4 Brodie Retallick, 3 Owen Franks, 2 Dane Coles, 1 Joe Moody.
A disposizione: 16 Codie Taylor, 17 Wyatt Crockett, 18 Charlie Faumuina, 19 Scott Barrett, 20 Ardie Savea, 21 TJ Perenara, 22 Aaron Cruden, 23 Waisake Naholo.

 

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Annunciata la candidatura formale dell’Irlanda come paese ospitante del Rugby World Cup 2023. A Dublino si è tenuta la presentazione ufficiale durante la quale è stato presentato un video che esalta le bellezze dell’isola e dello sport con la voce narrante dell’attore Liam Neeson.

L’isola parteciperà al processo di selezione come host per ospitare la Coppa del Mondo di Rugby 2023 in competizione con Sudafrica e Francia.

12 le sedi che potranno ospitare i match, tra le quali compare il Celtic Park a Derry, il Semple Stadium nella contea di Tipperary, l’Aviva Stadium di Dublino e naturalmente il Croke Park.

 

La candidatura irlandese

Il verdetto sarà annunciato a novembre 2017, considerando che il Sudafrica ha già ospitato la Coppa del Mondo di rugby nel 1995, quando gli Springboks batterono in finale la Nuova Zelanda 15 – 12 e la Francia è stato paese ospitante della finale del mondo del 2007 quando il Sudafrica si impose sull’Inghilterra 15-6.

 

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Robbie Keane lascia la nazionale irlandese di calcio dopo 146 partite e 68 reti.

Capitano dal 2006 al 2016, detiene sia il record come miglior marcatore (68) che per il maggior numero di presenze (146) ed ha partecipato a un mondiale (2002) e due europei (2012 e 2016).

Il campione se ne va con un ultimo gol, strepitoso: pallonetto al difensore e destro al volo durante un’amichevole contro l’Oman vinta per quattro reti dai verdi.

“È stato meraviglioso e un grande onore per me indossare la maglia dell’Irlanda per oltre diciotto anni. Da ragazzo che ha iniziato a giocare per le strade di Dublino mai avrei potuto immaginare di fare tutta questa strada. I miei compagni, lo staff tecnico, i dirigenti e i tifosi sono diventati la mia seconda famiglia”, scrive Robbie Keane.

 

In un video i gol più belli di Robbie Keane

 

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Un atleta del triathlon è pronto a tutto pur di tagliare il traguardo. Lo sa bene Shane O’Reilly, uno dei partecipanti alla Dublin City Triathlon, travolto da un cervo durante una fase della competizione.

A catturare quest’immagine, che mostra il momento dell’impatto tra l’animale e il corridore, è stato il reporter dell’Irish Mirror Erik Scraggs.

“Dopo l’incidente il ciclista è riuscito ad alzarsi e andare avanti”, “questo mi ha confortato”, ha dichiarato l’autore della fotografia.

 

 

Travolto dal cervo

Gli atleti si trovavano a Phoenix Park, nelle vicinanze dello Zoo, quando una mandria di circa 500 cervi gli hanno tagliato la strada. Uno degli esemplari ha colpito O’Reilly, 30 anni, proveniente da Backrock, un villaggio della Contea di Dublino.

Fortunatamente, il caso lo ha salvato. “A parte la spalla un po’ dolorante e un leggero mal di testa, il casco mi ha sicuramente salvato”, avrebbe dichiarato l’uomo al suo arrivo. O’Reilly ha terminato la gara in due ore e 25 minuti. Oltre mille persone hanno assistito alla competizione.

 

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Un grande calcio non può che passare attraverso dei grandi tifosi. E quelli irlandesi lo sono davvero. Dopo la ninna nanna cantata sul tram a un bambino francese, i supporter in maglia verde hanno stupito i tifosi azzurri durante lo scambio degli inni.

Con la lealtà che da sempre li contraddistingue, i supporter in maglia verde si sono alzati in piedi durante l’esecuzione dell’inno di Mameli.

Un gesto unico e raro, molto apprezzato fuori e dentro lo stadio.
 

Tifosi irlandesi in piedi durante Inno di Mameli

Dopo le ripetute violenze consumate nei giorni scorsi, gli irlandesi hanno dimostrato cos’è il fair play, caratteristica spesso attribuita al rugby e mai al calcio. Già alla vigilia della partita tra Italia e Irlanda, si percepiva il clima festoso tra le due tifoserie. Numerosi i gemellaggi, fatti di scambi di foto e ripetuti brindisi.

 

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Dopo la violenza di questi giorni a #Euro2016, sorprende questo video che arriva da Bordeaux.

I tifosi irlandesi intonano una ninna nanna a un bambino francese, che viaggia in tram protetto tra le braccia del papà.

Tutto si consuma in pochi minuti: il gruppo di supporter in maglia verde si trova sui mezzi francesi quando quando si accorge del bambino. Qualcuno sta sorseggiando una birra, altri fanno partire il coro, che in breve tempo si trasforma in un nobile gesto che ridà dignità alle tifoserie europee.

 

 

L’attesa della sfida contro l’Italia

Il tecnico dei verdi alla ricerca dei tre punti per regalare una gioia ai suoi tifosi: “Vincere per andare agli ottavi. I nostri fan meritano un premio, giocheremo per loro”. L’obiettivo è quello di ripetere l’impresa di 22 anni fa ai Mondiali del ’94, quando i verdi si imposero per 1-0 sull’Italia di Sacchi: “Sarebbe bello ripetere quella partita” dice il tecnico dell’Irlanda, Martin O’Neill.

 

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