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Il referendum sul Fiscal Compact è già stato sottoposto al voto in alcune isole dell’Irlanda, mentre a Dublino e nel resto della Repubblica il voto è previsto per oggi 31 maggio. Ieri hanno votato, gli elettori di cinque isole sperdute al largo delle coste nord-occidentali.

Le urne hanno aperto questa mattina alle ore 7 e chiuderanno alle ore 22. Per il momento, si è registrata un’affluenza bassa. Gli elettori chiamati alle urne sono 3,1 milioni.

L’Irlanda a differenza degli altri Paesi europei è stato l’unico a chiedere un referendum popolare sulla decisione di aderire o meno ad un nuovo patto di bilancio tra i Paesi Ue. Secondo gli ultimi sondaggi i sì sono in vantaggio e vengono dati tra il 57%-60%, ma gli indecisi sono molti e preoccupano.

 

Il Presidente dell’Irlanda Michael D Higgins al seggio

Enda Kenny, ha lanciato più appelli che poteva affinché la popolazione si orienti verso il sì, addirittura in caso di bocciatura, il Premier ha paventato alla cittadinanza anche un abbassamento del rating sul proprio debito pubblico. Fortemente critico a questo nuovo patto di stabilità invece, il partito repubblicano Sinn Fein guidato da Gerry Adams.

Kenny ha voluto anche ricordare che un ‘no’, potrebbe mettere in fuga le compagnie estere che hanno deciso di investire in Irlanda e che cercano una politica di equilibrio per operare al meglio in Europa. Altri trattati, come per esempio quello di Lisbona, fu bocciato in prima battuta dagli irlandesi e approvato successivamente.

 

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Un’Irlanda divisa ad un passo dal Referendum sul Fiscal Compact con i sì e i no che si scontrano per strada colpo dopo colpo e voto dopo voto.

L’Irlanda è l’unico di 25 Paesi firmatari a chiedere alla popolazione attraverso un referendum la possibilità di approvare o meno il nuovo trattato europeo. Sarà un nuovo patto di stabilità per l’Europa ma per il governo, rifiutare questa richiesta, significa anche rinunciare ai prestiti provenienti dal Meccanismo europeo di stabilità finanziaria.

Naturalmente sono dei giochi di potere che servono soltanto a fare pressione sull’opinione pubblica, dato che l’Europa difficilmente potrà fare un passo indietro, visto il piano di aiuti che ha già inviato in maniera “consistente” a sostegno dell’Irlanda.

Referendum sul Fiscal Compact

Qualche settimana fa, addirittura si parlava ancora di un secondo possibile salvataggio delle banche irlandesi, previsto proprio dalla Deutsche Bank che riguarderebbe quegli Istituti che già nel 2010 sono stati ‘miracolati’ dall’Europa a spese di tutti i cittadini europei. Ma a questa nuova possibile ‘iniezione di liquidità’, aveva risposto prontamente un portavoce del governo irlandese, che subito ha smentito, garantendo il rientro dell’esecutivo sul mercato dal 2013.

In una foto qui in basso, un poster per dire no al Referendum sul Fiscal Compact allestito lungo Grafton Street, la via dello shopping di Dublino e la più affollata della capitale.

 

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L’Unione Europa e il fondo monetario internazionale, hanno di nuovo promosso l’Irlanda sul piano del salvataggio economico del Paese, autorizzando così a spendere gli ulteriori proventi arrivati dalle privatizzazioni in maniera tale da stimolare l’economia.

Gli stress test delle banche verranno eseguiti nel 2013, così come nel resto d’Europa, è quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro delle Finanze irlandesi, Michael Noonan. Insomma per l’Irlanda è un altro colpo andato a segno anche se l’esecutivo dovrà ora vedersela con il Fiscal Compact che in Irlanda verrà deciso dai cittadini per mezzo di un referendum.

Ma Noonan ci ha tenuto a ricordare che il nuovo trattato fiscale Ue dovrà essere accettato, altrimenti il rischio sarebbe quello di fare ‘un salto nel vuoto’. Così il ministro ha invitato tutti i cittadini irlandesi a votare per il sì, il prossimo 31 maggio. La Germania dal canto suo, nonostante le pressioni francesi ha già fatto sapere di non voler modificare il nuovo trattato.

Secondo alcuni sondaggi circa il 40% degli irlandesi sarebbero scettici nei confronti del fiscal compact e non è certo una novità che i referendum in Irlanda bocciano i trattati europei, è già successo per ben due volte.

 

Fiscal compact

Quando si parla di ‘Fiscal Compact’, ci si riferisce ad una serie di ‘misure’, da prendere per migliorare il coordinamento delle politiche economiche dell’eurozona. Regole che vincolano i paesi Ue a mantenere il deficit sostanzialmente in equilibrio, con un valore massimo di oscillazione dello 0,5% rispetto al pil. Ma più che una promessa verbale, questa ‘misura’ dovrebbe assumere la forma di una legge costituzionale, sotto il controllo della Corte di giustizia Ue, che ne garantirà l’applicazione, con multe anche pari allo 0,1% del pil, se non rispettata.

 

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