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Le comunità cattoliche e protestanti, dovranno superare il razzismo e promuovere la coesione, questo è l’augurio del governo nordirlandese che ha annunciato l’abbattimento del muro divisorio presente a Belfast.
Sono trascorsi quindici anni dall’Accordo del Venerdì Santo e le Peace lines sono ancora lì a separare le comunità cattoliche da quelle protestanti.
Il processo di abbattimento, durerà circa dieci anni e poi i peace walls, muri alti almeno cinque metri e valicabili attraverso dei cancelli, verranno finalmente demoliti.

Peace Lines

Anche se oggi costituiscono un’attrazione per i turisti, questi divisori ancora chiusi durante la notte, sono barriere realizzate durante i Troubles quando il conflitto in Irlanda del Nord infiammava le strade di Belfast e le altre città del Nord come Derry. Trent’anni di lotta armata, oltre tremila morti e ora il governo vuole fare un passo in avanti, dopo lo storico disarmo delle organizzazioni paramilitari.
Peter Robinson ci crede davvero, il completamento della demolizione, è stato fissato al 2023.

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Nella morte, come nella vita, Margaret Thatcher ha sempre diviso l’opinione pubblica in Irlanda del Nord. Mentre il giudizio dello Sinn Fein, partito repubblicano guidato da Gerry Adams è netto, l’ex primo ministro avrebbe causato grandi sofferenze sia agli inglesi che agli irlandesi.
Adams ha infatti dichiarato: “Margaret Thatcher ha fatto un gran male al popolo irlandese e britannico quando ricopriva il ruolo di Primo ministro”.
Una valutazione graffiante che si fonda sulla sua gestione degli scioperi della fame dell’IRA all’interno del carcere di Maze nei primi anni 1980, quando hanno perso la vita Bobby Sands e i suoi compagni.

Adams su Margaret Thatcher

Ma Adams ha voluto ricordare la sua politica belligerante sia negli affari interni, nei confronti della working class britannica che in quelli internazionali, con politiche di sostegno del dittatore cileno Pinochet, la sua opposizione a sanzioni contro l’apartheid in Sud Africa, e il suo sostegno ai Khmer Rouge.
La Thatcher secondo Adams, avrebbe ‘praticato’ inoltre, politiche militariste, censure ed operazioni segrete nel Nord, contro i rappresentanti del partito, durante i Troubles.

Adams on Thatcher’s death

Le reazioni per la scomparsa dell’ex Primo ministro britannico sono diverse, c’è chi la piange e addirittura chi brinda alla sua morte, come è successo a Glasgow a Liverpool e Londra.

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L’ex primo ministro britannico, Margaret Thatcher è morta all’età di 87 anni a seguito di un ictus, da anni era affetta da Alzheimer.
Conosciuta come la “Lady di ferro”, Margaret Thatcher è stata il leader del partito conservatore dal 1979 al 1990, unica donna e il più longevo Primo Ministro a ricoprire questa carica. Dure le sue posizioni durante gli H-Blocks e detestata da una parte del popolo britannico per la sua spietata repressione nei confronti dei sindacati e in particolare durante lo sciopero dei minatori del 1984-1985.
Margaret Thatcher, o Iron Lady, era nata a Grantham, il 13 ottobre 1925 e il 12 ottobre 1984, era scampata ad un attentato da parte dell’IRA al Grand Hotel nel Sussex località balneare di Brighton.
 

 

Muore Margaret Thatcher

L’ex primo ministro britannico, Margaret Thatcher è morta all’età di 87 anni a seguito di un ictus, da anni era affetta da Alzheimer. Nel 1981 i troubles infuocavano l’Irlanda del Nord. L’intransigenza del governo di Margaret Tahtcher e la dirty war messa in atto dalle British Crown Forces sommate alle condizioni sociali in cui versavano i ghetti cattolici ebbero come risultato quello di elevare il livello di scontro fra il movimento repubblicano irlandese e lo stato britannico: teatri di tale battaglia non furono solo le strade di Belfast e Derry o le campagne del South Armagh, ma anche le grigie celle delle carceri nordirlandesi.
Il 2006 è stato un anno importante per l’intera comunità nazionalista, un anno di celebrazioni: oltre al ricordo del novantesimo anniversario della rising della Pasqua 1916, il 5 maggio di venticinque anni fa, nell’ospedale del carcere di Long Kesh, a poche miglia da Belfast, moriva Bobby Sands.
Dopo sessantasei giorni di sciopero della fame l’allora OC dell’IRA nei blocchi H cessava la sua battaglia, all’età di soli 27 anni, trasformandosi da uomo in simbolo.
Tale esempio di dedizione totale ad una causa e l’avere utilizzato il proprio corpo quale arma di pressione politica hanno fatto si che la morte di Sands e degli altri hunger strikers polarizzassero l’attenzione non solo dell’intera società irlandese, ma di tutto il mondo. Al contrario di quanto era accaduto precedentemente per tutti gli altri decessi e fatti di sangue relativi ai troubles, la battaglia in corso nel carcere britannico venne internazionalizzata, resa pubblica e seguita quotidianamente dai media di mezzo mondo, nonostante l’ostracismo ed i vari divieti imposti da Margaret Thatcher e la guerra di disinformazione attuata dall’intero establishment di Sua Maestà.
Al tempo più di 500 prigionieri repubblicani erano detenuti in condizioni più che inumane, definite dal Cardinale Tomàs O’Fiaich, in visita a Long Kesh nell’agosto del 1978, come l’esempio più somigliante alle migliaia di senzatetto che vivevano ammassati nelle fognature degli slums ghetti, ndr) di Calcutta, in India.
 

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La lady di ferro avrebbe utilizzato un bus corazzato durante gli spostamenti in Irlanda del Nord. Erano gli anni ottanta, quando la paura attentati era a livelli massimi.

Oggi, di ciò che resta, questo vecchio bus è stato battuto all’asta nel Regno Unito per 17 mila sterline. L’equivalente di circa 20 mila euro.

La sua realizzazione, 28 tonnellate di peso, vanta di resistere a colpi di arma da fuoco e persino ad un eventuale attacco chimico.
 

Foto Jphumbert.com

 

L’autobus è perfettamente funzionante ed ha percorso soltanto 28 mila chilometri.

La casa d’asta Jp Humbert Auctioneer, che si è occupata della vendita, ha fatto sapere che il mezzo è stato progettato per proteggere il premier britannico durante le sue visite nell’Irlanda di sopra, quando era più che plausibili attacchi da parte dell’Ira.

 

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Il presidente dello Sinn Fein Gerry Adams, parlando a Dundalk (Irlanda), ha voluto lanciare un appello ai gruppi scissionisti dell’IRA con l’invito a fermare ogni tipo di violenza e sostenere la sua campagna politica di unione dell’Irlanda, quello del Nord e quella della Repubblica.

Adams, noto come ex comandante dell’Esercito repubblicano irlandese (IRA), anche se ha sempre negato di esserlo ha cercato di ripercorrere il sogno della causa nazionalista irlandese, ossia quello dell’unione, perché i piccoli attacchi sporadici messi in atto dalle piccole fazioni, potrebbero minare il sostegno pubblico affinché si concretizzino le speranze repubblicane.

Adams è sempre più convinto che un referendum sull’unità, porterebbe una pace definitiva nel Nord Irlanda, rendendo così ‘eterni’ gli impegni presi nell’accordo di pace del Venerdì del 1998.
 

 

La dichiarazione

“Invito tutti repubblicani e nazionalisti, qualunque sia la loro opinione del processo di pace e, indipendentemente da quale partito politico o tendenza sostengono, di cogliere questa opportunità per promuovere gli obiettivi repubblicani e nazionalisti. Vorrei in particolare chiedere a coloro che sono solitamente descritti come ‘dissidente’ a riconoscere il potenziale che questa iniziativa contiene”, con queste parole Adams ha voluto sostenere un percorso democratico e civile, aggiungendo “Credo che l’unità irlandese abbia un senso politico ed economico e che è nel migliore interesse del popolo di queste isole. L’accordo del Venerdì Santo offre un percorso legislativo, pacifico e democratico per l’unità irlandese”.

 

Mid-Ulster By-Election Campaign Launch

 

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Il silenzio dell’allodola è un film del 2005, ispirato alla vita di Bobby Sands, un giovane ragazzo che veniva dai quartieri cattolici di Belfast e che come tanti giovani repubblicani irlandesi degli anni ’70 frequentava gli ambienti dell’IRA, il braccio armato dello Sinn Fein.

Diretto dal regista David Ballerini, questo film ripercorre la vita dei dissidenti repubblicani, che come Bobby vennero arrestati e costretti a confessare un crimine non commesso. Con una pistola puntata alla tempia e sbattuti in isolamento in una cella dove i termosifoni erano spenti d’inverno e accesi d’estate, si rappresenta la dura vita del carcere.

Il silenzio dell’allodola è un film drammatico dove si cerca di far emergere con forza la brutalità del carcere in Irlanda del Nord nei confronti dei repubblicani cattolici durante gli anni dei Troubles. La solitudine in cella, gli anfibi dei secondini, le ispezioni rettali e i cibi scaduti a pranzo e cena mostrano le difficoltà di chi professa un credo!

Genere: Biografico/Drammatico
Durata: 96 minuti
Uscito al cinema: 10/06/2005

Il silenzio dell’allodola (Silence of the Skylark)

Gli incidenti a Belfast di questi giorni sono il segno di una profonda divisione tra le comunità che animano questa terra. Nel video in copertina, alcuni manifestanti bruciano la bandiera irlandese in segno di protesta, durante una delle manifestazioni davanti alla City Hall.
Le scelte approvate dal Consiglio comunale, in merito alla rimozione della bandiera britannica (Union Jack), che sarà esposta soltanto per 17 giorni all’anno fanno tornare alla mente vecchi scenari conosciuti.
Una decisione, quella del Comune, che ha scatenato l’ira dei lealisti protestanti che vivono in questa provincia britannica semiautonoma, dove un governo biconfessionale sta cercando, con non poche difficoltà, di fare “passi da gigante”, dopo l’accordo del Venerdì Santo del 1998, per non ricadere nella paura e nel terrorismo che ha già provocato morte e distruzione per oltre 30 anni. Insomma, la questione irlandese nota come i Trobules.
Ma quella della Union Jack è soltanto una delle scintille che sta riaprendo un disagio nell’Ulster, le Fleg Protest, dove la comunità lealista, si vede togliere un pezzo d’identità. Il freddo e il Natale infatti, non fermano i manifestanti che da oltre dieci giorni consecutivi manifestano davanti al municipio di Belfast lanciando frasi del tipo “I nostri antenati sono morti per questa bandiera”, mentre in altre zone, come Shankill Road, si consuma una violenza più efferata.
Negli scontri di questi giorni, sono rimasti feriti 30 poliziotti, quaranta persone sono state arrestate e almeno quattro politici, di entrambe le parti, hanno ricevuto minacce di morte.
 

Flag protest riots Dec 2012

Il leader dell’UDA, Jackie McDonald ha dichiarato in un’intervista: “Se davvero si vogliono fermare le proteste, bisogna parlare con i manifestanti e soprattutto occorre ascoltarli”.
Il leader del Progressive Unionist Party (PUP) Billy Hutchinson, ha voluto sottolineare che molti dei manifestanti che hanno preso parte alle manifestazioni, sono giovanissimi lealisti, simbolo quindi di “marginalizzazione sociale e disoccupazione”.
Secondo il repubblicano e vice premier Martin McGuinness, la cosa migliore sarebbe quella di cercare insieme il modo di tutelare e proteggere i simboli di entrambe le fazioni. Intanto il premier Peter Robinson, insieme al leader Mike Nesbitt (Ulster Unionist), hanno fatto sapere di avere nuove proposte, per cercare di alleggerire le proteste lealiste.
I simboli in Irlanda del Nord, sono molto importanti, soltanto un rispetto reciproco da parte delle fazioni rivali, potrà garantire una pace duratura in questa area del Paese. La paura è tanta, proprio perché piccole scintille, potrebbero riaccendere altri atti di terrorismo. Nonostante il disarmo dell’Ira (Esercito Repubblicano Irlandese), ci sono state delle violenze anche da parte di alcune cellule dissidenti repubblicane, non ultima infatti l’uccisione di una guardia carceraria attribuita proprio ad un gruppo nazionalista.
Quello che avverte una parte della popolazione è una profonda divisione, tra le due comunità circoscritte nei quartieri protestanti o cattolici, mentre nelle zone residenziali, il mondo sembra andare avanti come se niente fosse. I dati demografici inoltre, evidenziano la diminuzione della popolazione protestante (1,8 milioni), che è passata in dieci anni dal 53% al 48%, contro i cattolici che invece hanno fatto registrare un dato importante, passando dall’1% al 45%.
 

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La polizia nordirlandese (PSNI), avrebbe reclutato tra le sue fila, ex membri della Ruc. A svelarlo, un’inchiesta pubblicata all’inizio dell’anno dal giornalista della Bbc Vincent Kearney, documentata in un servizio (Video), confermata ora dall’Audit Office che aveva aperto un’indagine sulla vicenda.
Assunzioni facili quelle degli ex ufficiali, definite “fuori controllo” dalla Corte dei Conti, con più di 800 dipendenti reclutati nel 2007, la maggior parte di loro ex ufficiali RUC andati in pensione. I critici hanno parlato di una sorta di ‘porta girevole’ per gli ex ufficiali della Royal Ulster Constabulary assunti a tempo determinato nella Psni.
Il rapporto, che ha passato al setaccio le assunzioni fatte in questi anni, mostra che i contratti di lavoro interinali sottoscritti nel 2004, per un valore pari a £44 milioni di sterline, venivano ‘effettuati’ da una società locale, la Grafton Recruitment, senza alcuna procedura di gara d’appalto. Dubbi, inoltre emergono, anche sulle modalità di reclutamento dei candidati.
 

Ex agenti RUC reclutati

Alla base, ci sarebbero forti anomalie sui contratti, dove la durata media è di 223 giorni, quasi il doppio dei giorni di impiego di un lavoratore temporaneo. Il rapporto infatti rivela che, 166 persone in forma ‘temporanea’ sono state impiegate per più di tre anni, 37 per più di cinque anni e quattro addirittura per più di sette anni.
La polizia nordirlandese, in forte imbarazzo, ha dovuto ammettere il reclutamento degli ex agenti Ruc, giustificandolo come personale ‘qualificato’ e necessario per via dei tagli dovuti alla crisi economica che avevano costretto il corpo di polizia al pensionamento di circa 8mila persone nell’arco di dieci anni. Ma la gravità, secondo quanto emerge dall’inchiesta è data dal fatto che gli ex agenti erano stati collocati nei ruoli chiave, ossia in settori ‘sensibili’ come l’intelligence. Infatti, all’interno del dipartimento Criminal Operations, il 92% del personale dell’agenzia era costituito interamente da ex agenti RUC.

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Una scelta d’amore è un film drammatico del 1996, dove una madre dallo spirito pacifista si trova coinvolta nella guerra dell’Ira.
La regia di Una scelta d’amore è di Terry George, che firma anche la sceneggiatura insieme a Jim Sheridan.
Le interpreti Helen Mirren (anche produttrice) e Fionnula Flanagan sono di una bravura semplicemente straordinaria.
 

Una scelta d’amore, sinossi

Il 5 maggio del 1981, Robert Gerard Sands, conosciuto come Sands, perde la vita durante lo sciopero della fame: l’Hunger Strike. In quegl’anni i troubles infuocavano l’Irlanda del Nord. L’intransigenza del governo di Maggie Thatcher e la dirty war messa in atto dalle British Crown Forces sommate alle condizioni sociali in cui versavano i ghetti cattolici ebbero come risultato quello di elevare il livello di scontro fra il movimento repubblicano irlandese e lo stato britannico. Una scelta d’amore ripercorre una questione spinosa già affrontata in altre pellicole come “Nel Nome del Padre“.

Il film: «Una scelta d’amore»

Kathleen Quigley, vedova e insegnante, resta sconvolta quando viene arrestato uno dei suoi tre figli, Gerard, insieme al capo dell’Ira, Frank Higgins. I due coinvolti in uno scontro a fuoco contro il governo britannico, vengono rinchiusi in prigione. La loro fede per la causa repubblicana, è così forte, tanto da aderire allo sciopero della fame guidato da Bobby Sands, che muore dopo 65 giorni, dopo essere stato eletto in Parlamento. Kathleen è una pacifista, ma insieme ad Annie, madre di Frank, decidono di lottare per la causa indipendentista. Kathleen è sicura che anche suo figlio farà la stessa fine, per questo firma per il figlio la dichiarazione di rinuncia, legge che le permette, di ritirare il figlio in stato di coma prima che muoia.
 

Trailer

 

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L’ex leader dell’Ira e vice Premier dell’Irlanda del Nord ha incontrato la Regina Elisabetta II, in visita reale. “L’incontro con la regina Elisabetta è stato molto bello, ma sono ancora un repubblicano” ha commentato il numero due del Sinn Fein.

Un gesto simbolico tra i due, una stretta di mano che aiuterà probabilmente il processo di pace in atto nel nord e magari un giorno porterà all’unificazione dell’Irlanda.

La prima stretta di mano è avvenuta durante un incontro privato, ma poi il gesto è stato ripetuto davanti alle telecamere.

McGuinness ed Elizabeth II (27.6.2012)

 

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