Articoli

È morto all’età di 60 anni a Belfast. È stato uno dei quattro innocenti a finire in carcere dopo un attentato dell’Ira in un pub di Gilford nel 1974.
Gerry Conlon, condannato a 30 anni di reclusione insieme a Paul Hill, Carol Richardson e Paddy Armstrong era stato scarcerato successivamente, soltanto nel 1989, quindici anni dopo l’arresto.
Suo padre Giuseppe, accusato di essere complice e già malato da tempo, morì in cella e Gerry, dopo la proclamazione d’innocenza, all’uscita della prigione dichiarò di continuare a lottare “nel nome del padre”.
 
Così fece pubblicando il libro «Proved innocent» che ispirò il celebre film «Nel nome del padre» interpretato da Daniel Day-Lewis. Una vicenda, quella dei «quattro di Gilford» che sconvolse l’opinione pubblica nordirlandese che si strinse attorno a questo gruppetto di giovanissimi.
Soltanto la sentenza definitiva, che sottolineava l’errore giudiziario, portò gioia all’intera comunità e agli imputati che tornarono finalmente liberi. Persino Tony Blair dovette scusarsi pubblicamente (lo fece attraverso una lettera) con Gerry Conlon.
 

Il rilascio di Gerry Conlon nel 1989

 

Altre risorse interessanti

Ha già confermato la sua presenza nel castello di Windsor. L’ex dirigente dell’Ira prenderà posto allo stesso tavolo della Regina Elisabetta II il prossimo 8 aprile.
Martin McGuinness, attuale vice-ministro del governo biconfessionale del Nord Irlanda, raggiungerà la vicina Inghilterra come ospite del banchetto organizzato ad hoc dalla sovrana, omaggio dovuto per la presenza del presidente irlandese Michael Higgins.
Un evento storico la visita del poeta sul suolo inglese: la prima visita ufficiale di un capo di stato della Repubblica d’Irlanda in Gran Bretagna.

Elisabetta II al castello di Windsor

La notizia è stata diffusa tramite comunicato stampa dal partito repubblicano Sinn Féin a firma di Gerry Adams il quale ha voluto anticipare eventuali critiche da parte dei repubblicani più integralisti. «Se la partecipazione di Martin McGuinness alla visita di stato del presidente Higgins non può essere ben accolta dagli oppositori al cambiamento, si tratta di un nuovo esempio dell’impegno del Sinn Féin a favore di un avvenire fondato sulla tolleranza e l’uguaglianza» ha dichiarato Adams.
Elisabetta II e McGuinness si erano già incontrati durante la visita della regina a Belfast lo scorso giugno 2012. In quell’occasione i due si erano stretti la mano davanti alle telecamere mostrando un leggero imbarazzo.
 

Altre risorse interessanti

Erano gli anni ’60, quando l’Ira (Irish Republican Army) chiese aiuto alla Cina di Mao Zedong per contrastare la Gran Bretagna.
L’idea dei paramilitari repubblicani, era quella di un’Irlanda unita, una “repubblica popolare” e per raggiungere tale obiettivo bussarono più volte alla porta di Mao.
Cercavano dalla Cina, un sostegno militare, come rivela il Times, grazie agli studi realizzati da Chris Connolly, che è andato a spulciare gli archivi del ministero degli Esteri di Pechino.

Mao Zedong

Una lettera consegnata ad un funzionario dell’ambasciata cinese a Parigi da Seamus Costello, militante dell’Ira, confermerebbe questa tesi. Datata 16 settembre 1964, la missiva chiedeva esplicitamente armi e addestramento militare ai cinesi, come avevano già fatto in Africa e Vietnam.
Ma quella richiesta cadde nel nulla e il funzionario fu anche richiamato. Costello però, non si perse d’animo e riuscì a fare nuove richieste al governo cinese e in un caso, si presentò con il comandante dell’organizzazione Cathal Goulding. La Pechino di Mao, presa da problematiche interne, non ha mai considerato tali richieste, anche perché il rivoluzionario cinese sosteneva che l’Ira, “Anche se fosse riuscita a unificare l’Irlanda, difficilmente sarebbe riuscita a togliere di mezzo la classe dirigente capitalista”. Per questo l’Ira dovette chiedere l’aiuto di Muammar Gheddafi, l’ex leader libico ucciso in Libia, che le offrì sostegno ed esplosivi Semtex.
 

Altre risorse interessanti

Si chiama Doppio gioco, la verità si nasconde nell’ombra, il nuovo film di James Marsh ambientato in Irlanda del Nord negli anni novanta. Nel cast ci sono Andrea Riseborough, Clive Owen, Gillian Anderson, Aidan Gillen, Stuart Graham, Domhnall Gleeson e Martin McCann.
Collette McVeigh, una mamma single, vive a Belfast insieme alla madre e i fratelli, militanti dell’Ira. Viene arrestata per aver partecipato ad un attentato andato a vuoto a Londra e viene messa dagli agenti con le spalle al muro, diventare una spia e sabotare così i piani dei componenti della sua stessa famiglia.
La posta in gioco è alta e Collette McVeigh, scegliendo di collaborare, evita il carcere (25 anni) e rimane a fianco di suo figlio di soli dieci anni. Una decisione difficile che se scoperta dall’organizzazione potrebbe rivelarsi un boomerang.
 

TRAILER. Doppio gioco, la verità si nasconde nell’ombra

Genere: horror/thriller.
Produzione: Gran Bretagna, 2012.
Durata: 100 minuti.

James Marsh

Nato in Cornovaglia, è diventato celebre al grande pubblivo come regista di documentari e lungometraggi per il cinema. Trai i più gettonati ci sono The Burger & the King: The Life & Cuisine of Elvis Presley (1996) e The Team (2005). Wisconsin Death Trip del 1999, è il suo primo lungometraggio, mentre nel 2005 Marsh ha curato la regia di The King con Gael García Bernal e William Hurt. Nel 2008 invece è uscito il film-documentario Man on Wire (Un uomo tra le Torri) dove il funambolo Philippe Petit camminò in equilibrio su un cavo teso tra le Torri Gemelle di New York.
Nel 2010 ha diretto Project Nim, un documentario su uno studio condotto negli anni settanta da ricercatori della Columbia University sulla possibilità di acquisizione del linguaggio umano da parte di animali. Un esperimento fallito dove uno scimpanzé, battezzato Nim Chimpsky venne sottratto alla propria madre e affidato a degli esseri umani.
 

Altre risorse interessanti

Sarà costruito un Centro per la pace, sul vecchio sito del carcere di Maze, vicino Belfast. Proprio in questa prigione perse la vita Sands, durante lo sciopero della fame messo in atto nel 1981 dai militanti dell’IRA, rinchiusi tra queste mura.
E’ stato Alex Attwood, ministro della pianificazione ad autorizzare la costruzione del “Centro per la pace e per la risoluzione dei conflitti”. Forse un punto di arrivo in Irlanda del Nord, che potrebbe costituire un punto di partenza per le altre Nazioni, che si trovano ad affrontare situazioni simili, come in Spagna e così anche in Palestina.
Il progetto sarà finanziato con 18 milioni di sterline (21 milioni di Euro) dall’Unione europea e la sua realizzazione porta la firma dell’architetto americano Daniel Libeskind, autore tra l’altro del Museo Ebraico di Berlino.

Gli ultimi prigionieri lasciarono Maze nel 2000 in vista degli accordi del venerdì Santo del 1998, dopo trent’anni di guerriglia e 3500 morti. Se per molti questo Centro, potrebbe diventare il tempio del terrorismo, visti i tempi maturi, a noi piace pensarlo come un’allodola che vola!

Hunger strikers

I partecipanti all’Hunger Strike: Bobby Sands, Francis Hughes, che morì dopo 59 giorni di digiuno; Patsy O’Hara, 61 giorni; Raymond McCreesh, 61 giorni; Joe McDonnell, 61 giorni; Martin Hurson, 46 gorni; Kevin Lynch, 71 giorni; Kieran Doherty, dopo 73 giorni; Tom McElwee, 62 giorni e Mickey Devine, 60 giorni.

Nella morte, come nella vita, Margaret Thatcher ha sempre diviso l’opinione pubblica in Irlanda del Nord. Mentre il giudizio dello Sinn Fein, partito repubblicano guidato da Gerry Adams è netto, l’ex primo ministro avrebbe causato grandi sofferenze sia agli inglesi che agli irlandesi.
Adams ha infatti dichiarato: “Margaret Thatcher ha fatto un gran male al popolo irlandese e britannico quando ricopriva il ruolo di Primo ministro”.
Una valutazione graffiante che si fonda sulla sua gestione degli scioperi della fame dell’IRA all’interno del carcere di Maze nei primi anni 1980, quando hanno perso la vita Bobby Sands e i suoi compagni.

Adams su Margaret Thatcher

Ma Adams ha voluto ricordare la sua politica belligerante sia negli affari interni, nei confronti della working class britannica che in quelli internazionali, con politiche di sostegno del dittatore cileno Pinochet, la sua opposizione a sanzioni contro l’apartheid in Sud Africa, e il suo sostegno ai Khmer Rouge.
La Thatcher secondo Adams, avrebbe ‘praticato’ inoltre, politiche militariste, censure ed operazioni segrete nel Nord, contro i rappresentanti del partito, durante i Troubles.

Adams on Thatcher’s death

Le reazioni per la scomparsa dell’ex Primo ministro britannico sono diverse, c’è chi la piange e addirittura chi brinda alla sua morte, come è successo a Glasgow a Liverpool e Londra.

Altre risorse interessanti

L’ex primo ministro britannico, Margaret Thatcher è morta all’età di 87 anni a seguito di un ictus, da anni era affetta da Alzheimer.
Conosciuta come la “Lady di ferro”, Margaret Thatcher è stata il leader del partito conservatore dal 1979 al 1990, unica donna e il più longevo Primo Ministro a ricoprire questa carica. Dure le sue posizioni durante gli H-Blocks e detestata da una parte del popolo britannico per la sua spietata repressione nei confronti dei sindacati e in particolare durante lo sciopero dei minatori del 1984-1985.
Margaret Thatcher, o Iron Lady, era nata a Grantham, il 13 ottobre 1925 e il 12 ottobre 1984, era scampata ad un attentato da parte dell’IRA al Grand Hotel nel Sussex località balneare di Brighton.
 

 

Muore Margaret Thatcher

L’ex primo ministro britannico, Margaret Thatcher è morta all’età di 87 anni a seguito di un ictus, da anni era affetta da Alzheimer. Nel 1981 i troubles infuocavano l’Irlanda del Nord. L’intransigenza del governo di Margaret Tahtcher e la dirty war messa in atto dalle British Crown Forces sommate alle condizioni sociali in cui versavano i ghetti cattolici ebbero come risultato quello di elevare il livello di scontro fra il movimento repubblicano irlandese e lo stato britannico: teatri di tale battaglia non furono solo le strade di Belfast e Derry o le campagne del South Armagh, ma anche le grigie celle delle carceri nordirlandesi.
Il 2006 è stato un anno importante per l’intera comunità nazionalista, un anno di celebrazioni: oltre al ricordo del novantesimo anniversario della rising della Pasqua 1916, il 5 maggio di venticinque anni fa, nell’ospedale del carcere di Long Kesh, a poche miglia da Belfast, moriva Bobby Sands.
Dopo sessantasei giorni di sciopero della fame l’allora OC dell’IRA nei blocchi H cessava la sua battaglia, all’età di soli 27 anni, trasformandosi da uomo in simbolo.
Tale esempio di dedizione totale ad una causa e l’avere utilizzato il proprio corpo quale arma di pressione politica hanno fatto si che la morte di Sands e degli altri hunger strikers polarizzassero l’attenzione non solo dell’intera società irlandese, ma di tutto il mondo. Al contrario di quanto era accaduto precedentemente per tutti gli altri decessi e fatti di sangue relativi ai troubles, la battaglia in corso nel carcere britannico venne internazionalizzata, resa pubblica e seguita quotidianamente dai media di mezzo mondo, nonostante l’ostracismo ed i vari divieti imposti da Margaret Thatcher e la guerra di disinformazione attuata dall’intero establishment di Sua Maestà.
Al tempo più di 500 prigionieri repubblicani erano detenuti in condizioni più che inumane, definite dal Cardinale Tomàs O’Fiaich, in visita a Long Kesh nell’agosto del 1978, come l’esempio più somigliante alle migliaia di senzatetto che vivevano ammassati nelle fognature degli slums ghetti, ndr) di Calcutta, in India.
 

Altre risorse interessanti

E’ stato rinvenuta una bomba piazzata sotto un’auto di un poliziotto, un episodio che ha riacceso la paura a Belfast durante la vigilia di fine anno.
Diverse abitazioni vicine al mezzo, nei pressi di Upper Newtownards Road, sono state evacuate fino a quando non sono state ultimate le operazioni di bonifica, effettuate con uno scoppio controllato.
Secondo gli agenti l’ordigno sarebbe stato piazzato da cellule dissidenti dell’Ira, che si oppongono al processo di pace in Irlanda del Nord.
 

Police Officer Finds ‘Bomb’ Under Car

Conall McDevitt, deputato del partito socialdemocratico e del lavoro, ha condannato il fallito attentato, etichettandolo come “cinico e deplorevole”. Un modo per continuare ad intimidire la polizia nordirlandese, anche se gli abitanti di questa città, chiedono soltanto di poter vivere in pace e dove i gruppi paramilitari in qualche modo, hanno già deposto le armi, per lasciare spazio alla politica.
George Hamilton (Assistant Chief) ha dichiarato: “E’ una fortuna che questo dispositivo sia stato trovato prima che esplodesse uccidendo qualcuno”. La Federazione di polizia dell’Irlanda del Nord ha condannato con profondo dispiacere questo gesto che dicono rappresenta, un “totale disprezzo per la vita del funzionario e della sua famiglia” ed ha invitato gli agenti di polizia a controllare le proprie auto.

 

Altre risorse interessanti

La polizia nordirlandese (PSNI), aveva già manifestato la volontà di aprire un’inchiesta sulla strage del Bloody Sunday del 1972 lo scorso luglio. Una decisione maturata dopo il rapporto Saville, dove emerge chiaramente che le forze di sicurezza aprirono indiscriminatamente il fuoco sui manifestanti cattolici uccidendo 14 persone, tutte disarmate.

I familiari delle vittime stanno ancora aspettando giustizia, sotto accusa il reggimento dei paracadutisti che all’epoca dei fatti agirono senza alcuna pietà per le vittime giovani e disarmate. Nessuno è mai stato incriminato per le uccisioni avvenute quarant’anni fa e Judith Gillespie, assistente capo della polizia vuole condurre un’indagine sul caso, che durerà almeno quattro anni.

Gli agenti di polizia, hanno incontrato ieri a Derry, una delegazione dei familiari delle vittime della “Domenica di sangue”, con la speranza di avere il massimo supporto per arrivare ad un’indagine penale sui fatti del 30 gennaio 1972. E visto che il rapporto Saville, non può essere utilizzato come prova in un procedimento penale, i 900 testimoni che hanno preso parte all’inchiesta durata 12 anni, potrebbero essere di nuovo interrogati. La polizia infatti, per rendere le indagini più complete possibili, chiederà un sostegno pubblico sotto forma di testimoni che hanno già depositato in passato.

Quei terribili fatti

Bloody Sunday, conosciuta anche come la Domenica di sangue a Derry, quando in quel lontano 30 gennaio del 1972 il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di cattolici che manifestavano per i diritti civili, colpendone 26. Tredici persone, la maggior parte delle quali giovanissime, furono colpite a morte, mentre una quattordicesima persona morì quattro mesi più tardi per le ferite riportate.

Gli incidenti a Belfast di questi giorni sono il segno di una profonda divisione tra le comunità che animano questa terra. Nel video in copertina, alcuni manifestanti bruciano la bandiera irlandese in segno di protesta, durante una delle manifestazioni davanti alla City Hall.
Le scelte approvate dal Consiglio comunale, in merito alla rimozione della bandiera britannica (Union Jack), che sarà esposta soltanto per 17 giorni all’anno fanno tornare alla mente vecchi scenari conosciuti.
Una decisione, quella del Comune, che ha scatenato l’ira dei lealisti protestanti che vivono in questa provincia britannica semiautonoma, dove un governo biconfessionale sta cercando, con non poche difficoltà, di fare “passi da gigante”, dopo l’accordo del Venerdì Santo del 1998, per non ricadere nella paura e nel terrorismo che ha già provocato morte e distruzione per oltre 30 anni. Insomma, la questione irlandese nota come i Trobules.
Ma quella della Union Jack è soltanto una delle scintille che sta riaprendo un disagio nell’Ulster, le Fleg Protest, dove la comunità lealista, si vede togliere un pezzo d’identità. Il freddo e il Natale infatti, non fermano i manifestanti che da oltre dieci giorni consecutivi manifestano davanti al municipio di Belfast lanciando frasi del tipo “I nostri antenati sono morti per questa bandiera”, mentre in altre zone, come Shankill Road, si consuma una violenza più efferata.
Negli scontri di questi giorni, sono rimasti feriti 30 poliziotti, quaranta persone sono state arrestate e almeno quattro politici, di entrambe le parti, hanno ricevuto minacce di morte.
 

Flag protest riots Dec 2012

Il leader dell’UDA, Jackie McDonald ha dichiarato in un’intervista: “Se davvero si vogliono fermare le proteste, bisogna parlare con i manifestanti e soprattutto occorre ascoltarli”.
Il leader del Progressive Unionist Party (PUP) Billy Hutchinson, ha voluto sottolineare che molti dei manifestanti che hanno preso parte alle manifestazioni, sono giovanissimi lealisti, simbolo quindi di “marginalizzazione sociale e disoccupazione”.
Secondo il repubblicano e vice premier Martin McGuinness, la cosa migliore sarebbe quella di cercare insieme il modo di tutelare e proteggere i simboli di entrambe le fazioni. Intanto il premier Peter Robinson, insieme al leader Mike Nesbitt (Ulster Unionist), hanno fatto sapere di avere nuove proposte, per cercare di alleggerire le proteste lealiste.
I simboli in Irlanda del Nord, sono molto importanti, soltanto un rispetto reciproco da parte delle fazioni rivali, potrà garantire una pace duratura in questa area del Paese. La paura è tanta, proprio perché piccole scintille, potrebbero riaccendere altri atti di terrorismo. Nonostante il disarmo dell’Ira (Esercito Repubblicano Irlandese), ci sono state delle violenze anche da parte di alcune cellule dissidenti repubblicane, non ultima infatti l’uccisione di una guardia carceraria attribuita proprio ad un gruppo nazionalista.
Quello che avverte una parte della popolazione è una profonda divisione, tra le due comunità circoscritte nei quartieri protestanti o cattolici, mentre nelle zone residenziali, il mondo sembra andare avanti come se niente fosse. I dati demografici inoltre, evidenziano la diminuzione della popolazione protestante (1,8 milioni), che è passata in dieci anni dal 53% al 48%, contro i cattolici che invece hanno fatto registrare un dato importante, passando dall’1% al 45%.
 

Altre risorse interessanti