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Buone notizie da Dublino dove la Troika, formata da Ue, Fmi e Bce, ha promosso le manovre irlandesi, elogiando i progressi e gli sforzi di questo Paese che sta cercando in tutti i modi di rimettersi in riga.
Dunque l’Irlanda, ha superato al meglio, la decima revisione del programma economico, che gli consente di accedere ad una tranche da 2,4 miliardi di euro.
Secondo le stime, già nel 2013, l’Isola Verde, dovrebbe far registrare una crescita del Pil dell’1 per cento e sopra il 2 per cento nel 2014.
 

Troika benevola

La troika, ha inoltre ricordato come l’asta dei titoli con scadenza decennale collocati con un rendimento intorno al 3,50% siano andati benissimo e le misure di austerity devono continuare se si vuole ottemperare agli impegni presi. Questo nuovo prestito prevede 1 miliardo da parte del Fondo Monetario Internazionale, 400 milioni dal Fondo Europeo Salva-Stati e 400 milioni dai prestiti bilaterali dei Paesi dell’Unione Europea.
Il programma di aiuti prevede per salvare l’Isola un piano di aiuti da 67,5 miliardi di euro, di cui 45 miliardi finanziati dalla Ue e 22,5 dal Fondo Monetario Internazionale.
 

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Dal 2007, le case in Irlanda hanno perso di media, oltre il 50% del loro valore, una perdita complessiva che ammonta a circa $315bn. Per una Nazione che nel 2004 poteva vantare un PIL pro capite superiore alla media europea di circa il 20%, il credito facile e le speculazioni, hanno giocano un ruolo decisivo per arrivare alla catastrofe, evitata poi dagli aiuti della Troika.
Ma secondo i dati diffusi da daft.ie nel 2013, si intravede una leggera ripresa per il mercato immobiliare, con un aumento nella capitale, Dublino.
A Dublino sud, i prezzi richiesti per l’acquisto di immobili, sono saliti del 6% rispetto ad un anno fa, andamento positivo anche nel Centro città, mentre a Nord di Dublino, i prezzi restano stabili -0,5%. Fuori dalla capitale invece i crolli dei prezzi arrivano a toccare punte negative, fino al 15% rispetto ad un anno fa.
In questo video diffuso da Bloomberg qualche mese fa, bulldozer a lavoro demoliscono l’eredità del boom del mercato immobiliare il cui crollo ha messo in ginocchio l’economia del Paese.

I prezzi delle case in Irlanda

Andamento prezzi case a Dublino

Andamento prezzi case a Dublino

 

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Vi proponiamo l’intervista al Premier irlandese Enda Kenny, realizzata a Bruxelles dalla TV EuroNews.

Kenny ha ripercorso i forti legami con i ‘fratelli’ inglesi, soffermandosi sulla partnership strategica e il coinvolgimento della Gran Bretagna in Europa.

E poi ancora, la stabilità dell’Eurozona e il mercato del lavoro temi che affronterà l’Irlanda in questo semestre europeo.

Le domande alle quali ha risposto Enda Kenny:

  • Lei si è detto fiducioso sul fatto che una soluzione riguardo al problema del debito delle banche possa essere trovata entro fine marzo. Rimanete dello stesso avviso anche dopo le voci arrivate da Berlino?
  • Il presidente francese Hollande a dicembre ha auspicato un’armonizzazione della fiscalità delle imprese a livello europeo. L’Irlanda è pronta ad accettare? e perchè?
  • E a chi dice che le banche sono all’origine della crisi cosa risponde? Non dovrebbero pagarsi da sole i loro debiti?
  • Abbiamo assistito a una discussione sulle garanzie d’impiego per i giovani. Lo Stato può davvero garantire il lavoro in questo modo?

 

L’Irlanda guida l’Europa per 6 mesi: intervista al premier Enda Kenny

 

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“Prima della fine del 2013, l’Irlanda uscirà dal programma di aiuti, la nostra economia è ancora fragile, ma ha ripreso a crescere”, con queste parole il Premier irlandese Enda Kenny si è rivolto al Parlamento europeo, prima della sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

E così Dublino ha maturato la decisione di lasciare il piano FMI-UE entro la fine dell’anno, dopo l’incontro nel quale il Premier ha ribadito di voler mantenere tutti gli impegni concordati con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale, i quali a loro volta si sono complimentati per la ripresa economica e l’impegno dimostrato dall’esecutivo irlandese.

L’economia irlandese è tornata a crescere e le esportazioni hanno raggiunto livelli record come il controllo sulla spesa pubblica.

 

La ripresa irlandese

Gli investitori tornano ad avere fiducia dell’Irlanda, che presto tornerà a far sentire il suo ruggito. “L’economia resta fragile”, come ammette lo stesso Kenny, ma comunque il Paese è pronto per lasciare il piano di sostentamento messo appunto dall’Europa.

Inoltre Kenny, ha voluto ribadire la priorità della presidenza irlandese durante il semestre europeo, in termini di lotta alla disoccupazione giovanile in tutta Europa con un’apertura alla libera circolazione degli individui che intendono migliorare le proprie condizioni di vita. L’Irlanda ha fatto registrare un tasso di disoccupazione del 14,6%, e un debito di circa il 120% del PIL.

Inoltre Kenny, ha voluto richiamare l’attenzione sull’accordo per trovare rapidamente un accordo per il bilancio pluriennale 2014-2020.

 

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Era maggio 2010 quando annunciammo l’introduzione della Carbon Tax in Irlanda, in tema di riscaldamento domestico, le previsioni garantivano un netto aumento delle bollette ai danni delle famiglie irlandesi sul consumi di gasolio e metano.

A quei tempi si parlava di una tassa che avrebbe orientato i consumatori a scegliere le fonti rinnovabili ad oggi invece dopo la scoperta del giacimento di petrolio a Cork, la confusione cresce anche se l’Irlanda resta una Nazione green.

La Carbon tax, introdotta nel 2010, è stata applicata a cherosene, gasolio, gas liquefatto (GPL), olio combustibile e gas naturale e non ai combustibili solidi. Mentre nel bilancio del 2012 la Carbon tax è stata portata a €20 per tonnellata di CO2 emessa dai combustibili fossili.
 

 

Nel bilancio 2013, invece, il governo ha annunciato che la Carbon tax in Irlanda sarà estesa a combustibili solidi.

Dal 1° maggio 2013, sarà introdotta una tassa di €10 per tonnellata e una tassa di 20€ per tonnellata a partire dal 1 maggio 2014.

Ma da qualche parte occorre prendere i soldi e l’introduzione di questa tassa, ha portato nel solo 2012, almeno 400 milioni di euro, una boccata d’ossigeno che viene supportata anche dal Fondo Monetario Internazionale, interessato al risanamento economico dell’Isola di Smeraldo.

 

Carbon Tax. Stangata agli automobilisti

Più inquini e più paghi, con questa logica ‘funzionano’ le norme di tassazione degli autoveicoli in circolazione nell’Isola. Ne hanno fatto le spese i mezzi immatricolati prima di luglio 2008, con imposte proporzionate alle dimensioni del motore del veicolo. Le nuove immatricolazioni prevedono sette fasce di pagamento in base all’emissione di CO2, con tariffe ridotte a fronte di emissioni ridotte. Inoltre, il pagamento delle tasse automobiliste legate all’emissione sono obbligatorie e devono essere esposte sul parabrezza del veicolo, previa multa.

 

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La multinazionale americana Amazon, un vero e proprio colosso della vendita di prodotti online, ha il suo quartier generale europeo in Lussemburgo, mentre opera nei mercati europei con sedi dislocate nei vari Paesi.

In Italia ad esempio controlla due società: la Logistica, con il magazzino di Castel San Giovanni dove 400 dipendenti spediscono gli ordini, e la Corporate a Milano, con circa 200 dipendenti che negoziano i contratti con editori e distributori per mettere libri ed ebook on line.

Il modello di business di Amazon è sempre lo stesso, paga le tasse soltanto in Lussemburgo anche se gli utili vengono prodotti nei vari stati europei, con un guadagno superiore rispetto agli altri concorrenti che operano nello stesso settore.

 

La presidenza irlandese vuole ‘andare a bussare’ alla porta di questa multinazionale, perchè il modello adottato da Amazon, soprattutto in tempi di crisi, sta facendo infuriare il fisco di mezza Europa, dato che non rendono ‘noti’ i dati sui guadagni realizzati nelle singole nazioni. C’è bisogno di un intervento correttivo, per imporre alle multinazionali del commercio elettronico di pagare le tasse nei rispettivi Paesi dove operano e creano utili e non nei Paesi dove invece vengono registrate le sedi legali, che nella maggior parte dei casi si tratta di veri e propri paradisi fiscali.

In sei mesi insomma, occorre metterci le mani, come assicura Joe Costello, ministro irlandese del Commercio. Amazon e altre multinazionali, vendono libri in un Paese, ma versano le imposte in Lussemburgo, nelle isole della Manica o nella stessa Irlanda. Una pratica legale, anche se poco etica, che ha fatto infuriare anche l’Inghilterra che ha aperto un procedimento per evasione fiscale.

Il parlamento europeo guidato dall’Irlanda ha sollevato la questione, anche se all’Irlanda viene contestata la tassa secca del 12,5% che pagano le imprese che intendono aprire nell’Isola. Infatti tutte le sedi europee della maggiori multinazionali operano proprio in Irlanda. Persino Google Ireland è finito nel mirino del fisco, perché ad un fatturato europeo davvero consistente, non seguono delle tasse altrettanto ‘sostanziose’, tanto che lo Stato incassa soltanto un misero 2% dal colosso del motore di ricerca.

Amazon.it, l’inchiesta di Report inchioda il colosso americano

In Italia, il giornalismo di inchiesta si è occupato della vicenda e grazie al lavoro di Report condotto da Milena Gabanelli, cerchiamo di capire meglio la vicenda.

https://www.youtube.com/watch?v=jNuQsvVvCVA

 

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Il referendum sul Fiscal Compact è già stato sottoposto al voto in alcune isole dell’Irlanda, mentre a Dublino e nel resto della Repubblica il voto è previsto per oggi 31 maggio. Ieri hanno votato, gli elettori di cinque isole sperdute al largo delle coste nord-occidentali.

Le urne hanno aperto questa mattina alle ore 7 e chiuderanno alle ore 22. Per il momento, si è registrata un’affluenza bassa. Gli elettori chiamati alle urne sono 3,1 milioni.

L’Irlanda a differenza degli altri Paesi europei è stato l’unico a chiedere un referendum popolare sulla decisione di aderire o meno ad un nuovo patto di bilancio tra i Paesi Ue. Secondo gli ultimi sondaggi i sì sono in vantaggio e vengono dati tra il 57%-60%, ma gli indecisi sono molti e preoccupano.

 

Il Presidente dell’Irlanda Michael D Higgins al seggio

Enda Kenny, ha lanciato più appelli che poteva affinché la popolazione si orienti verso il sì, addirittura in caso di bocciatura, il Premier ha paventato alla cittadinanza anche un abbassamento del rating sul proprio debito pubblico. Fortemente critico a questo nuovo patto di stabilità invece, il partito repubblicano Sinn Fein guidato da Gerry Adams.

Kenny ha voluto anche ricordare che un ‘no’, potrebbe mettere in fuga le compagnie estere che hanno deciso di investire in Irlanda e che cercano una politica di equilibrio per operare al meglio in Europa. Altri trattati, come per esempio quello di Lisbona, fu bocciato in prima battuta dagli irlandesi e approvato successivamente.

 

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La crisi si fa sentire e così in Irlanda, ben 45 esercizi commerciali della cittadina di Clones, hanno deciso di accettare la vecchia moneta irlandese, una svolta per chi possiede ancora quella che oramai è definita ‘carta straccia’ dall’Europa.

L’idea è venuta ad un giovane commerciante di 21 anni, Ciaran Morgan, dopo aver letto che la stessa iniziativa era stata adottata in un piccolo paesino spagnolo, dove veniva accettata la peseta.

Gli euro ben visibili nel negozio di Morgan, sono falsi e stampati  su rotoli di carta igienica. Nel suo negozio e in tutta Clones invece, si può acquistare una pinta di Guinness con il Punt, con la stessa ci si può fare la spesa, insomma, un modo originale per contrastare la crisi che affligge le famiglie irlandesi. Macellai, proprietari di bar, barbieri, commercianti e semplici cittadini che vivono nella Contea di Monaghan sembrano decisi a resuscitare la vecchia moneta irlandese, magari infilata dentro un vecchio materasso o nascosta dentro qualche scatola di scarpe.

 

 

I commercianti di Clones

 

Come funzionano i Punts?

A Clones il cambio è fisso: 1 sterlina equivale a 1,20 euro. Le vecchie sterline irlandesi vengono rivendute alla banca centrale a 1,27 euro e il surplus di 7 centesimi, viene destinato ad un fondo per la cittadinanza da utilizzare durante la festa di Natale o per il St Patrick’s Day.

Con i Punts, si potrà acquistare la merce in 45 aziende che hanno sottoscritto il programma. Alcune persone sono arrivate anche dalla Contea di Kerry e dalla Contea di Antrim a spendere soldi in città. Secondo Morgan, il 90% delle persone che dal lancio dell’iniziativa arrivano nel suo negozio sono facce nuove. Ma come lui stesso ha dichiarato non resterà per molto tempo in Irlanda, la sua prospettiva è quella di cercarsi un lavoro a New York.

La stessa banca centrale a Dublino ha fatto sapere che i “vecchi soldi” ancora in circolazione ammonterebbero a circa 285 milioni di sterline.

Per saperne di più visita il sito Embracethepunt.com

 

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L’Unione Europa e il fondo monetario internazionale, hanno di nuovo promosso l’Irlanda sul piano del salvataggio economico del Paese, autorizzando così a spendere gli ulteriori proventi arrivati dalle privatizzazioni in maniera tale da stimolare l’economia.

Gli stress test delle banche verranno eseguiti nel 2013, così come nel resto d’Europa, è quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro delle Finanze irlandesi, Michael Noonan. Insomma per l’Irlanda è un altro colpo andato a segno anche se l’esecutivo dovrà ora vedersela con il Fiscal Compact che in Irlanda verrà deciso dai cittadini per mezzo di un referendum.

Ma Noonan ci ha tenuto a ricordare che il nuovo trattato fiscale Ue dovrà essere accettato, altrimenti il rischio sarebbe quello di fare ‘un salto nel vuoto’. Così il ministro ha invitato tutti i cittadini irlandesi a votare per il sì, il prossimo 31 maggio. La Germania dal canto suo, nonostante le pressioni francesi ha già fatto sapere di non voler modificare il nuovo trattato.

Secondo alcuni sondaggi circa il 40% degli irlandesi sarebbero scettici nei confronti del fiscal compact e non è certo una novità che i referendum in Irlanda bocciano i trattati europei, è già successo per ben due volte.

 

Fiscal compact

Quando si parla di ‘Fiscal Compact’, ci si riferisce ad una serie di ‘misure’, da prendere per migliorare il coordinamento delle politiche economiche dell’eurozona. Regole che vincolano i paesi Ue a mantenere il deficit sostanzialmente in equilibrio, con un valore massimo di oscillazione dello 0,5% rispetto al pil. Ma più che una promessa verbale, questa ‘misura’ dovrebbe assumere la forma di una legge costituzionale, sotto il controllo della Corte di giustizia Ue, che ne garantirà l’applicazione, con multe anche pari allo 0,1% del pil, se non rispettata.

 

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Sean Quinn, era l’uomo più ricco d’Irlanda, con un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di euro, adesso ridotti a 50mila sterline. Davanti al tribunale di Belfast Quinn ha ammesso il fallimento, un duro colpo per i suoi 5500 dipendenti.

La perdita è dovuta alla crisi finanziaria che ha investito l’Irlanda. Il 65enne a capo di un impero manifatturiero e assicurativo ha effettuato un grosso investimento con la Anglo Irish Bank, una volta la terza banca del Paese esplosa dopo la bolla immobiliare. Una speculazione finanziaria che Quinn ha inseguito prelevando i soldi dalla sua azienda, fino al default della banca, a quel punto la Anglo è stata nazionalizzata dal governo di Dublino ed è stata affidata all’Irish Bank Resolution Corporation (IBRC).

Al momento il debito di Quinn ammonta a tre miliardi di euro, una cifra che fa paura.

Nonostante la sua terribile storia, Quinn è fortemente sostenuto dalla popolazione che lo giudica un eroe, perché con le sue aziende Quinn Group ha creato negli anni migliaia di posti di lavoro. Partito da una cava è riuscito ad imporsi nel mercato Nord Europa e russo nel campo dei materiali da costruzione e nel campo assicurativo, nel campo alberghiero, energetico, chimico, ambientale, ospedaliero fino a quello immobiliare.

 

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