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Si sono espressi favorevoli ad un nuovo governo di Centrosinistra e al secondo posto si è affermato il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

E’ questo il dato che emerge dal voto simbolico degli studenti del programma Erasmus e Leonardo e dei lavoratori a TD temporaneamente all’estero.

Sia alla Camera che al Senato il quadro non cambia di molto, Pd e M5s sono una dietro l’altra, mentre Ingroia e Monti si contendono il terzo e quarto posto.

Tra mercoledì 20 e sabato 23 le tornate elettorali si sono svolte nelle seguenti città: Amsterdam, Berlino, Bratislava, Bruxelles, Casablanca, Cork, Dublino, Edimburgo, Innsbruck, Lisbona, Londra, Madrid, Marsiglia, Maastricht, Monaco di Baviera, Parigi, Porto, Salamanca, Siviglia, Tarragona, Tubinga, Valencia, Valladolid, Varsavia, Vigo, Pontevedra, Ourense, Santiago e York.

Dei 1247 votanti, 1029 sono studenti, 783 Erasmus. Gli altri appartengono ai progetti Leonardo, al Servizio civile europeo o sono lavoratori a tempo determinato.
Dati importanti che dimostrano l’interesse degli studenti ma soprattutto dei giovani a difendere il diritto di voto come strumento di partecipazione alla vita politica e a scegliere i propri governanti che dovranno amministrare e decidere le sorti del paese.

 

Risultati alla CAMERA

  • PD-SEL-CD: 40,4%
  • M5S: 25,5%
  • Monti-Fli-Udc: 11,4%
  • Ingroia: 11,2%
  • Fare per fermare il declino: 2,9%
  • Mir-Fdi-Pensionati-Pdl-Lega Nord-La Destra: 2,8%
  • Casapound (0,3%)
  • Forza Nuova (0,2%)
  • Partito Comunista dei Lavoratori (0,2%)

 

Risultati alla SENATO

  • PD-SEL-CD: 41%
  • M5S: 33,4%
  • Ingroia: 9,0%
  • Monti-Fli-Udc: 6,7%
  • Fare per fermare il declino: 1,7%
  • Mir-Fdi-Pensionati-Pdl-Lega Nord-La Destra: 2,6%
  • Partito Comunista dei Lavoratori (0,9%)
  • Forza Nuova (0,6%)
  • Casapound (0,3%)


 

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Pubblichiamo i numeri del voto simbolico degli italiani momentaneamente all’estero, che non hanno potuto esprimere la propria preferenza perché il governo italiano non è riuscito a trovare nei tempi utili, una soluzione che gli permettesse di votare da un Paese estero.

Una parte di questi italiani ha ‘volutamente’ preso parte all’iniziativa di protesta, sostenuta in particolar modo dagli studenti Eramus, che con ingegno e creatività sono riusciti ad allestire seggi provvisori nei Paesi dove attualmente studiano, per permettere così, seppur in chiave simbolica, di esprimere una preferenza sui candidati alle Elezioni italiane 2013.

Il Governo italiano ha ritenuto insormontabili le difficoltà incontrate per garantire il diritto di voto, sancito dall’art. 48 della Costituzione Italiana, ai propri cittadini temporaneamente all’estero. Europa, anno 2013. I cittadini italiani temporaneamente all’estero, suddivisi in ventiquattro città di dodici paesi differenti, hanno allestito alcuni seggi elettorali autogestiti per manifestare contro la negazione dell’esercizio del diritto di voto al di fuori dei confini nazionali, prassi tranquillamente in uso in molti altri stati europei e non.

Tra mercoledì 20 e sabato 23 le tornate elettorali si sono svolte nelle seguenti città: Amsterdam, Berlino, Bratislava, Bruxelles, Casablanca, Cork, Dublino, Edimburgo, Lisbona, Londra, Madrid, Marsiglia, Monaco di Baviera, Parigi, Porto, Salamanca, Siviglia, Tarragona, Tubinga, Valencia, Valladolid, Varsavia, Vigo/Pontevedra/Ourense/Santiago e York.

Il seggio di #iovotolostesso allestito a Dublino

Il gruppo su Facebook

Mentre nelle ultime ore si sono costituiti anche i comitati di Innsbruck e Maastricht che porteranno i propri concittadini al voto nella giornata di oggi 24 febbraio 2013. Il successo dell’iniziativa, avvalorato dalla rete internazionale di città che si è creata, è dato tuttavita dalla partecipazione collettiva: in tutt’Europa, esclusa Lisbona i cui dati definitivi non sono pervenuti (l’ultimo aggiornamento vedeva 75 votanti), sono ben 1.125 le persone che si sono recate ai seggi elettorali autogestiti per esprimere una preferenza, ma soprattutto per far sentire la propria voce perché vivere all’estero non è una buona ragione per dover rinunciare ai propri diritti. Tra tutti i votanti gli italiani all’estero per motivi di studio sono stati 838, di cui 617 studenti Erasmus e l’età media totale dei votanti è stata di 23 anni, compresa tra il picco minimo di 20 (York) ed il massimo di 27 (Monaco di Baviera): dati importanti che dimostrano l’interesse degli studenti ma soprattutto dei giovani a difendere il diritto di voto come strumento di partecipazione alla vita politica e a scegliere i propri governanti che dovranno amministrare e decidere le sorti del paese.

Con una efficienza che si è dimostrata evidentemente superiore a quella dello Stato Italiano i comitati elettorali si sono procurati i materiali necessari ad assolvere le funzioni elettorali – dalle copie delle schede per Camera e Senato ai registri ed alle urne – ed hanno invitato i propri concittadini nelle piazze, università, bar e residenze universitarie che hanno accolto con entusiasmo, sposato ed appoggiato l’iniziativa.


Parallelamente al coinvolgimento dei propri connazionali, considerando il clima politico generale in Europa, i singoli comitati elettorali hanno ricercato il sostegno e la partecipazione delle popolazioni locali e dei cittadini di altre nazionalità per sensibilizzarli sul tema dei diritti fondamentali del cittadino in democrazia e per creare un fronte comune per opporsi a qualsiasi loro negazione o privazione: in questo senso si è compiuto un passo importante verso la creazione di una coscienza unica europea, passo indispensabile per poter costituire un sentimento vero e comune di appartenenza ad una sola concittadinanza d’Europa in grado di superare i vari confini nazionali.

Il coinvolgimento delle popolazioni locali è avvenuto sia attraverso l’informazione sul tema e spiegando il significato della protesta – ricevendo, molto spesso, risposte stupite in merito allo stato del nostro paese – sia informando i media locali – con ottimi riscontri, soprattutto nei casi spagnoli – e collaborando con alcuni professori universitari, che hanno inserito l’iniziativa tra i casi studio dei propri corsi d’insegnamento.

 

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Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri nel corso della presentazione della sala stampa del Viminale in vista delle elezioni è tornata a parlare del voto degli italiani all’estero.

“Ci vorrebbe un salto di qualità per far votare i cittadini residenti all’estero presso le sedi consolari, ma ci servirebbe una legge ad hoc”.

Il governo Monti, non ha avuto il tempo di modificare la legge, ma anche se l’avesse fatto, probabilmente gli studenti erasmus non avrebbero comunque potuto votare. Il problema riguarda soprattutto gli italiani, temporaneamente all’estero, che non possono esprimere la propria preferenza.

 

Basterebbe il voto elettronico?

Forse sì, basterebbe il voto elettronico, per risolvere questo problema e così la battaglia provocatoria degli studenti Erasmus, #iovotolostesso è stato un chiaro segnale proprio per far capire che la preferenza elettronica è una delle sfide del terzo millennio, occorrerebbe quindi fare un passo in avanti e magari utilizzare piattaforme di evoting già perfettamente testate e in uso in altri Paesi.
Sono in tanti ad augurarsi un cambiamento forte che deve essere condiviso dalla classe dirigente di questo Paese, cominciando da quelli che saranno eletti. E come ha affermato il ministro Anna Maria Cancellieri “il sistema non funziona e va tutto rivisto”.
 

La protesta degli studenti Erasmus

Gli studenti erasmus all’estero avevano richiesto di poter esprimere le loro preferenze, ma il decreto firmato prima di natale dal Presidente della Repubblica esclude la possibilità di un loro voto per corrispondenza o attraverso qualsiasi altro mezzo. La protesta si è trasformata in un’azione concreta votando attraverso una piattaforma per il voto elettronico messa a disposizione da Eligo. Il voto espresso ovviamente, non ha alcun valore legale ma costituisce soltanto un gesto simbolico.


Qualcuno ha scritto su Twitter: “Dove non arriva lo Stato arriva la Ceres”

 

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E’ l’ultima proposta del numero due del Sinn Fein, Martin McGuinness, un referendum per unire l’Eire all’Irlanda del Nord nel 2016. Il partito repubblicano da anni lotta per l’unione della provincia del Regno Unito alla Repubblica irlandese.

Ma a decidere un eventuale referendum dovrà essere il governo di Londra in difficoltà anche per la richiesta di indipendenza avanzata dalla Scozia. McGuinness ha sostenuto che la consultazione irlandese potrebbe avvenire dopo le prossime elezioni dell’assemblea dell’Irlanda del Nord, previste per il 2015/2016.

La proposta arriva durante un’intervista di McGuinness al The Irish Examiner, questi tempi mi sembrano ragionevoli ha aggiunto e sulla questione “Sarebbe giusto vedere cosa pensa la gente che vive nelle Sei Contee, se restare legata al Regno Unito oppure far parte di un’Irlanda unita. Una scelta che potrebbe avenire in qualsiasi momento tra il 2016 e 2020-21” ha ribadito McGuinness.

 

Referendum sulle Irlande

La gente prenderà una decisione sul potenziale che potrebbe portare la riunificazione dell’Irlanda in termini di stabilità politica e in termini di leve economiche” un tema caldo in questo momento di crisi. E poi, una maggioranza cattolica è prevista entro la prossima generazione nelle Sei Contee.

 

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Il candidato del Partito laburista Michael D. Higgins ha vinto le Presidenziali irlandesi, ed è stato eletto il nono presidente dello Stato.

Tutti gli altri candidati hanno già ammesso la sconfitta e si sono congratulati con il ‘Poeta’.

Al secondo posto il candidato indipendente Sean Gallagher al terzo Martin McGuinness dello Sinn Féin.

 

Michael Higgins è presidente

L’affluenza alle elezioni presidenziali è stata del 56,11%. La partecipazione più alta, si è registrata a Dublino Nord (64,01%) e Dublino Sud (61,93%), mentre quella più bassa a Donegal Sud (48,42%) e Donegal Nord-Est (48,79%).

Higgings ha già detto di voler essere “un Presidente per tutto il popolo” ed ha ringraziato tutti per il supporto. Dopo ha voluto rendere omaggio agli altri candidati per la durissima campagna elettorale.

Risultati. Primo conteggio

Dal primo conteggio Higgins risultava già in vantaggio con il 39,6% dei voti, seguito da Sean Gallagher 28,5%, Martin McGuinness 13,7%, Gay Mitchell 6,4%, David Norris 6,2%, Dana Rosemary Scallon 2,9% e Maria Davis 2,8%.

  • Higgins, Michael D: 701, 101 (39,6%)
  • Gallagher, Sean: 504, 964 (28,5%)
  • McGuinness, Martin: 243, 030 (13,7%)
  • Mitchell, Gay: 113, 321 (6,4%)
  • Norris, David: 109, 469 (6,2%)
  • Scallon, Dana Rosemary: 51.220 (2,9%)
  • Davis, Maria: 48, 657 (2,7%)

Le signore Maria Davis e Dana Scallon sono state eliminate e sono stati distribuiti i loro voti.

Risultati. Secondo conteggio 40 dei 43 collegi elettorali.
– Higgins, Michael D: + 29.379 (730, 480)
– Gallagher, Seán: + 24, 437 (529, 401)
– McGuinness, Martin: 9581 + (250, 611)
– Mitchell, Gay: + 14.036 (127, 357)
– Norris, David: 7057 + (116, 526)

Michael D Higgins arriva al Castello di Dublino

 

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Si sono concluse le candidature per le presidenziali in Irlanda, che si svolgeranno il prossimo 27 ottobre e dovranno determinare il successore di Mary McAleese.

In lizza il primo candidato dichiaratamente gay, l’ex comandante dell’Ira e persino la pop-star covertitasi alla politica.

In corsa a diventare presidente d’Irlanda, ci sono ben sette candidati.

 

Sette candidati

Il senatore gay David Norris, che travolto da uno scandalo per aver difeso il suo compagno voleva lasciare e invece è tornato in sella, al suo fianco Martin McGuinness, ex leader dell’Ira poi diventato vicepremier nord-irlandese ed ancora Dana Rosemary Scallon, balzata agli onori della cronaca quando, nel 1970, vinse la manifestazione musicale Eurovision Song Contest con la sua “All kinds of everything”.

Nella foto (Gay Mitchell, Fine Gael; Michael D. Higgins, Labour Party;  Martin McGuinness,  Sinn Féin; David Norris, Indipendente; Mary Davis, Indipendente; Seán Gallagher, Indipendente; Dana Rosemary Scallon, Indipendente;)

 

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