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Il Parlamento irlandese ha approvato una legge sull’aborto che permette l’interruzione di gravidanza fino alla 12esima settimana senza condizioni o in caso di rischio per la vita o di grave danno per la salute della donna incinta.

La svolta si è avuta il 26 maggio di quest’anno, con il risultato emerso dal referendum indetto per abolire l’emendamento 8 della Costituzione che finora lo proibiva. I sì hanno vinto con il 66,4% contro il 33,6% dei no. Un chiaro segnale verso una legge più permissiva sull’interruzione volontaria di gravidanza nel Paese a netta maggioranza cattolica. Che ovviamente è arrivata.

Finora era possibile abortire solo nel caso di pericolo per la vita della madre.

 

Aborto, fine al tabù

L’Irlanda segna un passo in avanti rispetto a una richiesta sociali impellente. Molte ragazze peregrinavano all’estero, soprattutto in Inghilterra, per praticare l’aborto in Irlanda. Ora, questa nuova norma, che deve ancora essere promulgata dal presidente Michael Higgins, potrebbe garantire la maggiore tutela alle donne che decidono di rinunciare ad avere un figlio. Una rivoluzione in un paese a forte orientamento cattolico.

 

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In occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie in Irlanda, Papa Francesco ha incontrato le autorità del paese, chiesto scusa alle vittime della pedofilia ecclesiale e certificato apertamente il fallimento della Chiesa: «Sulla pedofilia la chiesa ha fallito».

«Torno in Irlanda dopo 38 anni, dove sono stato quasi tre mesi per praticare l’inglese, nell’anno 1980. E anche per me questo è un ricordo bello», erano state le prime dichiarazioni di Francesco sul volo da Roma a Dublino.Un momento di riconciliazione dopo la visita in Irlanda di Giovanni Paolo II, avvenuta nel 1979. Nel frattempo, il paese a forte maggioranza cattolica è cambiato: la legalizzazione dei matrimoni gay e dell’aborto ne sono una testimonianza. Forse anche per questo, Bergoglio ha avuto la necessita di condannare con fermezza gli scandali legati alla pedofilia ecclesiale, gli abusi su minori commessi da chi era stato chiamato a proteggere i più piccoli e, col tempo, ne è divenuto carnefice. Alcuni vescovi, superiori religiosi e sacerdoti irlandesi, hanno provocato sofferenza e scosso profondamente la comunità cattolica: «La Chiesa deve eliminare questo flagello a ogni costo».

I momenti più importanti, finora, del Papa in Irlanda hanno riguardato l’incontro con le autorità al Dublin Castle, la visita alla Christ Church Cathedral, dove ha pregato per le vittime della pedofilia, e la Festa delle Famiglie al Croke Park.

 

L’arrivo nell’isola

Accoglienza da star per il Papa

Durante il discorso al Croke Stadium il Papa si è rivolto alle famiglie così: «Avete bisogno soltanto di tre parole: Scusa, per favore e grazie».

 

Il premier irlandese, Leo Varadkar, a margine del discorso del Papa in Irlanda ha voluto rimarcare «la storia di dolore e di vergogna» che si è ‘consumata’ nel paese. Un chiaro riferimento alle ferite dovute dai crimini commessi da preti cattolici nei confronti dei minori. Varadkar ha sottolineato che c’è ancora molto da fare per ottenere giustizia e guarigione per le vittime.

La visita di Giovanni Paolo II nel 1979

Ecco il filmato della visita di Giovanni Paolo II nel 1979 a Phoenix Park.

La visita alle reliquie di Matt Talbot

Nel tragitto verso la Cattedrale di Dublino, Bergoglio si è fermato a venerare le reliquie di Matt Talbot, un operaio di Dublino, ex alcolista morto nel 1920. Matt era nato nel 1856 ed era stato uno scolaro molto indisciplinato, tanto che a dodici anni fu messo a lavorare come garzone in un deposito di vino e birra. A tredici anni tornò a casa ubriaco. Lavorava e beveva. A diciassette anni vendette anche le scarpe e le calze che aveva indosso per comprarsi da bere. A ventisette anni nessuno voleva più pagargli da bere, si beveva tutti i suoi guadagni. Poi il voto di non bere più e la conversione.

 

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Si tengono la mano e parlano di aborto, la coppia reale Meghan e Harry al loro debutto da marito e moglie, nonché la prima visita ufficiale all’estero, rompono il protocollo. La meta prescelta è la vicina Irlanda, dove i due sono stati ricevuti dal presidente Michael D. Higgins e dal governo..

Tante apparizioni pubbliche e un unico obiettivo: dimostrare amicizia ai vicini irlandesi dopo che la Brexit sta di fatto mettendo a dura prova i rapporti tra i due paesi e con l’Europa. In più Harry vuole rivestire il ruolo di conciliatore e voltare pagina sul conflitto nordirlandese che tanto ha portato malcontento tra le due comunità.

Dalle parole ai fatti, di grande valore simbolico diventano la sosta annunciata sui luoghi della Domenica di Sangue (conosciuta come la Bloody Sunday), dove le truppe britanniche fecero strage di civili.

 

 

Meghan Markle e Harry vestiti di verde

Tonalità che piacciono agli irlandesi, così nella due gironi a Dublino per il principe Harry e sua moglie Meghan i due sono scesi all’aeroporto di Dublino rispettivamente con una cravatta verde e un abito verde scuro firmato Givenchy. Il cambio d’abito è arrivato soltanto in seguito, sono passati al colore nero, quando i reali sono stati ricevuti dai rappresentanti del governo guidato dal premier Leo Varadkar.

Durante quest’impegno ufficiale, Meghan ha parlato con la senatrice Catherine Noone la quale ha diffuso su Twitter una foto della scambio verbale e qualche contenuto affrontato. In particolare, le donne hanno affrontato il recente risultato del referendum sull’aborto, sottolineando come la duchessa si sia mostrata curiosa e “compiaciuta”. 

 

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Un voto storico che mette in discussione una delle leggi in vigore più restrittive d’Europa in merito all’interruzione volontaria di gravidanza. Tre milioni e duecentomila cittadini irlandesi si esprimeranno sull’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione (l’articolo 40.3.3), introdotto nel 1983, che considera il feto un cittadino con gli stessi diritti di una persona e impedisce l’Interruzione volontaria di gravidanza in ogni sua forma.
I sondaggi danno leggermente in testa il sì, ma l’esito non è scontato visto l’alto numero degli indecisi. Un voto in un paese dove, secondo un sondaggio del 2016, l’80% degli abitanti si dichiara cattolico. Questa volta, però, il piglio della Chiesa è apparso alquanto defilato e l’Irlanda sembra essere più ‘libera’.
Gli elettori delle 12 isolette al largo della costa occidentale del Paese hanno iniziato a votare con un giorno di anticipo. Dopo mesi di aspro dibattito, le urne diranno se il Paese abolirà o meno l’ottavo emendamento della Costituzione, che equipara il “diritto alla vita del nascituro” al “diritto alla vita della madre”.

Come nasce il referendum

La proposta del referendum è stata maturata dal primo ministro Leo Varadkar, eletto a giugno 2017, che aveva definito l’attuale legge “troppo restrittiva” nonostante la modifica del 2013. In particolare, qualche anno fa è stata introdotta la possibilità di abortire in caso di rischio “reale e concreto” di vita per la donna. Il provvedimento, chiamato ‘Protection of Life During Pregnancy Bill’, includeva tra le situazioni di rischio, la minaccia di suicidio della donna e il disagio psichico.
A spingere il provvedimento fu il caso di una donna di origine indiana, la dentista Savita Halappanavar, morta per setticemia dopo che le era stata negata dai medici un’interruzione di gravidanza. Quel caso fece scalpore. Gli sforzi al cambiamento furono quindi restrittivi. Anche in caso di stupro, incesto e malformazione del feto non è possibile abortire e chi lo fa illegalmente va incontro a reati penali. Gli aborti illegali sono punibili con quattordici anni di carcere. Questo ha costetto molte donne ad abortire all’estero. La maggior parte delle interruzioni avviene nel Regno Unito.

Cosa prevede la modifica

La modifica alla Costituzione introdurrebbe le seguenti possibilità: legalizzazione dell’aborto senza restrizioni fino a 12 settimane di gestazione e, in caso di donne con problemi di salute, fino a 24. Dopo questo periodo, l’interruzione sarebbe concessa solo in caso di anomalie del feto o rischi gravi per la salute della gestante. L’obiezione di coscienza sarebbe permessa, con obbligo per il medico di trasferire il caso ad un altro specialista non obiettore.
Dopo il sì ai matrimoni gay, l’Irlanda è pronta a una nuova rivoluzione?
 

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L’ultima visita di un Pontefice sull’isola è del 1979: dunque l’Irlanda si appresta ad accogliere Bergoglio che sarà a Dublino il 25 e il 26 agosto, in occasione del IX incontro mondiale delle famiglie. Giocando con le date ciò che appare evidente è che il Papa arriverà sull’isola tre mesi dopo che gli irlandesi saranno chiamati alle urne per esprimersi sul referendum del 25 maggio che potrebbe legalizzare l’aborto nel Paese. Un tema sul quale la società irlandese è da sempre divisa considerando l’alto tasso di persone di religione cattolica.
Ma non sarà il referendum a complicare le cose. Papa Francesco troverà un popolo completamente cambiato rispetto al milione di persone che accolsero la visita di Giovanni Paolo II.
Quello che coinciderà è il posto: l’appuntamento all’aperto è previsto per il 26 agosto a Phoenix Park di Dublino, nel parco dove è ospitato anche lo Zoo.
 

La visita del Papa

Come ricorda il Guardian, nel 1979 l’omosessualità era illegale, il divorzio praticamente non praticabile e i profilattici potevano essere acquistati solamente con la prescrizione di un medico. Le gerachie cattoliche esercitavano una profonda influenza sulla politica e la partecipazione alla messa della domenica sfiorava l’ottanta per cento. Oggi qualcosa è cambiato. A guidare il paese c’è un premier indiano e gay, Leo Varadkar, subentrato a un precedente governo, guidato da Enda Kenny, che aveva alzato scudi contro il Vaticano contestando le modalità di gestione degli scandali su minori.
Anche per questo, con la speranza di restituire un’immagine di una chiesa al servizio della gente, la visita di Francesco è stata salutata dalla Conferenza episcopale irlandese con un comunicato che recita: “profondamente onorata” della sua presenza e ansiosa di “ascoltare la guida apostolica di Sua Santità”.
L’annuncio dello stesso Bergoglio è avvenuto il 21 marzo 2018, durante l’udienza Generale tenuta in piazza San Pietro, a Città del Vaticano: “Saluto in particolare i pellegrini irlandesi che accompagnano l’icona del Nono Incontro Mondiale delle Famiglie. Con fervidi auguri che questa Quaresima sia per voi e per le vostre famiglie un tempo di grazia e di rinnovamento spirituale, invoco su voi tutti la gioia e la pace del Signore Gesù. Dio vi benedica!”, ha detto il Papa.
 

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La cantante irlandese Dolores O’Riordan, leader della band The Cranberries, è stata multata per aver dato una testata e sputato a un ufficiale di polizia, dopo l’arresto avvenuto nel 2014 nello scalo di Shannon.
La Corte irlandese ha imposto all’artista di versare 6600 dollari, da destinare ai bisognosi, evitando così la pena detentiva.
Una sanzione economica piuttosto che una “condanna penale”: è questa la punizione imposta dalla Corte del tribunale di Ennis all’artista Dolores O’Riordan, 44 anni, leader della band The Cranberries, che soffre di disturbo bipolare, finita alle cronache per aver aggredito nel 2014 una hostess e reagito agli agenti.
Il giudice l’ha dichiarata colpevole di quattro capi d’accusa, tra cui l’aggressione a un poliziotto irlandese avvenuta nello scalo di Shannon, dove era stata trattenuta dalla polizia.
Dolores è diventata famosa al grande pubblico nei primi anni novanta con i brani come “Zombie”, “Dreams” e “Linger” e ha venduto, insieme al gruppo, più di 40 milioni di album in tutto il mondo. Nel 2002, la cantante ha lasciato la band rock irlandese ed è tornata a esibirsi soltanto sette anni più tardi. Nel 2012, la pubblicazione del disco “Roses”.
 

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Il presidente della Repubblica irlandese Michael D. Higgins ha firmato la prima legge sull’aborto, che prevede l’interruzione di gravidanza in caso di rischio per la madre.
Una scelta che desta preoccupazione, secondo gli anti-abortisti che useranno ogni mezzo per bloccare la Protection of Life During Pregnancy Bill.
L’Irlanda insieme a Malta, sono stati gli unici Paesi a vietare l’aborto in ogni sua forma.
 

 
Ma considerando che già una sentenza della Corte Suprema irlandese, aveva stabilito nel 1992, che le interruzioni di gravidanza dovessero essere legali, diciamo che l’Irlanda dell’era Enda Kenny, è riuscita a superare questo ostacolo. Un ‘risultato storico’ dunque, ottenuto anche grazie al sostegno dell’opinione pubblica, fortemente orientata alla legalizzazione, dopo la morte della giovane indiana Savita Halappanavar, deceduta in un ospedale irlandese, per un aborto negato.
 

Il Presidente irlandese incontra la Regina

Il Presidente irlandese Michael D. Higgins è stato accolto nel Regno Unito dalla Famiglia Reale durante la sua prima visita di Stato. Un evento storico che segna un forte ricongiungimento tra Dublino e Londra e che garantirà pace e stabilità all’Irlanda del Nord. Uno scambio di visite di Stato.
Tre anni fa fu la regina, primo monarca britannico a visitare la Repubblica d’Irlanda.
Al banchetto questa sera al Castello di Windsor, ci sarà anche l’ex dirigente dell’Ira Martin McGuinness. I coniugi irlandesi atterrati ieri a Heathrow, hanno ricevuto questa mattina nell’ambasciata irlandese a Londra il principe Carlo e consorte, prima di raggiungere il Castello di Windsor.

E’ notte fonda quando il Parlamento irlandese approva una legge storica, ossia la Protection of Life During Pregnancy Bill 2013, la possibilità di abortire nel caso in cui la donna fosse seriamente in pericolo di vita, contemplando anche il suicidio.
127 voti a favore e 31 contrari.
L’Irlanda è l’unico Paese in Europa che finora aveva rifiutato l’aborto e ora la parola spetta alla Camera alta del Parlamento. Una decisione maturata anche grazie alle proteste da parte dell’opinione pubblica, dopo la morte della giovanissima Savita Halappanavar, deceduta di setticemia perché le era stato negato l’aborto.

Un voto storico atteso dal 1992, quando fu la Corte Suprema a stabilire che una donna ha il diritto di abortire se la sua vita è in pericolo, ma nessuno dei sei governi precedenti era riuscito nell’impresa di trasformare la sentenza in legge.
[box style=”download”]» scarica il testo PROTECTION OF LIFE DURING PREGNANCY BILL 2013[/box]

Protest outside the Dáil ahead of the vote on the Protection of Life

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L’Irlanda è famosa per essere un Paese anti abortista e così non si sono fatte attendere le proteste contro la prima clinica abortista in Irlanda del Nord, unica zona del Regno Unito dove non si applica la legge sull’aborto (Abortion Act) del 1967, a causa dell’opposizione della Chiesa e di praticamente tutti i partiti presenti nel Parlamento di Stormont, mentre l’interruzione di gravidanza è legale solo in alcuni rari casi.
Il procuratore generale John Larkin, principale consulente legale per l’esecutivo del governo, ha scritto al Comitato di Giustizia invitando la Commissione a studiare ‘il caso’ della clinica abortista a Belfast. In veste ufficiale Larkin, non può intervenire in quanto custode dello Stato di diritto.
La clinica Marie Stopes, effettuerà soltanto procedure mediche, e non chirurgiche e quindi sarà possibile abortire per via farmacologica al costo di 450 sterline (circa 557 euro). I servizi saranno disponibili anche per le donne della Repubblica d’Irlanda, se soddisfano i severi criteri applicati.

 

Marie Stopes

In questo fazzoletto di terra infatti, le norme in materia di aborto sono molto rigide. I limiti per praticare l’interruzione di gravidanza è di 24 mesi in Inghilterra, Galles e Scozia e gli aborti sono ammessi solo a determinate condizioni, tra cui quella che continuare con la gravidanza comporterebbe un rischio maggiore per la salute fisica o psichica della donna.
Inoltre c’è bisogno dell’autorizzazione di due medici, anche in caso di emergenza e gli aborti oltre le 24 settimane, sono possibili in Gran Bretagna, ma solo in circostanze estreme, quando la donna è in pericolo di morte o grave anomalia fetale.
 

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