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Tra allarmi bomba e ordigni incendiari artigianali, scoperti nei giorni scorsi all’aeroporto di Heathrow, il London City Airport e la stazione ferroviaria londinese di Waterloo, provenienti dall’Irlanda, il nodo Brexit continua a tenere Londra sotto scacco. Il governo May e l’Europa sono in cerca di soluzioni. Il tempo stringe, una decisione si spera dovrebbe essere concordata tra le parti entro il tempo massimo. Al momento, il limite della brexit è fissato al 29 marzo 2019.

Ciò che potrebbe succedere dopo quel confine temporale non è dato saperlo. A rischio c’è la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord. La paura è un ritorno al passato, un salto nel buio che potrebbe riaccendere animi nostalgici. La questione irlandese, i trobules, sono storia recente. Troppo recente per permettersi una Brexit con backstop, ossia senza rete di protezione al confine.

Per questo l’Europa tende ancora una volta la mano al Regno Unito invitando l’esecutivo britannico a presentare all’Unione europea nuove proposte entro le prossime 48 ore. L’obiettivo è superare l’impasse sull’accordo raggiunto tra Londra e Bruxelles non più negoziabile.

Brexit e backstop al confine

La Ue si dice pronta a vagliare proposte se Londra dovesse presentarne. Lo riporta la Bbc. La clausola dovrà spiegare come lasciare aperto il confine tra le due Irlande dopo la Brexit. I diplomatici dei 28 Stati membri sono stati informati che la premier Theresa May potrebbe incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker già in settimana. Progressi che dovranno maturare nonostate la posizione dell’Ue, secondo la quale l’accordo per la Brexit non può essere rinegoziato. A rompere il silenzio è stata la ministra francese per l’Europa, Nathalie Loiseau: “Non ci piace il backstop, non vogliamo doverlo implementare, e se dovessimo, non vorremmo rimanere nel backstop. Siamo tutti d’accordo che dovrebbe essere temporaneo”.

Il Regno Unito ha già detto che sono state formulate proposte “ragionevoli” per soddisfare le preoccupazioni dei parlamentari e rimanere in qualche modo legati alle regole europee. L’idea di May è quella di impedire i controlli fisici al confine tra l’Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. I parlamentari britannici dovranno esprimersi di nuovo sulla Brexit. Se rifiuteranno l’accordo, ancora una volta, potranno scegliere se uscire senza un accordo o posticipare l’uscita del Regno Unito dall’Ue oltre la data prevista del 29 marzo.

“Se l’accordo del primo ministro non verrà approvato, è probabile che la Camera dei comuni voterà per estendere la procedura dell’articolo 50, per non lasciare l’Unione europea senza un accordo, e dove andremo a finire è altamente incerto” ha dichiarato il Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, alla radio della BBC.

Il Parlamento irlandese ha approvato una legge sull’aborto che permette l’interruzione di gravidanza fino alla 12esima settimana senza condizioni o in caso di rischio per la vita o di grave danno per la salute della donna incinta.

La svolta si è avuta il 26 maggio di quest’anno, con il risultato emerso dal referendum indetto per abolire l’emendamento 8 della Costituzione che finora lo proibiva. I sì hanno vinto con il 66,4% contro il 33,6% dei no. Un chiaro segnale verso una legge più permissiva sull’interruzione volontaria di gravidanza nel Paese a netta maggioranza cattolica. Che ovviamente è arrivata.

Finora era possibile abortire solo nel caso di pericolo per la vita della madre.

 

Aborto, fine al tabù

L’Irlanda segna un passo in avanti rispetto a una richiesta sociali impellente. Molte ragazze peregrinavano all’estero, soprattutto in Inghilterra, per praticare l’aborto in Irlanda. Ora, questa nuova norma, che deve ancora essere promulgata dal presidente Michael Higgins, potrebbe garantire la maggiore tutela alle donne che decidono di rinunciare ad avere un figlio. Una rivoluzione in un paese a forte orientamento cattolico.

 

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I confini dell’Irlanda del Nord potrebbero intrappolare il Regno Unito in “protratti e ripetuti giri di negoziati”. È quanto riporta il Guardian, che pubblica il dossier integrale sul parere legale – in merito all’accordo raggiunto con Bruxelles – chiesto dall’esecutivo al procuratore generale Geofrrey Cox.

Il ‘backstop’, che sta per rete di sicurezza, destinato a evitare un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord, potrebbe incastrare il Regno Unito negli anni a venire. Lo scrive Cox che sottolinea come sia alto il rischio che il paese resti legato per un tempo “indefinito” a Bruxelles.

La clausola di salvaguardia, infatti, prevede il mantenimento dell’unione e allo stesso tempo vincola a trovare una soluzione per i confini. E c’è chi invoca un nuovo referendum popolare.

 

Nodo Brexit, il parere sull’accordo per uscire dalla UE

Secondo Cox non sarà facile svincolarsi dal ‘backstop’. Nel caso ci fossero i presupposti, e nonostante sia riportato esplicitamente che tale vincolo non sia permanente, ci dovrà essere l’intenzione delle parti di concludere un nuovo accordo. In base al diritto internazionale il protocollo potrebbe durare all’infinito, per questo il procuratore afferma che tale vincolo proseguirebbe “anche nel caso i negoziati dovessero chiaramente interrompersi”.

Tutto ciò si è trasformato in un nuovo duro scontro alla Camera dei Comuni. Theresa May è sempre più bersagliata ed etichettata come ‘traditrice’. Il dissenso avanza sia internamente che fuori dalla maggioranza e il parere del procuratore, sostenuto dal governo Tory, mette in evidenza i rischi di rimanere imbrigliati a Bruxelles. Dunque, non è bastata la ventilata ipotesi di pubblicare la sintesi del documento – come avrebbe voluto la May. Parte degli alleati di governo, nonché l’opposizione, hanno spinto per la pubblicazione integrale. Ma chi sono i brexiteer che potrebbero rovesciare il governo? Sono gli uomini legati a Boris Johnson e la destra unionista nordirlandese del Dup.

In questo ‘pantano’ c’è chi vorrebbe un nuovo referendum. Ossia mettere in discussione la Brexit. L’euroscettico Liam Fox, non ha utilizzato mezzi termini nei confronti dei deputati favorevoli a un referendum bis: “L’intenzione è quella di rubare l’indipendenza al popolo”. Le polemiche si susseguono. In bilico c’è il rapporto con gli unionisti del Dup che tengono in vita la maggioranza. L’Irlanda del Nord è l’ago della bilancia. Una minaccia, mai palesata prima dell’uscita del Regno Unito dall’Europa.

 

Governo battuto

Il governo va sotto per tre volte in Parlamento: la mozione che merita più importanza è quella relativa al ruolo chiave del Parlamento nel delineare il futuro della Brexit. Questo perché si vuole impedire che, dopo il probabile affossamento del piano May, che la Gran Bretagna subisca una uscita catastrofica dalla Ue. Come abbiamo appena ricordato, la prima conseguenza di quest è stata la pubblicazione integrale del parere chiesto a Cox.

 

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Sinéad O’Connor riesce ancora a sorprendere. Stravagante come sempre, la cantante irlandese si è convertita all’Islam e ha cambiato nome in Shuhada. Una notizia diffusa attraverso i social e che sta rimbalzando anche sui media tradizionali. Attraverso Twitter, O’Connor ha voluto ringraziare “i fratelli e le sorelle musulmani” per averla accolta nella Umma, la comunità che unisce tutti i musulmani del mondo. Sempre attraverso il social, la cantante ha reso pubblico un video in cui canta l’azan, il richiamo alla preghiera.

51 anni, famosa per successi degli anni Novanta come “Nothing Compares 2 U”, l’irlandese era già finita alle cronache per svariate cose. A cominciare dal cambio del nome nel 1992, facendosi chiamare Magda Davitt, e per aver strappato una foto di Papa Giovanni Paolo II durante una puntata del Saturday Night Live, per richiamare l’attenzione sulle accuse di abusi sessuali portati avanti dalla Chiesa irlandese.

Negli ultimi anni, O’Connor è apparsa più volte contraddittoria e problematica. Depressione e disturbi mentali l’hanno spinta ripetutamente al suicidio nel 2015 e 2017. Anche in ambito di religioso, l’ex star si era fatta dapprima nominare sacerdote dagli ortodossi, successivamente dagli apostolici. Questa volta la scelta sembra apparire più convincente. Almeno si spera.

Shuhada, l’inizio di una nuova vita

Con l’hijab, Shuhada, che vuol dire martire in arabo, sembra aver trovato la propria strada. “Questo è per annunciare che sono orgogliosa di essere diventata musulmana. È la naturale conclusione del viaggio di un qualsiasi teologo intelligente. Tutte le scritture portano all’Islam, il che rende tutte le altre scritture superflue”. La decisione è stata condivisa dall’imam irlandese Umar al-Qadri che ha postato un video della cantante che recita la dichiarazione di fede islamica, la shahadah. “È così felice!”, ha commentato su Twitter.

 

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Si tengono la mano e parlano di aborto, la coppia reale Meghan e Harry al loro debutto da marito e moglie, nonché la prima visita ufficiale all’estero, rompono il protocollo. La meta prescelta è la vicina Irlanda, dove i due sono stati ricevuti dal presidente Michael D. Higgins e dal governo..

Tante apparizioni pubbliche e un unico obiettivo: dimostrare amicizia ai vicini irlandesi dopo che la Brexit sta di fatto mettendo a dura prova i rapporti tra i due paesi e con l’Europa. In più Harry vuole rivestire il ruolo di conciliatore e voltare pagina sul conflitto nordirlandese che tanto ha portato malcontento tra le due comunità.

Dalle parole ai fatti, di grande valore simbolico diventano la sosta annunciata sui luoghi della Domenica di Sangue (conosciuta come la Bloody Sunday), dove le truppe britanniche fecero strage di civili.

 

 

Meghan Markle e Harry vestiti di verde

Tonalità che piacciono agli irlandesi, così nella due gironi a Dublino per il principe Harry e sua moglie Meghan i due sono scesi all’aeroporto di Dublino rispettivamente con una cravatta verde e un abito verde scuro firmato Givenchy. Il cambio d’abito è arrivato soltanto in seguito, sono passati al colore nero, quando i reali sono stati ricevuti dai rappresentanti del governo guidato dal premier Leo Varadkar.

Durante quest’impegno ufficiale, Meghan ha parlato con la senatrice Catherine Noone la quale ha diffuso su Twitter una foto della scambio verbale e qualche contenuto affrontato. In particolare, le donne hanno affrontato il recente risultato del referendum sull’aborto, sottolineando come la duchessa si sia mostrata curiosa e “compiaciuta”. 

 

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La questione irlandese resta il nodo cruciale della Brexit. Bruxelles ha avanzato l’ipotesi di preservare la continuità territoriale tra le due Irlande – una scelta che strizza l’occhio a Dublino e rispetta l’Accordo di pace del 1998 – da qui la proposta che l’Irlanda del Nord resti all’interno dell’unione doganale europea. Ma cosa si fa, visto che il territorio è legato al Regno Unito?
L’idea è quella di creare un’area regolatoria comune con la Ue, che eviterebbe con l’avanzamento della Brexit, il ripristino di barriere fisiche al confine tra la Repubblica d’Irlanda (membro Ue) e il Nord el paese. Una proposta che, però, destabilizza il governo di Theresa May e i suoi alleati.
“Inaccettabile” è la parola ripetuta dall’esecutivo, che può contare su una maggioranza molto risicata che vede, tra gli altri, Boris Johnson e i nordirlandesi del Democratic Unionist Party. Un percorso che porterebbe a “una catastrofe”, tuona Nigel Dodds, leader del Dup alla Camera dei comuni, se l’Irlanda del Nord venisse “tagliata fuori” dal resto del mercato britannico. “Non abbiamo lasciato la Ue per assistere alla fine del Regno Unito”, ha poi commentato alla Bbc.
 

Nodo cruciale

Così la premier sembra essere in difficoltà tra l’ala euroscettica dei Tories e il partito nordirlandese alleato. E allora? Tutto da rifare? Almeno così sembra. La proposta europea sembra naufragare, nonostante gli sforzi del capo negoziatore europeo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione, Michel Barnier: “Si tratta di una soluzione concreta e realistica”. Secondo Barnier è stato messo per iscritto quello che le delegazioni si erano dette a voce. Ma “un’area senza confini interni, nella quale sia garantita la libera circolazione delle merci”, potrebbe aprire la strada alla riunificazione dell’isola.
Dunque, oltre ai dazi, l’Iva, l’energia, l’agricoltura e altri settori ci sono vecchi rancori e nuove speranze. Per Dublino tutto quello che sta avvenendo è una soluzione gradita. Lo conferma il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney: “La bozza Ue è “un altro importante passo nel negoziato per la Brexit”. L’alternativa a tutto questo è la ‘hard Brexit’: ossia il ritorno a una frontiera fisica tra nord e sud. Non sarebbe un vero e proprio ritorno al passato?
 

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Cittadini del Regno Unito e dell’Irlanda del nord con l’avvento della Brexit riceveranno il blue passport o british passport. L’Home Office, il dicastero preposto all’amministrazione degli affari interni, ha già annunciato che: “come simbolo della nostra identità nazionale, il passaporto cambierà colore e dal rosso bordeaux Ue tornerà ad essere blu e oro”.
Un ritorno al passato, tra mille polemiche e tra chi vorrebbe restare in Europa. Ma gli accordi stanno andando avanti e dopo il via libera del Consiglio europeo alla seconda fase dei negoziati – che dovrà gettare le basi per il futuro accordo commerciale – per il Regno Unito il destino sembra oramai segnato.
COme prima iniziativa del cambiamento, l’uscita di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall’Unione europea si vedrà con la reintroduzione del passaporto UK, che non dovrà più rispettare gli standard imposti dalla Ue.
 

Brexit

Il nuovo documento entrerà in vigore da ottobre 2019, con degli accorgimenti anticontraffazione rispetto alla versione introdotta nel 1988. Lo ha ricordato il segretario di Stato per l’Immigrazione, Brandon Lewis.


 

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La prima fase è archiviata. L’accordo sulla Brexit che ha messo a rischio il governo May, sostenuto dal partito unionista dell’Ulster (DUP), ha superato la fase di stallo e si avvia verso una nuova fase di trattative. “C’è stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, un accordo equo”, ha dichiarato il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker dopo l’ennesimo faccia a faccia a Bruxelles con la premier Theresa May. Dunque, sarà evitata una frontiera fisica tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord. “Abbiamo lavorato duro – ha affermato May – e stabilito che ai cittadini europei si applicherà il diritto britannico”. Una soluzione che piace anche a Dublino, tanto che il premier irlandese Leo Varadkar ha dichiarato: “Accolta la nostra linea”. Resta però sul tavolo il conto da pagare, che da 50 miliardi di euro sembra già scendere a 40-45.
 

Brexit, ecco cosa prevede l’accordo

Quindici pagine scandiscono le convergenze tra la Gran Bretagna e l’Unione europea sul tema Brexit. Ci sono tre questioni fondamentali, che sono: i diritti dei cittadini europei che risiedono in Gran Bretagna dopo il 2019 e quelli dei cittadini britannici in Europa, gli impegni finanziari di Londra con l’Ue e le relazioni fra il Nord e l’Irlanda.
Ora che il procedimento è stato avviato, i paesi membri della Ue dovranno ratificare il documento che sancisce: i cittadini europei che già vivono in Gran Bretagna potranno continuare a farlo, a studiare e a lavorare dopo la sua uscita dall’Ue e lo stesso varrà per i cittadini britannici in Europa. Avranno il diritto di essere raggiunti da familiari, inclusi figli nati dopo il 2019. Manterranno il diritto alla sanità, pensioni e altre garanzie sociali. Londra assicurerà agli europei residenti in città, di mantenere uno status speciale che garantisce i loro diritti. Saranno previsti procedimenti semplici a costi contenuti. I diritti di residenza decadranno dopo una assenza di oltre cinque anni. I cittadini europei in Gran Bretagna possono ricorrere presso tribunali britannici, ma i giudici britannici dovranno tenere conto delle leggi europee. Potranno altresì ricorrere alla corte di giustizia europea fino a otto anni dopo la formalizzazione della Brexit. Londra istituirà una autorità indipendente per monitorare l’attuazione dell’accordo sulla Brexit.
La Gran Bretagna verserà la quota dovuta – come stabilito dal bilancio Ue – per tutto il 2019 e il 2020, come se fosse un paese membro, e contribuirà per la sua quota alle spese straordinarie calcolate alla fine di questo periodo. Le organizzazioni britanniche potranno aderire a programmi europei fino al 2020. I versamenti saranno effettuati e calcolati in euro. Il testo definisce anche le questioni finanziarie relative alla Banca europea di investimento, la Banca centrale europea, il Fondo per lo sviluppo europeo e il Fondo Ue per i rifugiati in Turchia.
La Gran Bretagna si assumerà l’impegno di proteggere la cooperazione fra l’Irlanda del Nord e l’Irlanda e a garantire un confine ‘soft’. Stando a quanto dichiarato da May, potrebbe bastare un accordo commerciale con l’Ue, ma se necessario si dovranno studiare delle “soluzioni specifiche”. Nella peggiore delle ipotesi, la Gran Bretagna manterrà “un pieno allineamento” con le regole dei mercati interni all’Ue e dell’unione doganale necessarie per sostenere la cooperazione fra le due entità, l’economia condivisa dell’isola e l’accordo di pace del venerdì santo del 1998. I cittadini di entrambe le entità saranno liberi di scegliere se diventare cittadini della Gran Bretagna o dell’Irlanda.
La ratifica di tale accordo sulla Brexit prevederà trattative separate sulla questione irlandese.

A partita conclusa dopo l’accordo da 50 miliardi di euro che la Gran Bretagna dovrà versare all’Europa nei prossimi decenni, un’altra grana irrompe nelle trattative legate alla Brexit: il possibile ripristino dei confini tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord.
In un clima già acceso in vista della separazione, l’Europa aveva chiesto 60 miliardi contro i 20 offerti dalla May, Leo Varadkar, il premier irlandese, in qualità di membro UE, ha già minacciato di porre il veto su una trattativa che dovesse prevedere il ritorno dei controlli doganali tra i due paesi.
Un passo indietro di decenni, che di fatto riaprirebbe la ferita politica tra le province del nord, il cosiddetto Ulster, e l’Eire. La questione irlandese ha seminato tremila morti negli anni passati, e tensioni tra la minoranza cattolica e la maggioranza protestante, fino a culminare con l’accordo del 1998 denominato Good Friday Agreement.
 

Brexit

L’attuale stabilità del nord Irlanda dipende molto da quel lontano accordo, si tratta di equilibri fragili che si consolidano anno dopo anno. Nuove barriere potrebbero destabilizzare la regione, intaccare l’economia e il turismo, oltre a facilitare il ritorno delle divergente religiose.
La questione può sembrare marginale, ma non lo è affatto. I parlamentari del Democratic Union Party (DUP), legati al governo di Londra, sostengono il governo di Theresa May con 10 deputati. La loro presenza è indispensabile alla maggioranza dei Tories, che si sono imposti alle scorse elezioni ma senza raggiungere il quorum necessario per governare da soli. Dunque, accettare l’ipotesi della UE di tenere l’Ulster nell’unione doganale sembra non piacere al DUP, perché vorrebbe dire staccare il territorio dal resto del Regno Unito. 
Lo sa bene May, che senza il loro appoggio rischierebbe di non avere più la maggioranza in Parlamento. Così, la controproposta del partito DUP è affidata al parlamentare Sammy Wilson: “Il Regno Unito dovrebbe concordare un accordo speciale in base al quale l’Irlanda del Nord continuerà a osservare le regole doganali dell’Unione Europea, in modo da evitare un ‘hard border’ con la Repubblica.
 

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L’accordo sulla Brexit è stato raggiunto.

Sarà Mary Lou a succedere a Gerry Adams, lo storico leader che per 34 anni ha guidato il partito repubblicano Sinn Féin. L’annuncio formale, atteso da tempo, è arrivato durante un evento pubblico a Dublino.
Così, il partito di riferimento della causa repubblicana, nella comunità cattolica dell’Irlanda del Nord, guarderà al futuro con Mary Lou McDonald. La donna, quarantenne, raccoglierà l’eredità politica dell’Ira.
Mary Lou non sarà sola, visto che le contee dell’Ulster soggette alla Gran Bretagna, vedono un’altra protagonista del partito, sua coetanea, Michelle O’Neill che ha di fatto rimpiazzato Martin McGuinness, l’ex numero due recentemente scomparso.
 

Adams lascia partito a Mary Lou

Dunque, Mary Lou McDonald succede ad Adams nella Repubblica d’Irlanda (Eire) mentre nell’Ulster la leadership resterà in mano a O’Neil. La successione del partito alle due donne ha già segnato il passaggio generazionale. Un futuro senza ombre, di personalità non riconducibili alla questione irlandese e agli anni di lotta armata: sia McGuinness che Adams, infatti, sebbene non lo abbiamo mai ammesso, erano considerati capi militari della guerriglia repubblicana.
Inoltre, l’ascesa di Mary Lou McDonald potrebbe essere il primo passo per sbloccare una eventuale coalizione di governo nell’Eire. Adams è sempre stata ritenuta una figura scomoda, dal passato troppo legato all’Ira, dunque non digeribile dagli elettori dei due maggiori partiti irlandesi, il Fine Gael e il Fianna Fail. Ora, che la leadership è cambiata, il partito potrebbe finalmente aspirare ad avere qualcosa in più.


Se tutto questo porterà a un’Irlanda unita dovremmo dare merito anche ad Adams. Secondo il Guardian, Adams – tuttora presidente del movimento alla soglia dei 70 anni – manterrà in effetti un ruolo influente dietro le quinte. Ma il suo “passo indietro”, insiste il giornale britannico, lascia comunque spazio al vertice degli incarichi ufficiali a una leva più giovane: estranea per ragioni anagrafiche, oltre che di atteggiamento politico, all’eredità della sanguinosa stagione dei “troubles” nell’Ulster, degli attentati dell’Ira, della repressione di Londra.
 

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