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La celebre azienda Guinness ha annunciato nuovi investimenti per la produzione di birra nella capitale, e la chiusura di invece di quelli a Kilkenny e Dunwalk. Una decisione già annunciata nel 2008 che ora, dopo i dovuti permessi di costruzione, diventerà realtà.

La Diageo, azienda che detiene il marchio Guinness investirà 153 milioni di euro per un centro di eccellenza al vecchio e famoso indirizzo della celebre stout, St. James a Dublino. Uno stabile che garantirà 300 posti di lavoro, la cui costruzione comincerà a partire dalla metà di quest’anno.

Un piano strategico secondo David Gosnell, presidente, della Global Supply Diageo che ha voluto spiegare come la scelta di consolidare la produzione a St. James è fondamentale per offrire la necessaria competitività e sostenibilità a lungo termine della produzione di birra in Irlanda. Dello stesso parere anche il Ministro del lavoro, impresa e innovazione, Richard Bruton che sembra essere soddisfatto della scelta di questa azienda, leader mondiale per la vendita e fabbricazione di alcolici soprattutto perchè la produzione resta in Irlanda.

 

Il progetto

Ogni pinta di Guinness venduta in Europa e negli Stati Uniti è attualmente prodotta a Dublino.

La portata del progetto proposto comprende (soggetto a permesso di costruire):

  • Una nuova “sala di cottura” a Northlands, St James’s Gate (Victoria Quay)
  • Il volume della nuova sala avrà una capacità di circa 7 milioni di ettolitri.
  • Un nuovo edificio per cereali e silos associati
  • Un’estensione degli impianti di fermentazione esistenti a sud-ovest dalla nuova fabbrica

Questa nuova unità produttiva porterà alla chiusura di due stabilimenti, quello di Kilkenny e Dundalk. I tempi saranno vincolati dalla pianificazione e costruzione delle nuove unità a Dublino.

 

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Esce il nuovo libro di Mirco e Mauro Bergamasco, Andare avanti guardando indietro, in vista del torneo di rugby più ambito d’Europa, il Sei Nazioni 2011.

Sabato 22 gennaio il libro scritto a sei mani con Matteo Rampin, psichiatra e consulente personale di atleti, verrà presentato a Milano, edito da Ponte alle Grazie (160 pagine, 14,00 euro) presso la Libreria del Viaggiatore di via Meucci.

Da qualche anno il rugby si sta conquistando un seguito sempre più numeroso e particolarmente appassionato tra il pubblico italiano, anche quello femminile. Due campioni della palla ovale come Mauro e Mirco Bergamasco, affiancati da Matteo Rampin, dimostrano in queste pagine che i motivi di tanto successo non sono affatto accidentali, ma affondano le loro radici nei regolamenti, nell’orgoglio e nell’umiltà dei giocatori, nella disciplina, nell’etica stessa del rugby. In una parola, nella sua filosofia.

 

Il libro Andare avanti guardando indietro

Tecniche, mischie e placcaggi, il celebre “terzo tempo” e i fiumi di birra che dopo ogni partita riconciliano le squadre avversarie, il proverbiale fair play dei giocatori e del pubblico, la logica fondamentale del gruppo sono tutti aspetti che agli occhi di molti potrebbero perfino sembrare paradossali, ma che indicano risvolti umani e morali insospettabili quando si assiste alla vera e propria battaglia che si combatte sul campo, fra fango, sangue e botte da orbi.

Veri e propri “eroi della porta accanto”, i fratelli Bergamasco illustrano con semplicità il significato di uno sport che, al di là degli obiettivi strettamente agonistici, riflette in profondità la lotta che anima la vita e i nostri impulsi più ancestrali, riprodotti nel microcosmo sociale che è la squadra: in virtù dei caratteri non convenzionali di questa disciplina sportiva, la “filosofia rugbistica” si propone sempre di più come una metafora efficace in campo educativo e formativo.

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