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Torna ElfFest, il Festival del Popolo Fatato si incontra per la quinta volta nella bellissima location del Comune Di Lanzo Torinese (To) per una festa a tema fantasy/celtico. L’appuntamento è per Sabato 29 e Domenica 30 Giugno 2019. Irlandaonline è media partner dell’evento.

ElfFest è il Festival magico del Popolo Fatato che si svolge a Lanzo torinese nel periodo del Solstizio d’Estate. Artigiani e professionisti espongono i loro prodotti manufatti a tema magico. Potrete trovare incensi, erbe, saponi naturali, bigiotteria, oggetti in rame, cuoio, terracotta e legno, abbigliamento fantasy, vendita Idromele ed Ippocrasso.

La bravissima ed incantevole Greta Krysa truccherà tutti i bimbi in modo da trasformarli in piccoli elfi.

ElfFest 2019, programma

Torna ElfFest 2019 e tornano le passeggiate didattiche a cura della strega Marguerite de Valois e dell’elfa Nathalie. La misteriosa fattucchiera e la dolcissima elfetta accompagneranno bimbi e genitori in un magico viaggio nel bosco alla scoperta dei suoi segreti, tra elfi, folletti, fate e altre tantissime creature. I piccoli visitatori potranno ammirare le proprietà magiche delle erbe e degli alberi e attraverso fiabe e leggende antiche scoprire usi e costumi dei folletti.

  • Raccontastorie con arpa celtica è a cura di Fata Foglia. Didattica con i trampoli a cura de: I Trampolli.
  • Accampamento Celtico, matrimoni e battesimi celtici a cura di Cerchio del Lupo.
  • Giochi ed attrazioni per bambini, arcieria per piccini ed adulti, giochi di abilità, spettacoli col fuoco, giocoleria, fachirismo a cura di Vassago.
  • Danze tribal a cura di Choar Dans.
  • Conferenze a tema magico e presentazione libri.
  • Concerti live con le migliori bands a tema (Boira Fusca, Shadygrove, Brigada Pirata)
  • Accensione Fuoco Propiziatorio del Solstizio d’Estate.

Altre risorse

Il Festival Celtico a Campo Ligure va in scena dal 4 al 7 agosto 2017.

A Campo Ligure, piccolo borgo dell’entroterra genovese, durante il primo weekend di agosto si respirerà aria irlandese con la XXI edizione della rassegna di musica celtica a cura dell’Associazione Corelli di Savona denominata CAMPOFESTIVAL. I concerti si svolgono all’aperto, nella splendida cornice del Castello Spinola a partire dalle ore 21.15, e vedranno esibirsi musicisti di fama internazionale: venerdì 4 agosto MICK O’BRIEN & BIRKIN TREE (The Irish piping night – Irlanda/Italia), sabato 5 DAIHM (Traditional gaelic & highland music – Scozia) e si concluderà in bellezza domenica 6 agosto con CIARAN MULLIGAN & PROJECT 1ST (Concertina & flute – Irlanda/Italia)
Dal 4 al 7 agosto, si svolgerà inoltre la XX Sagra del cinghiale organizzata dal Comitato Locale della C.R.I.: un’ottima occasione per gustare piatti tipici della tradizione ligure nel parco del Castello.
Durante tutto il weekend il Castello, generalmente chiuso al pubblico, ospiterà la mostra di pittura a cura dell’Associazione Culturale “De Vignola” e la mostra fotografica del Club “Fotografando” e sarà quindi visitabile gratuitamente.
Sabato 5 e domenica 6 agosto il centro storico verrà animato da un mercatino a km 0 nel quale i produttori della Valle Stura presenteranno le loro eccellenze (sabato a partire dalle ore 17, domenica a partire dalle 10.30), e da due stand provenienti dal Comune di Corbelin (paese gemellato con Campo Ligure) nei quali si potranno assaggiare i loro prodotti tipici. Nella giornata di domenica poi, un gruppo di splendide moto Gold Wing si raduneranno per tutta la giornata a Campo Ligure e rimarranno esposte in P.zza V. Emanuele II.
Come arrivare al CampoFestival:
In auto: Autostrada A26 (Genova-Gravellona Toce) uscita Masone SP456 del Turchino
In treno: Linea Genova – Acqui Terme
In bus: linea ATP (Genova, Masone, Campo Ligure, Tiglieto); linea SAAMO (Ovada – Masone)
Festival Celtici in Italia

Ha aperto Damien Rice sulla celebre Grafton Street piena di turisti e di irlandesi venuti da ogni parte a caccia di regali e poi si è unito anche il leader degli U2, Bono ad offrire un po’ di spettacolo. Questa è Dublino, benvenuti!

In Italia sarebbe molto difficile poter trovare uno spettacolo di strada dove i soliti artisti abituati a questi spazi, vengono sostituiti dai propri idoli della musica, pronti ad immolarsi per il Natale a Dublino.

Rice & Hansard – Blower’s Daughter + Creep (Busking on Grafton St Christmas Eve)

Poi al gruppo si è unito anche il leader u2 e la folla ha cominciato a scalpitare.

Nel pieno dell’euforia collettiva, il gruppo ‘bello nutrito’ ha improvvisato The One I Love dei R.E.M (Vox, Hansard, Declan O’Rourke, Mundy, Liam O Maonlaí, Matthew Devereux, Steve Wall, Vincent Swan, Dempsey, Rice, Ciarán Kilbride, Lia Nic an Tsaoir)

Vi lasciamo ancora un altro video. (Christmas) Baby Please Come Home.

 

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Uno spettacolo che ha infiammato la folla. La band più celebre d’Irlanda e del mondo, gli U2, ha celebrato qualche giorno fa il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Il mini concerto si è consumato alla porta di Brandeburgo a Berlino.

 Gli irlandesi hanno eseguito sei canzoni come parte dello show organizzato da Mtv per gli Europe Music Awards. I 10 mila biglietti gratuiti per assistere all’esibizione erano andati esauriti nei giorni scorsi nel giro di poche ore.

La band, che sono tornati a Berlino dopo che nel 1990, aveva scelto la capitale tedesca per registrare il loro album, si sono mostrati sulle note di ‘Achtung Baby’, ‘One’, ‘Sunday Bloody Sunday’, ‘Magnificent’, ‘Beautiful Day’, ‘Vertigo’, ‘Moment of Surrender’ e una versione del classico di Bob Marley ‘Get Up, Stand Up’, con un testo rivisto per l’occasione. Agli Mtv Awards, anche se in un’altra zona della città, presso la 02 Arena, sul palco hanno suonato anche Beyonce, Foo Fighters, Green Day, Jay-Z, Leona Lewis, Shakira e Tokio Hotel.
 

Concerto alla Porta di Brandeburgo

La Porta di Brandeburgo è una porta in stile neoclassico di Berlino. Si trova sul lato occidentale del Pariser Platz, nel quartiere di Mitte al confine con il quartiere del Tiergarten. È il monumento più famoso di Berlino ed è conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città stessa.

 

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Già alla vigilia delle elezioni, si sapeva che il neo Presidente degli Usa, Barack Obama, avesse radici irlandesi provenienti da un piccolo villaggio nella contea di Offaly. Così un gruppo irlandese ha composto la canzone There’s no one as Irish as Barack Obama che, da subito, si è insediata in vetta nella hit parade britannica.

There’s no one as Irish as Barack Obama dopo qualche giorno ha fatto il giro del mondo ed è tra i brani più ascoltati delle classifiche del colosso americano Youtube. Abbiamo deciso di pubblicizzarla e condividerla con voi.

Ma di cosa parla questa canzone? La band ‘Hardy Drew and the Nancy Boys’ afferma che il presidente afroamericano (le cui origini irlandesi risalirebbero al diciottesimo secolo) è “irlandese come il vecchio JFK”, o come i cognomi “O’Leary, O’Riley, O’Hare e O’Hara”.

There’s no one as Irish as Barack Obama, VIDEO

Testo

No one as Irish as Barack OBama
O’Leary, O’Reilly, O’Hare and O’Hara
There’s no one as Irish as Barack O’Bama

You don’t believe me, I hear you say
But Barack’s as Irish, as was JFK
His granddaddy’s daddy came from Moneygall
A small Irish village, well known to you all

Toor a loo, toor a loo, toor a loo, toor a lama
There’s no one as Irish As Barack O’Bama

He’s as Irish as bacon and cabbage and stew
He’s Hawaiian he’s Kenyan American too
Hes in the white house, He took his chance
Now lets see Barack do Riverdance

Toor a loo, toor a loo, toor a loo, toor a lama
There’s no one as Irish As Barack O’Bama  (Rit2.)

From Kerry and cork to old Donegal
Lets hear it for Barack from old moneygall
From the lakes if Killarney to old Connemara
Theres no one as Irish as Barack OBama

O’Leary, O’Reilly, O’Hare and O’Hara
There’s no one as Irish as Barack O’Bama (Rit.)
From the old blarney stone to the great hill of Tara
There’s no one as Irish as Barack O’Bama

2008 the white house is green, their cheering in Mayo and in Skibereen.
The Irish in Kenya, and in Yokahama,
Are cheering for President Barack OBama

(Rit.)

The Hockey Moms gone, and so is McCain
They are cheering in Texas and in Borrisokane,

In Moneygall town, the greatest of drama, for our Famous president Barack o Bama

(Rit2.)

The great Stephen Neill, a great man of God,
He proved that Barack was from the Auld Sod
They came by bus and they came by car, to celebrate Barack in Ollie Hayess Bar

(Rit.)

 

Barry McCabe lo abbiamo visto recentemente in Italia al fianco di Mick Taylor, e assicura che presto tornerà a trovarci con le sue Gibson sottobraccio.

Chi è? Barry McCabe è un ragazzo di Virginia, un piccolo paese dell’Ulster, che un giorno acquistò una vecchia chitarra in un negozietto e strada facendo ha visto più di un sogno materializzarsi: prima il tour con Rory Gallagher, suo eroe di sempre, poi i palchi di mezzo mondo condivisi con band del calibro dei Ten Years After, Molly Hatchett, ZZ Top e Canned Heat.

Se nel suo album “The Peace Within” era Davy Spillane, già collaboratore di Van Morrison, Bryan Adams e Chris Rea, a fargli compagnia con le sue uilleann pipes, nel più recente “Beyond The Tears” per non essere da meno lo hanno raggiunto alcuni amici vecchi e nuovi: tra questi Mark Feltham, già armonicista della Rory Gallagher Band, nonché il Mama’s Boys & Celtus Pat Mc Manus e Johnny Fean degli Horslips con le loro chitarre.

 

Intervista all’irlandese Barry McCabe

Musicista sensibile e generoso, Barry ha uno stile asciutto, pulito ed essenziale in cui scorre quello speciale sapore irlandese, vigoroso e caldo, capace di avvolgere l’ascoltatore e metterlo immediatamente a proprio agio.
Rory Gallagher e Peter Green nel cuore, Barry McCabe si è avviato lungo un personale percorso musicale in cui si fondono tradizione irlandese e blues, rock ‘n’ roll e sperimentazione… quanto segue è ciò che ha da dire in proposito.

MB: Ciao Barry McCabe! Si direbbe che tu sia spesso in tour con Mick Taylor e che nel 2008 ti rivedremo in Italia proprio in sua compagnia. Quando lo hai incontrato per la prima volta? E com’è andata? Sai, sono in molti a considerarlo una leggenda vivente… me compreso.

BMC: L’ho incontrato nel marzo 2007, quando acconsentì a essere il mio “ospite speciale” al party organizzato per il lancio di “Beyond The Tears”. Ero molto eccitato all’idea di suonare con lui, ovviamente, e son felice di poter dire che lo show è riuscito davvero bene. Sai, dopo abbiamo ricevuto tanti di quei complimenti che decidere di programmare altri concerti insieme ci è parsa una scelta obbligata. L’idea è piaciuta anche a Mick, così l’anno scorso è finita che abbiamo fatto qualche show in Europa tra Germania, Olanda e Italia.
Quanto a Mick Taylor, bè, puoi includermi nella lista di chi lo considera una leggenda. Da parte mia sono anche un grande fan di Peter Green, e proprio per questo so bene che già per entrare nei Bluesbreakers doveva avere i numeri… sul fatto che se la cavò con disinvoltura e sfoggiando al contempo uno stile unico, penso che siamo tutti d’accordo.

 

MB: Ho visto il concerto di Mick Taylor a Milano nel novembre 2007, nel quale avete alternato composizioni tue e sue. Il brano di apertura era la tua “In The Dead Of Night” [da “Beyond The Tears”] e, in generale, l’impressione era che tu avessi molto spazio sul palco. Era solo “questione di un tour” o pensate di approfondire la collaborazione?

BMC: Mick ha insistito fin dall’inizio perché eseguissi alcuni miei brani durante i concerti e da questo punto di vista per me è fantastico, in quanto lo spazio per lasciare la mia impronta nello spettacolo non mi manca. Penso che a Mick piaccia avere qualcuno con cui spartire il “carico”. Quando canto, lui è davvero felice di starsene un passo indietro a fare ciò che più ama: suonare la chitarra.
Il palco milanese era molto grande e prima di cominciare gli dissi che in quelle condizioni amo muovermi un pò in giro, la sua risposta è stata un semplice “Accomodati.”. Quindi, sì, ho piena libertà di seguire l’ispirazione del momento e fare ciò che sento.

Spero che potremo approfondire la collaborazione, certamente. Subito dopo il nostro primo show Mick disse che gli sarebbe piaciuto suonare in “Beyond The Tears”, offrendomi i suoi servizi qualora decidessi di registrare qualcos’altro. Wow! Si parlò anche di comporre a quattro mani e penso che potremmo fare molte cose, compatibilmente coi nostri programmi e col fatto che si prenda la decisione di ragionarci un pò su.

MB: Sei cresciuto a Virginia, una piccola città nella Contea di Cavan, Ulster, e hai avuto la possibilità di suonare al fianco di uno degli eroi nazionali irlandesi: Rory Gallagher! Ti va di parlare un pò di quei giorni?

BMC: È vero, è a Virginia che sono cresciuto, e ai tempi era un villaggio davvero grazioso e tranquillo. Da allora si è un pò espanso, ma è riuscito a conservare gran parte del suo fascino. È stato un bel posto in cui crescere. Là potevi percepire un senso di comunità, e a casa avevo il permesso di suonare la mia chitarra a volume molto, molto alto (benché abitassimo nella strada principale)! Poi, lo so, coi miei capelli lunghi e gli albums di Rory Gallagher sottobraccio io certamente ero quello strano, però mi hanno tollerato! [ride] Ho messo in piedi una band e già prima di lasciare la scuola suonavo da semi-professionista. Poi girai per tutto il paese e poi ancora me ne partii per l’Europa continentale. Il resto, come si dice, è storia!

Rory lo conobbi bazzicando i suoi concerti e riuscendo infine a incontrarlo. Lui era una delle poche “superstars” disponibili a passare del tempo coi fans dopo gli spettacoli. Fu al National Stadium di Dublino nei primi anni ‘70. Ho avuto il piacere di essere al Carlton Cinema quando registrò l’album “Irish Tour ‘74”, e ciò significa che anch’io sono in quel disco famoso, là da qualche parte a sgolarmi e applaudire.
Lo rividi tempo dopo nell’Europa continentale, in occasione di un mio tour in Germania. Lui suonava ad Amburgo e io decisi di fare un salto a salutarlo. Era sorpreso di trovarmi là. Quando seppe che ero impegnato nelle stesse esperienze che toccarono a lui anni prima, cioè facendomi i denti nel circuito dei club, cominciò a nutrire un profondo rispetto per me. Da allora, infatti, si interessò sempre a ciò che facevo.
Partecipai al suo tour del ‘91-’92. Era un sogno che si avverava, e nessuno di noi pensava che pochi anni dopo se ne sarebbe andato. Rory era una persona davvero gentile e la sua morte fu una grande perdita per il mondo della musica.

MB: La prima volta che mi capitò di ascoltare una registrazione di Gallagher restai senza fiato: la sua energia e il suo talento sono/erano doni rari, molto difficili da trovare. Sfortunatamente, il suo nome non sembra essere conosciuto quanto meriterebbe. Come lo spieghi?

BMC: Bè, Rory era assolutamente contrario alla pubblicazione di “singoli” (45 giri), e la cosa ebbe un effetto nocivo sulla sua popolarità. Questa scelta praticamente dimezzò il “tempo radiofonico” a sua disposizione perché in America, per esempio, gli album vengono trasmessi su FM, ma devi avere un singolo per passare su AM. Va anche ricordato che lui era una persona estremamente timida, certo non lo avresti mai trovato nei “posti che contano” a farsi fotografare, etc.

MB: Col tuo album “The Peace Within” hai cominciato a esplorare le frontiere del “Celtic Blues”, un’affascinante miscela di folk, blues e rock ‘n’ roll. Hai fatto un gran lavoro con gli strumenti tradizionali… ho impiegato un sacco di tempo per convincermi che una cornamusa potesse suonare in quel modo!

BMC: Bè, non sei l’unico! [ride] Penso di aver disorientato un bel pò di gente con quell’album. Le uilleann pipes, le cornamuse irlandesi, sono state usate nel rock in passato (a suonarle nel mio album era Davy Spillane, già membro di una band folk-rock di grande successo, i Moving Hearts), io desideravo portarle in una sfera blues. Sentivo alcune similitudini tra la musica irlandese e il blues ed ero curioso di sapere se potevano rimpiazzare l’armonica, il sax o altri strumenti normalmente associati a quel genere di musica.

Devo ammettere che le uilleann pipes sono estremamente difficili da suonare e Davy Spillane un vero genio, sono stato molto fortunato ad averlo con me. Pochi riescono a ripetere ciò che lui sa fare con una cornamusa e, cosa ancor più importante, aveva addosso una gran voglia di sperimentare qualcosa di diverso.

MB: Si direbbe che i musicisti irlandesi abbiano un legame con le proprie radici musicali più forte rispetto a quelli inglesi o europei. Sbaglio?

BMC: Potrebbe essere. Non dimenticare che la musica è stata una componente importantissima della nostra storia (nel periodo dell’occupazione i messaggi segreti venivano trasmessi in forma di canzone, per esempio) perciò non trovo affatto strano che permanga un legame emozionale con essa. Poi la nostra storia ci rende un popolo estremamente malinconico, talvolta, e suonare o ascoltare musica è una grande forma di terapia per questo tipo di cose. Molti di noi vedono la musica come un qualcosa che va ben oltre l’intrattenimento, penso.

MB: L’industria musicale ha molte similitudini con quella dei fast food, oggi, ma il tuo CD “Beyond The Tears” si muove in una direzione completamente diversa: ci vuole coraggio per produrre un album “sensibile” in questi tempi “insensibili”.

BMC: Suppongo di sì, volendo guardare le cose da questo punto di vista. Onestamente, l’unico criterio che ho per quanto riguarda il fare musica è che deve piacermi e venire dal cuore. Va anche bene produrla e distribuirla poi, ma non lo faccio con in testa idee o strategie commerciali. Non fraintendermi, sono felicissimo quando i miei dischi vendono, ma si tratta di un bonus, non dell’obbiettivo.

MB: Ascoltando “Beyond The Tears” ho avuto l’impressione di trovarmi a trascorrere una giornata al pub in compagnia di un vecchio amico, alternando gli scherzi ai ricordi dei tempi buoni e di quelli cattivi, addosso la sensazione che tutto andrà bene – anche là fuori. Una giornata intera, sino al tramonto che, al tempo di un valzer, accompagna il commiato.

Barry McCabe: Mi piace questa spiegazione dell’album. Penso che tu abbia colto esattamente quello che mi premeva trasmettere con il disco. Sì, è davvero la storia della vita, dalla prima canzone sino all’ultima. L’inizio è affidato a una melodia rock’ n’ roll abbastanza semplice (anche se i versi sono un pò più pesanti rispetto agli standard del genere), si attraversano un po’ di umori cupi nella parte centrale e si conclude con un valzer, che dovrebbe trasmettere un senso di pace o soddisfazione all’ascoltatore. L’album è una metafora del viaggio della vita. Parti pieno di entusiasmo, strada facendo finisci a terra e affronti giorni bui, ma se mantieni viva la fede potresti venirne fuori e, chissà, andartene danzando nel tramonto. Non è un finale eccessivamente felice (non siamo a Hollywood) ma è più ottimista che pessimista, e penso sia questo ciò che importa. L’ascoltatore non dovrebbe cadere in depressione dopo averlo ascoltato, ma piuttosto sentire che c’è speranza, una ragione per continuare a camminare.

MB: Grazie, Barry McCabe! C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

BMC: Non mi pare, direi che abbiamo trattato un pò tutti gli argomenti. Vorrei solo ricordare il mio indirizzo web – www.barrymccabe.com – e ringraziarti per l’interesse: spero che la gente troverà piacevole leggere di me e della mia musica.

Virginia, County Cavan, 3 gennaio 2008

Su concessione di Massimo Baraldi

Era il 1986 quando Ivano Fossati presenta al pubblico 700 giorni, un album ricco di contaminazioni musicali e impreziosito da stili e impulsi musicali differenti.

Nel disco ci sono due canzoni. Gli amanti d’Irlanda e Giramore: due dediche alla musica popolare irlandese, alle sue ballate e ai suoi strumenti.

Da allora, spesso nelle canzoni di Ivano Fossati si ritrovano richiami a questi ritmi e a queste sonorità. Dopo di lui molti altri musicisti italiani hanno usato le modalità dell’irish music, fra i tanti Modena City Ramblers e a Massimo Bubola. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per capire il suo rapporto con l’Isola di Smeraldo.

Intervista a Ivano Fossati

Domanda di rito: quanto e cosa le piace della musica irlandese?
Amo moltissimo la musica folk targata Irlanda. Sono un ammiratore degli artisti irlandesi. Troppo semplice sarebbe parlare degli U2. Il mio interesse per questi ritmi nasce ben prima: per molti anni ho ascoltato i Clannad e molti altri; ne sono sempre rimasto affascinato pur senza entrarci dentro completamente. Ho cercato di conoscerla perché è una linea musicale molto particolare e soprattutto molto intensa: pensiamo ai Them con Van Morrison, è praticamente impossibile sfuggire a una musica tanto intensa.

Dice di non essere riuscito ad entrare completamente dentro alla musica folk irlandese, eppure, in alcune sue canzoni, pensiamo a Gli amanti d’Irlanda, ma anche a Giramore, sembra che sia riuscito non solo ad entrarci, ma a fare questi ritmi e queste sonorità completamente sue, tanto da saperle restituire al pubblico con estrema padronanza…
Gli amanti d’Irlanda è un gioco, è una ricostruzione, anzi, una teatralizzazione fatta utilizzando dei piccoli schemi di musica irlandese presa a prestito. Di fatto non sono un esperto, però mi piace, rispetto questa cultura e subisco il grande fascino dei musicisti capaci ed esperti che la fanno. E come me sono molti i musicisti e i cantanti italiani che amano questi ritmi e sonorità. La mia amica Fiorella Mannoia, per esempio, che ha cantato una canzone proprio su “Il cielo d’Irlanda”, conosce bene questa terra e la sua musica e adora l’una e l’altra.

La sua musica non ha mai chiuso gli occhi di fronte alla realtà del mondo. I mesi appena passati sono stati per l’Irlanda del Nord fondamentali per il rispristino di una democrazia autonoma e di una gestione condivisa dello Stato tra le varie forze politiche. Prima gli accordi di Saint Andrew, poi le elezioni, infine la costituzione di un Governo al quale siedono cattolici e protestanti, repubblicani e unionisti…
Non posso che apprezzare gli sforzi compiuti e i risultati ottenuti. Ma vorrei riflettere su un fatto: della questione nord-irlandese qui in Italia è arrivato molto poco, in questi mesi, ma anche in periodi più violenti. Quando ho visto l’ultimo bellissimo film di Ken Loach, Il vento che accarezza l’erba, non ho potuto evitare di riflettere sul fatto che la maggior parte di noi della questione nordirlandese non sa quasi nulla.

Come mai da noi non è arrivato oggi come in passato quasi nulla della sofferenza di questa gente che lottava per difendere la propria identità? Perché i mass-media non sono interessate a queste storie reali? Il Nord e le sue vicende, da quaggiù sembrano poco interessanti, forse. Viviamo nella certezza di sapere tutto… E invece…
E invece non è così. Quello che capita con l’Irlanda del Nord capita anche con altre nazioni. Ci sono delle parti del mondo, per giunta a volte molto vicine a noi, di cui sappiamo molto poco. Senza saperlo ignoriamo il dolore e le ingiustizie subite proprio in questo momento da alcune popolazioni. La storia del Nord Irlanda è di una ferocia inaudita, enorme il dolore del suo popolo, eppure è un dolore che a noi quasi non arriva. Il dolore inascoltato di un popolo: questa è un’immagine che mi colpisce e ferisce.

Intervista di Elisa Cerasoli.
Le foto di Ivano Fossati sono si proprietà di C.Pistelli e C.Fossati

 

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Si è spenta all’età di 76 anni, la scrittrice irlandese di narrativa fantastica, Pat O’Shea. Il grande pubblico la ricorderà per i suoi romanzi “Finn e gli otto poteri” e “La pietra del vecchio pescatore”, tradotti entrambi in sedici lingue (in italiano sono stati pubblicati da Salani e Longanesi). Tra gli altri romanzi figura “La bottiglia magica”.

Nei suoi racconti la scrittrice irlandese è riuscita perfettamente a riproporre le atmosfere e i personaggi dell’antica mitologia celtica.

“La pietra del vecchio pescatore” (1985), è un romanzo ambientato in Irlanda. Il giovane Pidge, dopo aver acquistato un vecchio libro malconcio, si trova a varcare la sottile soglia che separa il mondo reale da quello fantastico. Lo attende un viaggio senza tempo, in compagnia della sua amica Brigit, tra streghe e folletti, spiriti maligni e geni benefici, giganti e animali parlanti.

 

Pat O’Shea

Pat O’Shea è nata a Galway e ha frequentato la Scuola Nazionale di Presentazione e la Scuola Secondaria del Convento della Misericordia. Era la più giovane di cinque figli. Sua madre morì quando O’Shea era una bambina. Lei e gli altri fratelli furono allevati dalla sorella maggiore. A 16 anni ha seguito i suoi fratelli in Inghilterra e ha deciso di rimanere lì, trovando un lavoro in una libreria a Manchester. Ha iniziato a scrivere spettacoli teatrali e ha ricevuto una borsa di studio nel 1967 dal British Art Council.

La sceneggiatura di Pat O’Shea per il teatro è stata supportata da David Scase, direttore del Library Theatre di Manchester e dal suo successore Tony Colegate, e quattro dei suoi spettacoli in un atto sono stati prodotti dal Library Theatre. La sua commedia The King’s Ears è stata commissionata dalla BBC Northern Ireland. Nel 1971 ha lavorato a uno sketch comico per Granada Television chiamato Flat Earth, ma senza alcun successo.

Nel 1969 Pat O’Shea ha iniziato a scrivere racconti e poesie, oltre a un romanzo a fumetti (non pubblicato). All’inizio degli anni ’70 ha scritto The Hounds of the Morrigan per compiacere se stessa, la famiglia e gli amici, con poche aspettative di pubblicarla. In cattive condizioni di salute al momento del primo improvviso successo di quel romanzo, completò solo alcuni capitoli del seguito inedito nei decenni successivi. Nel suo necrologio stilato dal The Guardian li definisce, quei capitoli, “geniali”.

Nel 1988 Pat O’Shea pubblicò un secondo libro per bambini, Finn Mac Cool e Small Men of Deeds, attraverso l’editore Holiday. Era un racconto di racconti folcloristici, illustrato da Stephen Lavis. Nel 1987 Horn Book Magazine lo inserì nella loro lista annuale di libri per bambini di rilievo, assegnandogli un premio come miglior libro dell’anno. Nel 1999, la scrittrice ha pubblicato il suo terzo (e ultimo) libro, The Magic Bottle (Scholastic).

 

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Il regista e sceneggiatore irlandese Neil Jordan, torna a parlare di nuovo dell’Irlanda, ma questa volta da un punto di vista familiare con il nuovo film Breakfast on Pluto. La pellicola vede protagonista, la travolgente Cillian Murphy nel ruolo di Patrick “Kitten” Braden. L’artista irlandese ha acquistato i diritti del romanzo autobiografico “Il cane che abbaiava alle onde” di Hugo Hamilton.

Il film uscito nel 2004 con il titolo originale di “The specked people”, ripercorre l’infanzia di Hamilton nella Dublino nel dopoguerra. Il padre severo e nazionalista irlandese che impone ai figli di parlare esclusivamente in gaelico, vietando l’inglese perché lingua dei conquistatori, mentre la madre tedesca, fuggita dalla guerra conosce soltanto la lingua della sua terra.

Queste diverse lingue e culture li distinguono a tal punto che i figli saranno emarginati e derisi dai propri coetanei. Alcune parti di questo film, sono state girate a Bray, vicino Dublino e inoltre vogliamo segnalarvi uno dei musicisti che ha partecipato alle musiche Gavin Friday.
 

 

Breakfast On Pluto Trailer

Guarda il trailer del film Breakfast On Pluto.

 

Crediti

Breakfast On Pluto nel dettaglio.

  • Il regista: Neil Jordan
  • Il protagonista: Cillian Murphy è Patrick “Kitten” Braden.
  • Gli interpreti: Gavin Friday è Billy Hatchet, Brendan Gleeson è John-Joe, Laurence Kinlan è Irwin, Liam Neeson è padre Bernard, Ruth Negga è Charlie, Stephan Rea è Bertie.
  • Autore soggetto: Pat McCabe
  • Sceneggiatore: Neil Jordan
  • Direttore della fotografia: Declan Quinn
  • Montatore: Tony Lawson

 

Dettagli

Breakfast On Pluto nei dettaglio.

  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2005
  • NAZIONE: Irlanda/Gran Bretagna
  • DURATA (min.): 115
  • LINGUA ORIGINALE: Inglese
  • FORMATO: 35mm Col.
  • DISTRIBUZ. IT.: Fandango

 

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Bionda, misure prorompenti e sguardo ammiccante, Christine Dolce è stata incoronata icona sexy dell’anno.

24 anni, nata e cresciuta in California, ma figlia di una coppia italo-irlandese, Christine Dolce era stanca della sua quotidianità di commessa e truccatrice in un negozio di cosmetica.

Sicura di sé e del suo fascino esplosivo, Christine Dolce ha aperto uno spazio web su Twitter. Ciò è bastato per darle grande notorietà. Un successo che l’ha portata a conquistare la copertina del celebre PayBoy. Negli ultimi anni abbiamo perso le sue tracce.
 

Christine Dolce, la coniglietta di PlayBoy

Da quando è sbarcata sul web, ci sono stati boom di contatti e di richieste di servizi fotografici da parte di celebri riviste come Vanity Fair, Rolling Stones e Playboy.

Fresca di copertina è già considerata la nuova Pamela Anderson della Rete, grazie a quella pagina internet identificata dal nome “ForBiddeN”.

Il suo spazio web è salito, in poco tempo, nei primi tre posti della classifica degli utenti più popolari di Myspace.

Al momento la giovane promessa ha fondato una casa di abbigliamento, che produce quasi esclusivamente jeans, rigorosamente stracciati sul sedere: la “Destroyed denim”.
 

Christine Dolce, aka ‘ForBiddeN’

 

Christine Flip Cam

 

Biografia in breve

Nata il 31 Agosto 1981 a Long Beach, California, Dolce è un ex cosmetologo diventata celebre su MySpace a partire dalla metà degli anni 2000: fu addirittura proclamata “La regina di MySpace” di Vanity Fair e The Tyra Banks Show. Con oltre un milione di “amici”, la bionda italo-irlandese si è fatta conoscere in Rete anche attraverso un marchio di moda, fino a diventare celebre su Playboy (copertina del numero di ottobre 2006).

Successivamente, la bionda è apparsa nel videogioco Def Jam; nella campagna Axe Deodorant; Sulla copertina di Gothic Rock; Ed è stata definita la più cattiva da “Cybervixen”. La ragazza ha anche posato per PETA, l’organizzazione che si batte per i diritti degli animali.
 

 

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