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Gli incidenti a Belfast di questi giorni sono il segno di una profonda divisione tra le comunità che animano questa terra. Nel video in copertina, alcuni manifestanti bruciano la bandiera irlandese in segno di protesta, durante una delle manifestazioni davanti alla City Hall.
Le scelte approvate dal Consiglio comunale, in merito alla rimozione della bandiera britannica (Union Jack), che sarà esposta soltanto per 17 giorni all’anno fanno tornare alla mente vecchi scenari conosciuti.
Una decisione, quella del Comune, che ha scatenato l’ira dei lealisti protestanti che vivono in questa provincia britannica semiautonoma, dove un governo biconfessionale sta cercando, con non poche difficoltà, di fare “passi da gigante”, dopo l’accordo del Venerdì Santo del 1998, per non ricadere nella paura e nel terrorismo che ha già provocato morte e distruzione per oltre 30 anni. Insomma, la questione irlandese nota come i Trobules.
Ma quella della Union Jack è soltanto una delle scintille che sta riaprendo un disagio nell’Ulster, le Fleg Protest, dove la comunità lealista, si vede togliere un pezzo d’identità. Il freddo e il Natale infatti, non fermano i manifestanti che da oltre dieci giorni consecutivi manifestano davanti al municipio di Belfast lanciando frasi del tipo “I nostri antenati sono morti per questa bandiera”, mentre in altre zone, come Shankill Road, si consuma una violenza più efferata.
Negli scontri di questi giorni, sono rimasti feriti 30 poliziotti, quaranta persone sono state arrestate e almeno quattro politici, di entrambe le parti, hanno ricevuto minacce di morte.
 

Flag protest riots Dec 2012

Il leader dell’UDA, Jackie McDonald ha dichiarato in un’intervista: “Se davvero si vogliono fermare le proteste, bisogna parlare con i manifestanti e soprattutto occorre ascoltarli”.
Il leader del Progressive Unionist Party (PUP) Billy Hutchinson, ha voluto sottolineare che molti dei manifestanti che hanno preso parte alle manifestazioni, sono giovanissimi lealisti, simbolo quindi di “marginalizzazione sociale e disoccupazione”.
Secondo il repubblicano e vice premier Martin McGuinness, la cosa migliore sarebbe quella di cercare insieme il modo di tutelare e proteggere i simboli di entrambe le fazioni. Intanto il premier Peter Robinson, insieme al leader Mike Nesbitt (Ulster Unionist), hanno fatto sapere di avere nuove proposte, per cercare di alleggerire le proteste lealiste.
I simboli in Irlanda del Nord, sono molto importanti, soltanto un rispetto reciproco da parte delle fazioni rivali, potrà garantire una pace duratura in questa area del Paese. La paura è tanta, proprio perché piccole scintille, potrebbero riaccendere altri atti di terrorismo. Nonostante il disarmo dell’Ira (Esercito Repubblicano Irlandese), ci sono state delle violenze anche da parte di alcune cellule dissidenti repubblicane, non ultima infatti l’uccisione di una guardia carceraria attribuita proprio ad un gruppo nazionalista.
Quello che avverte una parte della popolazione è una profonda divisione, tra le due comunità circoscritte nei quartieri protestanti o cattolici, mentre nelle zone residenziali, il mondo sembra andare avanti come se niente fosse. I dati demografici inoltre, evidenziano la diminuzione della popolazione protestante (1,8 milioni), che è passata in dieci anni dal 53% al 48%, contro i cattolici che invece hanno fatto registrare un dato importante, passando dall’1% al 45%.
 

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La Regina dal Castello di Dublino, ammette che è impossibile ignorare il peso della storia e tra lo stupore del presidente Mary McAleese si rivolge proprio a lei e agli amici con “A hUachtarain agus a chairde”.

Nel secondo giorno della sua visita, Elisabetta ha reso omaggio alle vittime dei Troubles e nel suo discorso tanto atteso, ha dichiarato “A tutti coloro che hanno sofferto come conseguenza del nostro passato travagliato estendo il mio profondo cordoglio”.
La sovrana ha poi voluto elogiare i due governi e il lavoro straordinario che hanno attutato per la condivisione del potere e ha voluto ricordare l’importanza degli Accordi del Venerdì Santo.

Anche il Presidente McAleese si è detta orgogliosa dei “costruttori di pace” che hanno contribuito a realizzare la condivisione del potere e si è detta fiduciosa per il futuro del Paese. Il presidente ha inoltre riconosciuto il sostegno della Regina per il processo di pace.

 

La visita della regina

Al banchetto era presente il primo ministro David Cameron e il Taoiseach Enda Kenny, oltre ai 172 invitati tra i quali anche il primo ministro Peter Robinson e sua moglie Iris. Tra gli ospiti il capitano della nazionale irlandese di rugby, Brian O’Driscoll e sua moglie e l’attrice Amy Huberman.

Cinque persone sono state arrestate durante la protesta davanti al Castello.

Gerry Adams, presidente del Sinn Fein ha dichiarato che il discorso della Regina dovrà essere “giudicato dalle azioni del suo governo nel tempo a venire”. “Credo che il cordoglio per coloro che hanno sofferto espresso dalla Regina sia autentico, ma il perdono arriverà soltanto se la politica futura del suo governo sarà basato sulla vera uguaglianza e rispetto reciproco”, ha aggiunto Adams.

 

Strade chiuse

Alla vigilia della visita di stato della regina Elisabetta, a Dublino è scattato il piano sicurezza. Su cinquanta strade del centro, non sarà possibile parcheggiare e prima dell’arrivo della sovrana, saranno chiuse definitivamente al traffico cittadino. Un dispiegamento di agenti impressionante, con oltre 8mila poliziotti e 2mila militari coinvolti per garantire la sicurezza della regina Elisabetta e di suo marito Filippo. Un piano doveroso, secondo la polizia britannica, dopo le minacce indirizzate alla regina, definita “criminale di guerra” da parte di alcune organizzazioni terroristiche. Intanto la polizia ha fatto sapere di aver arrestato due persone un 25enne e un 26enne.

 

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